Ci sono dei metodi per non pagare la Tari, la tassa sui rifiuti più odiata di sempre? A quanto pare sì, basta conoscere questi cavilli legali.
La Tari è sicuramente tra le imposte più detestate dagli italiani. La tassa sulla spazzatura, spesso elevata, che in molti comuni si rivela essere una beffa in quanto il servizio è pessimo. Ebbene ci sono dei cavilli legali che consentono di non pagarla o di pagare molto meno: vediamo quali sono.
Anche voi odiate pagare la Tari? Vi diamo una notizia, la tassa sulla spazzatura può anche non essere pagata, o in alternativa pagata con una forte riduzione. Esistono dei cavilli legali infatti che permettono agli utenti, in alcuni casi specifici, di evadere questa imposta. Gli italiani non amano pagare questo tributo perché, a dire di molti, il servizio è pessimo. Soprattutto nelle città metropolitane d’Italia ci sono diversi problemi con la raccolta dei rifiuti, e quindi dover pagare (e anche tanto) per vedere costantemente spazzatura in strada non fa affatto piacere! Ma vediamo quali possono essere le soluzioni.
Esiste un modo per non pagare la Tari, ovvero la tassa sui rifiuti? Certo che sì. L’importante è conoscere le regole come stanno effettivamente. L’imposta sui rifiuti dipende da una serie di fattori, tra cui le persone presenti all’interno di un immobile e i metri quadrati che compongono l’abitazione. In base a questi calcoli si può stabilire un importo annuo per poter pagare la tassa. Gli utenti possono pagare in un’unica soluzione oppure chiedere una rateizzazione. In tutti e due i casi la tassa viene pagata, ma ci sono anche dei modi per non pagarla o per pagarla di meno.
La Tari deve essere pagata da tutti coloro che risiedono in un immobile, ma le tariffe specifiche dipendono dai comuni. Queste sono stabilite in base alle tariffe dei costi della raccolta di smaltimento per cui non possono essere uguali per tutti. Quando può essere ridotta? Se il servizio di esecuzione del servizio è in violazione della disciplina di riferimento, per interruzione del servizio o per mancato svolgimento di gestione del servizio dei rifiuti. Anche se il punto di raccolta è troppo lontano oppure nel caso si compostagli in cui si può chiedere un taglio pari al 10% della Tari.
Per pagare ancora meno, il 40% di sconto sulla Tari, si può fare invece riferimento al decreto legislativo 2017 del 1993 – Revisione e armonizzazione dell’imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni. Non pagano la Tari invece in sostanza gli enti statali, regionali, provinciali oppure per consorzi, luoghi di culto, centri si assistenza o addetti all’edizione alla previdenza e casi similari. La riduzione è consentita anche per le tabelle indicative delle stazioni e delle fermate nonché le tabelle che interessano al circolazione stradale se non hanno pubblicità.
Non pagano la Tari nemmeno le occupazioni delle vetture per il trasporto pubblico, le occupazioni occasionali della polizia locale, le occupazioni di aree cimiteriali e gli accessi carrabili per i soggetti con handicap. Ci sono casi in cui la Tari poi va in prescrizione, anche se le conseguenze possono essere diverse.
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