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Bernanke a Jackson Hole, cosa accadrà?

Bernanke a Jackson Hole, cosa accadrà?

Per chi si aspetta che il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, potrà rilasciare qualche novità interessante nel suo discorso di oggi, potrebbe rimanerne deluso. Nel suo discorso egli sarà ampiamente seguito dai mercati finanziari, sperando che ci sia qualche indicazione che indichi come la banca centrale americana stia per intervenire a sostegno di una ripresa economica che appare ancora a rischio di stallo.

E’ improbabile che Bernanke possa annunciare un terzo round di acquisto bond da parte della FED. Secondo molti invece non ci sarà alcun QE3. L’economia statunitense, che ha frenato bruscamente nella prima metà dell’anno, è in espansione a meno di un 1 per cento annuo. Allo stesso tempo, l’Europa è strangolata dalla crisi del debito, entrambe le zone economiche più importanti appaiono a rischio di recessione.

Le notizie più negative per l’economia degli Stati Uniti sono quelle nate nelle ultime settimane, con il rendimento dei titoli a 10 anni del Tesoro ancora al ribasso.

I funzionari della Fed hanno discusso dell’acquisto del debito più lungo termine e della vendita di titoli a breve termine, operazione che potrebbe far aumentare la pressione al ribasso sui tassi a lungo termine senza gonfiare ulteriormente il bilancio della banca centrale. Oltre a fornire una spinta psicologica, abbassare i tassi a lungo termine potrebbe favorire l’acquisto di case e auto, oltre che gli investimenti aziendali.

Si tratta di piccoli spostamenti importanti, dato che non è possibile fare grandi movimenti in questi momenti, si rischia di cadere.

Nel corso degli ultimi cinque anni, Bernanke ha usato i suoi discorsi a Jackson Hole per garantire al pubblico che la Fed è pronta a venire in aiuto dell’economia. L’anno scorso qui gettò le basi per la decisione di lanciare un secondo quantitative easing. Ma quest’anno le condizioni sono cambiate.

L’inflazione è più alta e il rischio di entrare in un circolo vizioso deflazionistico è inferiore. La crescita è debole ma i funzionari della Fed non sembrano particolarmente preoccupati per i rischi di una recessione. Ecco che probabilmente si continuerà sulla strada di una crescita modesta. Non è una cosa bella, ma almeno non è una recessione.

Grande attesa per il vertice di venerdì della FED

Grande attesa per il vertice di venerdì della FED

Alcuni investitori in buoni del Tesoro USA hanno recentemente fatto sapere di avere molte aspettative che la Federal Reserve annuncerà grandi acquisti di obbligazioni a Jackson Hole, Wyo, nel vertice che inizierà questo venerdì. I mercati attendono con grande trepidazione questo incontro, anche perché dalle parole del direttore della FED, Benranke, si potrà capire l’andamento futuro della politica della FEd sul mercato.

Ma c’è anche una crescente preoccupazione nel fatto che la speranza di tali investitori non verrà ripagata. Se fosse così, l’economia sarebbe lasciata a provare a risolvere i propri problemi senza l’aiuto della banca centrale americana.

La cosa particolare, che si nota, è che la situazione dove siamo oggi è in qualche modo simile alla situazione dove eravamo 12 mesi fa. In primo luogo c’è la preoccupazione legata all’economia statunitense, che è ancora troppo fragile per poter stare in piedi da sola. Questo ha portato alcuni partecipanti al mercato a pensare che la FED possa mettere nuovamente in piedi una qualche forma di sostegno monetario.

I rendimenti dei titoli a 10 anni, che si muovono inversamente ai prezzi, sono scesi nel corso degli ultimi due mesi, proprio come era accaduto nei due mesi precedenti l’incontro di Wyo dello scorso anno. Ecco che questo risultato mette in evidenza come l’economia degli USA stia rallentando fino ad arrivare ad una sorta di punto morto, che la Fed dovrà necessariamente aggirare per poter continuare.

C’è inoltre chi pensa che l’economia mondiale e in particolar modo quella degli Stati Uniti stiano vivendo una situazione così negativa che non potrebbe esserci nulla di meno che un terzo round di quantitative easing.

Ma ci sono, naturalmente, delle ragioni fondamentali per cui il confronto anno anno su anno non è esatto. E sono gli stessi motivi per cui si pensa che un terzo ciclo di quantitative easing non sia assolutamente realizzabile.

 

Come la situazione in Libia potrebbe influire sugli USA

Come la situazione in Libia potrebbe influire sugli USA

La situazione in Libia è ancora drammatica. Almeno per ora la decisione del presidente Barack Obama è quella di non utilizzare le truppe statunitensi in territorio libico e di lasciare che la NATO prenda l’iniziativa. Ma ci sono in ogni caso dei rischi per la Casa Bianca.

A seconda di come si muoverà il tumulto in Libia potrebbero esserci delle nuove sfide per Obama, che potrebbero andare ad intaccare la opinione della gente non solo sulla sua politica estera ma in qualche misura anche sull’economia.

Le notizie che sono state rese note ieri, per Obama non avrebbero potuto essere migliori. Gheddafi in clandestinità, il prezzo del petrolio in caduta. Obama, nel commentare la notizia, è stato attento a sottolineare che l’incertezza è rimasta e che il regime di Gheddafi potrebbe ancora rappresentare una minaccia.

Ma la scomparsa di Gheddafi dal potere ha implicazioni ulteriori. La Libia con un governo maggiormente stabilizzato potrebbe portare la produzione di petrolio nuovamente in linea, riducendone il costo. La Libia ha infatti le maggiori riserve di petrolio in Africa e prima della rivolta era il 12esimo paese esportatore più grande al mondo, con 1,5 milioni di barili al giorno.

Se effettivamente i prezzi del petrolio dovessero ancora scendere, si tratterebbe di un vero vantaggio per l’economia.

Eppure, la gioia legata a Tripoli ha oscurato due domande, la prima è quali sono le prospettive, la seconda è legata ad un coinvolgimento più aggressivo degli Stati Uniti. Secondo alcuni l’intervento degli USA in Libia sarà giudicato un successo o un fallimento basandosi non sul crollo del regime di Gheddafi, ma sull’ordine politico che emergerà al suo posto.

Il popolo americano per ora vedere la situazione libica come un successo, dato che il paese non ha avuto bisogno di mandare truppe, nessun vita americana è stata spezzata in terra libica.

Mercati mondiali, si teme una seconda recessione

Mercati mondiali, si teme una seconda recessione

 

I mercati finanziari su entrambe le sponde dell’Atlantico sono sconvolte da una nuova ondata di vendite nel timore che l’economia mondiale stia scivolando lentamente indietro verso una nuova fase di recessione. L’FTSE 100 ha chiuso in calo, così come negli Stati Uniti ha fatto il Dow Jones. Il crescente caos nella zona euro, oltre all’ultimo piano di salvataggio per la Grecia, i deboli dati legati alla produzione negli USA e l’avvertimento, da parte di Morgan Stanley, che sia gli Stati Uniti che l’Europa sono in bilico pericolosamente vicino alla recessione, hanno contribuito a creare un clima di panico.

In Europa, gli investitori sono stati spaventati dalle notizie che almeno cinque paesi della zona euro avevano chiesto al governo greco di mettere delle garanzie in favore della loro quota nel piano di salvataggio. Austria, Finlandia, Paesi Bassi, Slovenia e Slovacchia insistono sul fatto che i greci devono dare dei beni a garanzia prima di ricevere gli aiuti, così come deciso lo scorso mese di luglio.

Le banche europee hanno visto le loro azioni in forte calo, nonostante il divieto di vendite allo scoperto imposto da diversi paesi, tra cui Francia e Germania.

La BCE ha fatto un prestito a breve termine di 500 milioni di dollari ad una società finanziaria in crisi, il Wall Street Journal suggerisce che alle banche europee con operazioni negli Stati Uniti è stato chiesto se avessero un capitale sufficiente per sopravvivere al caos del mercato.

Nel Regno Unito la situazione è lievemente migliore, ma non più di tanto. Le azioni della Royal Bank of Scotland e della Barclays sono in calo. Secondo la Banca d’Inghilterra i timori legati ai mercati finanziari sono stati aggravati dalle cicatrici psicologiche legati agli eventi traumatici degli ultimi due anni. Le memorie del disastro finanziario sono infatti ancora fresche, così come era successo dopo la Grande Depressione.

Nonostante l’impegno degli Stati Uniti e del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, di mantenere i tassi di interesse ai minimi fino al 2013, gli investitori sono sempre più nervosi.

La Cina invita gli USA a maneggiare attentamente il debito

La Cina invita gli USA a maneggiare attentamente il debito

Il governatore della banca centrale cinese ha invitato gli USA a prendere, per il futuro, delle misure responsabili per affrontare con i suoi problemi di debito, avvertendo che l’incertezza potrà danneggiare la crescita globale. La Cina è la seconda economia più grande del mondo e il più grande detentore di debito Usa, grazie a circa 1.000 miliardi di dollari di partecipazioni.

Le fluttuazioni e l’incertezza verso il mercato americano influenzano la stabilità dei sistemi monetari internazionali e finanziari, danneggiando così la ripresa economica globale. Ora la Cina si augura che il governo americano e il Congresso adotteranno delle misure politiche concrete e responsabili, che tratteranno correttamente i loro problemi di debito in modo da garantire il buon funzionamento del mercato del Tesoro e la sicurezza degli investitori.

Si teme che la dipendenza al debito potrebbe compromettere il benessere di centinaia di milioni di famiglie entro e oltre i confini degli Stati Uniti.

Relativamente agli USA, la riduzione del debito, di cui si teme molto, è una mossa improbabile, dato che le grandi agenzie di rating, come Moody, Fitch e S & P hanno confermato il rating di tripla A per il paese americano.

Alcuni economisti cinesi hanno avvertito che i tagli alla spesa potrebbero influenzare la crescita della Cina rallentando la ripresa degli Stati Uniti. Il consumo degli Stati Uniti sarà sicuramente negativo, a causa dell’austerità, considerando anche che non si può più contare su un grande mercato estero.

La situazione in ogni caso negli USA deve essere risolta il prima possibile e i politici del paese devono necessariamente trovare un accordo, altrimenti si rischia che questo disegno di legge non sortirà gli effetti sperati. Alla base dello stesso, infatti, c’è la considerazione base che gli USA devono riuscire a trovare una soluzione al proprio debito e ridurlo, prima che sia troppo tardi.

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