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Geither: l’Europa sta facendo bene per uscire dalla crisi

Geither: l’Europa sta facendo bene per uscire dalla crisi

Il segretario al Tesoro USA, Timothy Geithner, ha detto che diversi aspetti della ripresa economica finora realizzati sono stati incoraggianti, ma gli Stati Uniti devono ancora affrontare un periodo pericoloso e incerto, caratterizzato da prezzi del petrolio molto elevati e da una lotta continua contro l’Iran sul suo programma nucleare.

Geithner ha inoltre avuto un tono cautamente ottimisma sulla crisi del debito in Europa, dicendo che le prospettive di miglioramento per l’economia mondiale sono illuminate anche dall’Europa, che si trova in una fase di calma. Geithner ha inoltre esortato i politici del Continente ad aumentare i fondi a disposizione per salvare le economie in difficoltà.

Gli americani sentono gli effetti dei più elevati prezzi del gas, ha detto Geithner, non c’è purtroppo una soluzione rapida e semplice a questo problema, ma tutto rafforza la necessità di compiere ulteriori progressi per sviluppare nuove fonti di energia.

Le tensioni tra Iran e Occidente sul programma nucleare di Teheran, hanno spinto i prezzi del greggio dell’11% in su dallo scorso mese di novembre. Il mondo è impegnato in una lotta contro l’Iran, che sta aggiungendo pressione e fa rialzare i prezzi del petrolio.

Geithner ha inoltre osservato che i rischi per l’economia globale sono significativamente inferiori rispetto allo scorso anno, dicendo inoltre che le azioni fatte dalla BCE, che ha dato oltre 1 miliardo di euro a lungo termine alle banche della zona euro, si sono rivelate alla fine ottime per calmare i mercati. L’Europa rimane ancora nella necessità di avere un “firewall” più grande nel caso in cui la crisi dovesse aggravarsi. Effettivamente, gli europei stanno facendo progressi e gli effetti combinati delle azioni in Europa hanno sostanzialmente calmato le tensioni.

La situazione rimane dunque ancora in crisi e potrebbero esserci delle ricadute, ma sicuramente siamo in un momento migliore rispetto a quello vissuto un anno fa.

USA, i consumatori si sentono più fiduciosi, parte 2

USA, i consumatori si sentono più fiduciosi, parte 2

Abbiamo detto che negli USA i consumatori si sentono più fiduciosi, anche considerando che migliora la situazione lavorativa del paese. Negli ultimi tempi, infatti, il dato a quattro settimane della media delle persone che sono in cerca di un sussidio di disoccupazione è sceso al punto più basso da quattro anni.

Anche il mercato immobiliare, anche se ancora debole, sta mostrando segni di ripresa. I valori delle case sono ancora bassi, secondo l’ultimo snapshot eseguito da Standard & Poor. Ma sono quasi di più le persone che hanno firmato dei contratti per l’acquisto di abitazioni nel mese di gennaio che negli ultimi due anni, quasi, secondo i dati destagionalizzati dalla National Association of Realtors.

In un rapporto separato, il Dipartimento del Commercio ha detto che le imprese statunitensi hanno ridotto la spesa per macchinari e attrezzature nel mese di gennaio, il che ha causato un calo negli ordini dei beni durevoli del 4 per cento, il più grande calo mensile da tre anni a questa parte.

Ma gli economisti hanno suggerito che il calo è stato in gran parte dovuto alla fatto che la maggior parte delle grandi imprese hanno effettuato acquisti, alla fine dello scorso anno, per qualificarsi per il credito d’imposta, scaduto alla fine del mese di dicembre. Ecco che dunque il calo si è avuto dopo l’impennata del mese di dicembre, che è stata invece il massimo storico.

I beni durevoli, invece, ovvero i prodotti come elettrodomestici e automobili, che dovrebbero durare almeno tre anni, tendono a fluttuare notevolmente da un mese all’altro. La tendenza generale degli ordinativi è aumentata invece in maniera costante da quasi tre anni ad oggi.

Effettivamente non c’è alcuna evidenza di rallentamento di base dell’economia industriale, così si prevede oggi un rimbalzo nei dati del mese di febbraio e il riemergere della tendenza al rialzo nei prossimi due mesi.

USA, i consumatori si sentono più fiduciosi

USA, i consumatori si sentono più fiduciosi

Il Conference Board Consumer Confidence Index, molto importante per valutare la situazione della fiducia del mercato americano, è pari al 70,8, significativamente superiore al 63 delle previsioni. Una lettura di 90 o superiore indica una sana economia, in ripresa. Fino ad ora questo indice non ha mai raggiunto tale livello dal dicembre 2007, quando è iniziata la recessione. Eppure, questa settimana i numeri hanno messo in evidenza una economia più stabile.

Un anno fa, l’indice è salito a quota 72, con le prospettive economiche che stavano migliorando. La lettura di febbraio 2011 è la più alta da prima della crisi finanziaria, nell’autunno del 2008. Dopo di che, le prospettive hanno fatto perdere terreno a questo indicatore durante la primavera e l’estate.

Lynn Franco, direttore del Conference Board Consumer Research, spera che la tendenza al rialzo possa riuscire a resistere, almeno questa volta. I consumatori dovrebbero veramente sentirsi come se il peggio fosse oramai alle spalle. Stiamo vedendo finalmente un po’ di ripresa e si spera che nel corso dei prossimi mesi la ripresa stessa si rivelerà sostenibile.

L’indice è sceso al minimo storico di 25,3 nel febbraio 2009. Negli ultimi 12 mesi, si sta andando avanti e indietro a seconda delle maggiori o minori preoccupazioni sull’economia. In effetti, la fiducia è scesa, lo scorso ottobre, a 40,9 , il dato più basso dal marzo 2009, durante la piena fase della recessione.

L’indagine del Conference Board sui consumatori, condotta dal 1 febbraio fino al 15 febbraio, ha mostrato che gli acquirenti per ora stanno meglio sul mercato del lavoro. Gli acquirenti hanno effettivamente delle buone ragioni per sentirsi meglio in merito al mercato. Il governo ha riferito che sono stati 243.000 i posti di lavoro aggiunti nel mese di gennaio, il che ha portato il  tasso di disoccupazione all’8,3 per cento, il dato più basso da tre anni a questa parte. La disoccupazione è scesa dunque per ben cinque mesi di seguito, cosa che l’ultima volta era accaduto nel 1994.

USA, i consumatori si sentono più fiduciosi della ripresa economica

USA, i consumatori si sentono più fiduciosi della ripresa economica

Gli americani si sentono meglio nei riguardi dell’economia, ma durerà questa volta? Il barometro della fiducia dei consumatori è salito nel mese di febbraio al suo livello più alto da un anno a questa parte, mentre gli americani hanno preso atto del miglioramento delle prospettive di lavoro tra amici e familiari e del calo della disoccupazione, che ora al minimo da tre anni.

La valutazione sono state pubblicate ieri da un gruppo di ricerca privato e riflettono un atteggiamento più ottimista circa la ripresa della nazione. Questo è un grande vantaggio per il presidente Obama in vista della rielezione. L’economia si sta riprendendo e chiaramente gli acquirenti sono più ottimisti sulle loro prospettive di lavoro.

L’aumento della fiducia dei consumatori ha dato fiducia a Wall Street, aiutandola a recuperare l’ultimo tratto di terreno perduto prima di precipitare nella recessione. Il Dow Jones Industrial Average chiude sopra i 13.000 punti, per la prima volta dal 19 maggio 2008, quattro mesi prima della caduta della banca d’affari Lehman Brothers e del peggio della crisi finanziaria.

La fiducia dei consumatori è tuttavia ancora al di sotto del livello di un’economia sana. L’aumento dei prezzi del gas potrebbero macchiare l’umore di chi ama fare shopping e far deragliare la ripresa economica. Ci sono anche timori circa una resa dei conti nucleare con l’Iran e si è ancora preoccupati della crisi del debito europeo. Tali preoccupazioni potrebbero danneggiare la domanda di importazioni degli Stati Uniti e far calare nuovamente le assunzioni.

L’indice di fiducia è strettamente sorvegliato perché la spesa dei consumatori rappresenta il 70 per cento dell’attività economica degli Stati Uniti. Il grosso punto interrogativo, come abbiamo detto, è il prezzo della benzina, che è salito di 20 centesimi al gallone da quando l’indagine è stata conclusa, due settimane fa. Questo prezzo è un grosso problema perché ha un effetto immediato sui portafogli degli acquirenti, soprattutto quelli che guadagnano meno e che stanno già spendendo di più per altri oggetti base, come il cibo.

USA e gli ultimi dati della disoccupazione

USA e gli ultimi dati della disoccupazione

Venerdì scorso il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti è sceso inaspettatamente al 3,8 per cento in gennaio, il livello più basso dal febbraio 2009. Secondo il Dipartimento del Lavoro, l’economia ha creto altri 243.000 posti di lavoro. Inoltre, la relazione di oggi include anche delle revisioni aggiungendo un totale di 60.000 posti di lavoro nel libro paga di novembre e di dicembre. Il Dipartimento del Lavoro ha rivisto anche i guadagni medi di dicembre, da 200.000 a 203.000.

I dati arrivano una settimana che le preoccupazioni espresse della Federal Reserve sull’economia, circa il tasso di disoccupazione in calo, è stato sollevato il dubbio di quanta ulteriore facilitazione la Fed fornirà al mercato. Dando uno sguardo più da vicino ai dati sulla disoccupazione, la partecipazione della forza lavoro, che è la percentuale di persone in età lavorativa che sono occupati o disoccupati in cerca di lavoro, è scesa al 63,7, il livello più basso in 30 anni. Un record se si considera  che 1,2 milioni di persone hanno abbandonato la ricerca di lavoro.

Un altro punto in favore della disoccupazione è che il numero di lavoratori part-time sta aumentando rapidamente, dato che molti si trovano a doversi accontentare di queste opportunità di lavoro.

Nel mese di gennaio, il numero di lavoratori part-time è salito quasi di 700.000 unità, il che rappresenta il più grande aumento. Nel frattempo, i lavoratori a tempo pieno sono aumentati soltanto di 80.000 unità. La diminuzione del tasso di disoccupazione è ben accetta, ma questo non segnala un’economia stabile.

In uno scenario di riferimento, il 2012 vedrà un deficit di bilancio federale che sarà di 1.100 miliardi di dollari circa, con la disoccupazione che si troverà sopra l’8 per cento. Nel mese di gennaio, il numero dei licenziamenti programmati presso le aziende degli Stati Uniti è salito a 53.486 unità, il livello più alto di quattro mesi. In ogni caso, c’è ancora molto da fare.

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