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L’Europa e la sua situazione, i politici come operano?

L’Europa e la sua situazione, i politici come operano?

La storia è una serie di scelte, un avvenimento dopo l’altro. Lo stesso si può dire per i problemi europei del debito, dato che i leader europei inciampano da una crisi all’altra. E’ una cosa del tutto simile alla storia, tranne per il fatto che essi possono vedere l’arrivo della crisi.

Le scelte da fare sono forti. Per fermare un default greco, che seriamente impatterà il sistema bancario francese e tedesco, un fondo da mille miliardi di euro è una cosa necessaria, anche per impedire che il contagio possa abbattere il sistema bancario europeo e l’euro.

Eppure i contribuenti, in particolare quelli di Germania, Finlandia, Francia e Paesi Bassi hanno una seria obiezione sul fatto che le loro tasse vengano spese per il salvataggio di paesi come la Grecia o per chiunque altro ne abbia bisogno.

Non ha aiutato neanche il fatto che la Corte costituzionale tedesca ha stabilito che eventuali ed ulteriori modifiche nel rapporto della Germania con Europa richiederanno un referendum, un voto che in questo momento sarebbe visto come quasi impossibile da vincere. Anche all’interno del suo stesso governo, il cancelliere tedesco Angela Merkel sta lottando per mantenere i partner della sua coalizione dal suo lato,con i membri del partito all’opposizione che invece puntano forte sui benefici dell’uscita della Grecia dall’euro.

Il problema è che i leader europei, non diversamente dai leader degli Stati Uniti o da quelli in altre democrazie mature, hanno una paura patologica di essere odiati. Forse è il fatto che si vive in un’epoca in cui i sondaggi possono essere fatti praticamente in tempo reale.

Forse potrebbe essere perché l’Europa è guidata da una generazione di politici di professione, la cui intera carriera è stata costruita su come poter essere rieletti. In entrambi i casi, essi hanno un’avversione all’essere impopolari. Ma ciò che è ancora più preoccupante è il loro rifiuto completo di cercare di spiegare ai loro elettori cosa succederà in caso di insolvenza della Grecia.

L’Europa e la sua situazione, i politici come operano? Parte 2

L’Europa e la sua situazione, i politici come operano? Parte 2

Abbiamo iniziato a parlare della situazione europea e dei politici della zona euro nello scorso articolo. Abbiamo detto che i politici non dicono cosa accadrebbe in caso di fallimento della Grecia. Un default greco all’interno della zona euro potrebbe costringere la Grecia a venir fuori dalla zona euro. Dato che lo stato avrebbe, in questo caso, bisogno assoluto di liquidità, il paese potrebbe fare una massiccia svalutazione della sua economia. Ma se anche un solo paese della zona euro pensa seriamente di uscire dalla zona euro, che dire di Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia, paesi che stanno combattendo i mercati nel tentativo di dimostrare che la Grecia è un’eccezione e che l’euro è ancora una moneta valida?

Perché i mercati credono che un gruppo di leader europei hanno sbagliato tutto il resto? Se un paese lascia la zona euro, tutte le scommesse sulla bontà della nostra valuta sono finite, a meno che i restanti membri del blocco riescano a calmare i mercati con l’unico modo possibile, ovvero una nuova unione fiscale e politica, un risultato di cui in Europa i leader non hanno ancora cominciato a parlare ai propri cittadini, specialmente quelli in Irlanda, Germania e Francia, che probabilmente avranno bisogno di un voto di accettazione o meno.

Ci sono alcuni che sostengono che se il capitano Smith avesse spostato la rotta del famoso Titanic verso l’iceberg in maniera diretta, la decisione avrebbe danneggiato la nave ma l’avrebbe lasciata a galla, al tempo avrebbe distrutto la reputazione del capitano. Oggi, il Titanic sarebbe una metafora di un capitano pazzo che ha dato fastidio ad oltre 2.000 passeggeri, invece che un grave disastro marittimo. I dirigenti europei sono allo stesso punto. Essi possono vedere il prossimo disastro e sanno che l’unico modo per salvare la nave è quella di opporvisi con una forza schiacciante, anche se ciò distruggerà i loro nomi politici.

 

L’UE deve decidere in merito agli aiuti alla Grecia

L’UE deve decidere in merito agli aiuti alla Grecia

La Commissione europea fa sapere in maniera ufficiale che degli ispettori del debito torneranno in Grecia all’inizio della prossima settimana per vedere e valutare i progressi del paese in merito agli obiettivi di budget. La ripresa della revisione è un passo importante per il paese al fine di ottenere una nuova tranche di aiuti, da 8 miliardi di euro, parte dei suoi fondi di salvataggio. Senza i soldi, il paese andrebbe in default entro poche settimane.

La Commissione ha detto che ieri ci è stato un incontro tra la Banca centrale europea e il Fondo Monetario Internazionale, insieme con il ministro delle finanze greco, in merito ai progressi del paese. Le autorità greche stanno cercando di convincere gli ispettori che il paese potrebbe raggiungere gli obiettivi di bilancio che si è preposto. I ministri delle Finanze dell’Eurozona, intanto, devono decidere se le condizioni sono giuste per poter dare la nuova tranche di aiuti.

Il ministro delle Finanze del paese ha concluso dei nuovi colloqui con gli ispettori del debito internazionale sulle riforme del debito,che ha paralizzato il paese. L’obiettivo di Venizelos è stato quello di tentare di convincere le autorità della BCE e dell’Eurozona sul fatto che il paese ellenico merita la nuova tranche di aiuti, convincendoli anche del fatto che il ritardo sull’applicazione delle riforme è una cosa che ha una giustificazione valida.

Ora molto dipende dalle decisioni che prenderà l’eurozona. Se infatti il paese venisse riconosciuto capace e meritevole di ricevere una nuova tranche di aiuti, allora entro breve tali aiuti arriverebbero entro breve e permetterebbero al paese di respirare ancora un po’. La somma che il riceverà sarà, come abbiamo detto, di 8 miliardi di euro e fa parte di un piano di salvataggio più ampio, da diversi miliardi di euro, che è stato sottoscritto nel maggio dello scorso anno.

Come salvare il denaro della Grecia

Come salvare il denaro della Grecia

La chiave per raggiungere un nuovo salvataggio per la Grecia era un piano che riguardava anche il settore privato, con il differimento del rimborso sui prestiti di ben 30 anni. Con questi obiettivi di rinvio, circa il 90% delle obbligazioni del paese ellenico, che avevano scadenza nel 2020, potrebbero venire spostate.

Non è ancora chiaro cosa accadrà in questo caso, dato che gli incontri con gli obbligazionisti potrebbero continuare anche durante questo mese anche se dalle prime impressioni sembra che si sia visto un alto grado di interesse tra i titolari delle obbligazioni.

Un altro piano destinato a compensare il denaro pubblico è una vendita enorme di beni dello Stato greco. In questa maniera il paese potrebbe recuperare ben 5 miliardi di entrate entro la fine di quest’anno. I funzionari greci dicono che la vendita di beni statali non accadrà, mentre secondo altri la cosa andrà in porto.

Più deficit, meno rinvii dei crediti privati ​​e dei minori proventi che arrivano dal programma di privatizzazione hanno tutti la stessa conseguenza: un nuovo aiuto sarà necessario.

Da questa situazione parte uno stallo pericoloso. I paesi del nord sono recalcitranti a dare nuovi soldi al paese ellenico, mentre l’opinione pubblica greca esita riguardo i tagli. All’inizio di questa settimana nove parlamentari socialisti hanno criticato questo piano. Papandreou, l’attuale primo ministro, ha solo un esile margine in Parlamento e il crollo del governo sarebbe debilitante.

La situazione in Grecia è molto difficile, quindi bisogna affrontare la situazione in maniera veloce. L’UE, dal canto suo, dovrebbe dare una mano al paese ma, al tempo stesso, non deve dimenticare di aiutare anche altri paesi in difficoltà che potrebbero essere risollevati con più facilità, come ad esempio l’Irlanda o il Portogallo, oltre ad Italia e Spagna che, se dovessero avere problemi, potrebbero veramente trascinare in basso tutta l’UE e la nostra valuta.

Il default e gli scioperi mettono in ginocchio la Grecia, parte 2

Il default e gli scioperi mettono in ginocchio la Grecia, parte 2

Dall’Unione europea e dal Fondo Monetario Internazionale arrivano di continuo dei solleciti alla Grecia di salvaguardare la sua situazione. Per ottemperare, Atene sta prendendo in considerazione un’operazione senza precedenti, ovvero un massiccio licenziamento nel settore pubblico. C’è un giro di vite e una progressiva perdita di fiducia, in tutta Europa, sul fatto che la Grecia abbia la capacità di dare a tutti le riforme richieste.

Vi è anche una perdita di fiducia nella capacità dei leader europei di risolvere questo pasticcio. Il fallimento dell’Europa nel salvare il suo primo paese in difficoltà ha avuto delle conseguenze enormi per la zona euro, nonostante il fatto che l’economia della Grecia sia solo una piccola frazione.

Il piano di salvataggio richiede che la Grecia possa riformare le sue finanze e la sua economia per soddisfare degli obiettivi impegnativi di aumenti delle entrate e di tagli alla spesa. Ma, per più di un anno, i leader europei hanno avuto una fiducia eccessiva sulla capacità della Grecia di cambiare il suo modo di operare. Delle stime troppo rosee li hanno portati a fornire delle somme insufficienti per il salvataggio del paese. Questo ha spinto in alto il risentimento tra i vari contribuenti dei paesi che stanno bene, come la Germania, i Paesi Bassi e la Finlandia.

Gli ispettori dell’Unione europea stanno conducendo un riesame periodico dei progressi della Grecia e ora nascono le preoccupazioni sul fatto che il paese non ha raggiunto i suoi obiettivi.

Il secondo piano di salvataggio, concesso nel mese di luglio, è infatti una conseguenza di due errori di calcolo che sono stati fatti nel primo piano di salvataggio del paese. Per prima cosa la crescita più forte del previsto del deficit del paese ellenico, che ora ha bisogno di più soldi di quanto originariamente previsto, mentre per seconda cosa il fatto che i soldi per la Grecia possono essere presi in prestito solo dai mercati finanziari e ciò non accade in tempi brevi.

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