La situazione in Grecia e in tutta Europa è molto tesa, forse più che mai nella zona euro. Sono queste le parole con cui Sarkozy ha accolto la situazione nel nostro continente. Nel frattempo bisogna anche discutere sul nuovo piano di aiuti da parte del FMI. Si tratta di discussioni che dovrebbero essere portate avanti dalla Merkel, da Sarkozy e dal numero uno del FMI, l’amministratore delegato Christine Lagarde.
Gli accordi prevedono un aiuto di 200 miliardi di euro che dovrebbero arrivare, per la maggior parte, dalla zona euro stessa. Nello specifico, circa 50 miliardi di euro verranno invece da paesi al di fuori della zona euro. La banca centrale tedesca, la Bundesbank, ha detto che contribuirà solo se il Regno Unito, che non usa l’euro, lo farà. Ma il Regno Unito ha respinto le richieste di aiuto e di contribuzione a tale fondo.
Nel frattempo bisogna anche concludere le nuove regole relativamente al pareggio di bilancio al fine di abbattere il debito pubblico, discorsi iniziati lo scorso dicembre.
La Merkel ha detto che si stanno facendo buoni progressi sul patto fiscale. C’è una buona probabilità di poter essere in grado di firmare tali accordi già nel mese di gennaio o febbraio al più tardi. Sarkozy, che affronta un impegnativo doppio turno di elezioni presidenziali tra aprile e maggio, sta anche spingendo per tenere la riunione durante la quale ci sarà la necessità di promuovere la crescita economica e i posti di lavoro, piuttosto che solo l’austerità di bilancio.
La Merkel ha concordato sul fatto che la zona euro ha bisogno di impulsi di crescita, così come di disciplina di bilancio, senza specificare come la Germania o altri paesi possano stimolare la crescita. In ogni caso, il passaggio di qualsiasi tipo di proposta di tassa sulle transazioni finanziarie è tutt’altro che certa.
Molti analisti e funzionari del mondo dell’economia, compresi gli esperti del FMI, hanno paura che la Grecia avrà bisogno di “incatenarsi” in un debito ancora più grande, se vorrà portare il suo debito complessivo ad un livello sostenibile.
I timori che la Grecia possa lottare per evitare un default disordinato del debito stanno minacciano il mercato. Durante il loro primo incontro del 2012, la Merkel e Sarkozy, i leader dei due paesi più potenti della zona euro, hanno discusso i dettagli di un patto tra i vari paesi al fine di limitare i debiti dei governi e di allineare le politiche economiche al fine di prevenire il ripetersi di una crisi come quella della Grecia.
Molti economisti sono critici sul piano franco-tedesco al fine di far rispettare la disciplina fiscale, sostenendo che essa trascura degli squilibri economici più profondi all’interno della zona euro stessa, che hanno portato ad un eccessivo accumulo di debito, sia privato che pubblico, in paesi come Grecia, Portogallo e Irlanda . Sia la Francia che la Germania hanno fallito, finora, nell’offrire un percorso convincente di ritorno verso la crescita economica.
La recessione che si sta diffondendo nella zona euro sta anche rendendo più difficile, per la Grecia e per gli altri paesi, avere dei programmi di salvataggio per chiudere i loro deficit fiscali. Il deficit persistentemente alto della Grecia aumenta il rischio di un vero e proprio default sulle sue obbligazioni, cosa che secondo gli economisti potrebbe avere delle conseguenze incalcolabili per la zona euro nel suo complesso.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno già dato il via al prossimo round di aiuti nella battaglia per arginare la crisi del debito della zona euro. I governi europei rimangono nel frattempo preoccupati che un legame di mercato possa creare il panico e far perdere denaro alle grandi economie, come la Spagna e l’Italia.
Germania e Francia hanno spinto, ieri, la Grecia e i suoi obbligazionisti a concordare una riduzione del debito del paese, avvertendo che i prestiti di salvataggio al paese stesso rimarranno in stanb dy fino a quando non si raggiungerà un accordo con gli investitori. La prospettiva della crisi del debito europeo viene ancora vista e definita da Angela Merkel e da Nicolas Sarkozy, che stanno tenendo delle importanti riunioni e che ancora una volta puntano il dito contro la Grecia.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy si sono infatti incontrati a Berlino per discutere i piani con cui la zona euro affronterà la crisi del debito, oltre che per dare il via a delle nuove collaborazioni tra i 17 paesi membri che usano la moneta unica. Ma i loro discorsi sono stati offuscati dalle preoccupazioni che i mercati finanziari hanno in merito alla crisi, soprattutto considerando che il programma di salvataggio della Grecia è in una sorta di disfacimento.
Il deterioramento dell’economia della Grecia sta minacciando la vitalità del piano di salvataggio da 130 miliardi di euro che i leader europei avevano concordato lo scorso ottobre. Proprio il pacchetto di salvataggio si basa sul fatto che la Grecia possa ridurre del 50% il suo debito obbligazionario. Questo ovviamente richiederà al governo della Grecia di fare nuovi sforzi.
La Grecia ha chiesto ai detentori privati di obbligazioni di cancellare il 60% dei suoi debiti. Questo è un segno che l’economia della Grecia sta peggiorando e che la possibilità di un default è sempre più vicina. Il secondo programma di tagli da parte della Grecia deve essere attuato subito, altrimenti non sarà possibile erogare la prossima tranche. E’ questo in sostanza cosa hanno voluto dire i due leader tedesco e francese al paese greco e al suo primo ministro, Lucas Papademos.
I ministri delle finanze europei, oggi, cercheranno di trovare un termine per l’elaborazione di una serie di aiuti supplementari alla risoluzione della crisi del debito e per la formazione di nuove regole di bilancio, dato che la fiducia degli investitori diminuisce in maniera costante.
I ministri delle finanze terranno una video conferenza alle 15 e trenta per discutere di un aiuto di 200 miliardi di euro in finanziamenti aggiuntivi, attraverso il Fondo monetario internazionale, e circa la meccanica del cosiddetto compatto fiscale, negoziato lo scorso 9 dicembre. L’obiettivo è quello di trovare una soluzione prima di Natale, ma c’è dubbio che i mercati possano essere in uno stato d’animo migliore prima di domenica prossima.
L’accordo circa le regole di bilancio non è riuscito a diminuire la preoccupazione legata ai rischi dell’unione monetaria. Fitch Ratings ha abbassato l’outlook del credito francese, affermando inoltre che una soluzione globale della crisi può essere tecnicamente e politicamente fuori portata.
L’obiettivo dell’incontro di oggi è quello di organizzare i prestiti del FMI. Il pacchetto prevede circa 200 miliardi di euro in totale, come abbiamo detto. Purtroppo la natura sistematica della crisi della zona euro sta avendo un effetto profondamente negativo sulla stabilità economica e finanziaria di tutta la regione. L’euro ha perso il 2,5 per cento nei confronti del dollaro durante la settimana scorsa, dopo il vertice di Bruxelles. Il rifiuto del Regno Unito di firmare per la modifica dei trattati ha costretto gli altri leader ad elaborare un nuovo quadro giuridico.
Il portavoce del primo ministro David Cameron ha detto lo scorso 14 dicembre che il Regno Unito non aveva accettato di aumentare il suo contributo al FMI. La cancelliera Angela Merkel ha invece chiesto che il trattato possa offrire la prospettiva di un futuro dell’unione economica europea, tale da ripristinare la fiducia degli investitori.
Il potere della Commissione europea nel far rispettare i limiti di disavanzo sarà rafforzato. I governi dovranno adottare delle regole che puntano sempre al pareggio di bilancio.
David Cameron dovrà affrontare i parlamentari inglesi per spiegare la sua decisione di porre il veto alle modifiche del trattato UE. Molti dei suoi parlamentari accoglieranno la sua decisione con veemenza, mentre altri lo criticheranno. Sia Cameron che il cancelliere George Osborne hanno insistito che il veto è stato deciso in parte per proteggere la City di Londra da un intervento eccessivo da parte dell’Europa.
David Cameron, con il suo veto, ha bloccato le modifiche al Trattato di Lisbona, che avevano lo scopo di affrontare la crisi dell’euro e prevenire il suo ripetersi in futuro. Le modifiche al trattato sarebbero state possibili, infatti, solo con il sostegno di tutti i 27 Stati membri dell’UE, compresi quelli non in euro, come il Regno Unito.
Anche Nick Clegg, il vice premier, ha che la mossa di Cameron è insostenibile e che non è stata una scelta saggia per il paese. Clegg ha accusato francesi e tedeschi di intransigenza e di aver messo pressione su Cameron, fino a metterlo in una posizione molto difficile. Nonostante questo il vice premier si dice deluso dai risultati del vertice della settimana scorsa, proprio perché ora c’è il pericolo che il Regno Unito rimanga isolato ed emarginato all’interno dell’Unione europea.
Il ministro degli esteri William Hague ha insistito sul fatto che la Gran Bretagna non rimarrà emarginata, affermando che tutti sanno che i conservatori e liberaldemocratici hanno diversi punti di vista sull’Europa, dunque la posizione iniziale di Cameron era effettivamente opposta rispetto a quella di Clegg.
Sembra ormai probabile che gli altri 26 stati membri dell’Unione europea approveranno il nuovo accordo, che definisce delle regole di bilancio più severe volte a prevenire il ripetersi della crisi attuale.
Tra queste regole ci sono:
- un tetto dello 0,5% del PIL per quanto riguarda il deficit
- delle sanzioni automatiche per tutti i paesi il cui deficit pubblico supererà il 3% del PIL
- l’obbligo di presentare i bilanci nazionali alla Commissione europea, che avrà il potere di chiederne la revisione