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Regno Unito, il mercato del lavoro sarà in crisi nel 2012

Regno Unito, il mercato del lavoro sarà in crisi nel 2012

I proprietari delle piccole imprese si troveranno ad affrontare un aumento della pressione per creare posti di lavoro nel corso del prossimo anno. Lo fa sapere il Chartered Institute of Personnel and Development, che prevede che il 2012 porterà un ulteriore aumento della disoccupazione nel Regno Unito. Secondo questa organizzazione, la disoccupazione continuerà ad aumentare, superando il limite attuale di 2,64 milioni di persone senza lavoro, raggiungendo un picco di 2,85 milioni di disoccupati nel 2013.

Il CIPD ha aggiunto che mentre non sono previsti dei licenziamenti di grandi dimensioni nel settore privato, forse saranno perduti ben 120.000 lavori nel settore pubblico. John Philpott, capo consigliere economico presso il CIPD, ha dichiarato che finché c’è un risultato relativamente favorevole circa l’andamento della crisi della zona euro, ci si aspetta che per il 2012 la recessione sarà un po’ più mite rispetto a quella subita nel 2008 e nel 2009.

Ma la cosa che preoccupa di più il Regno Unito è proprio la disoccupazione, che il prossimo anno è prevista in salita. Purtroppo la situazione sarà tale che il mercato del lavoro del Regno Unito nel 2012 sarà più debole di qualsiasi altro mercato del lavoro che si è avuto dopo la recessione dei primi anni ’90. La situazione non è assolutamente rosea per i lavoratori britannici dunque e sicuramente la crisi in Europa dice la sua in merito a questa situazione.

I dati che sono stati rilasciati hanno visto la luce subito dopo che l’Ufficio nazionale di statistica ha rivelato che il numero totale di lavoratori autonomi nel Regno Unito è attualmente pari a 4,1 milioni, il numero più alto in quasi 20 anni. Effettivamente, quando c’è poco lavoro subordinato, bisogna fare qualche cosa e di conseguenza si aprono nuove imprese. Se trovare lavoro è difficile, tentare la strada del lavoro autonomo rimane la sola soluzione, ma con tanta concorrenza è altrettanto difficile.

Regno Unito, il problema della disoccupazione è delicato

Regno Unito, il problema della disoccupazione è delicato

Il numero dei disoccupati in Gran Bretagna è salito di 128.000 unità, arrivando al massimo da 17 anni a questa parte. Praticamente, oggi nel Regno Unito l’8,3 per cento della forza lavoro è disoccupata. Il numero di disoccupati ha superato i 2,6 milioni per il periodo che va da agosto a ottobre, il dato più alto dal 1994. Ma le condizioni di mercato del lavoro non sono più deteriorate come nella prima parte dell’anno.

Il numero di persone che chiedono aiuto perché senza lavoro sono salite di 3.000 unità rispetto alle previsioni di 13.000 circa. Gli economisti prestano molta attenzione a queste cifre perché sono tempestive rispetto ad altri dati sul mercato del lavoro.

Essi sono inoltre divisi su come leggere le statistiche ufficiali. I dati di oggi sono incoraggianti in quanto avrebbero potuto essere peggiori, ma questa è probabilmente la cosa migliore da dire. Alcuni economisti sono in ogni caso ottimisti, considerando che il Regno Unito, grazie a questi dati, è ben lungi dal cadere in recessione.

I dati hanno mostrato anche una differenza netta tra il settore pubblico e quello privato. Il pubblico impiego ha perso circa 276.000 unità quest’anno. Tali perdite sono state praticamente controbilanciate da un aumento di 262.000 unità per l’occupazione nel settore privato. Tuttavia, nell’ultimo trimestre, l’occupazione nel settore privato è aumentata di solo 5.000 unità, mentre l’occupazione del settore pubblico è scesa di 67.000. Delle recenti indagini evidenziano come i datori di lavoro del settore privato si stanno muovendo in maniera molto prudente.

Il numero dei lavoratori autonomi è aumentato di 166.000 unità, il livello più alto sin dal 1992. Può anche darsi che alcune persone, dopo aver perso il lavoro, si siano inventate come lavoratori autonomi, ma in realtà sono disoccupati o quasi.

Il problema della disoccupazione giovanile continua a peggiorare. Il numero di disoccupati di età compresa tra i 16 e i 24 anni si trova ora al 22 per cento.

L’economia si trova ad un punto di svolta

L’economia si trova ad un punto di svolta

L’economia si trova molto vicina al suo collasso, a meno che il declino della crescita e dell’occupazione si inverta. Sono le parole di John Cridland, direttore generale del CBI, che ha dichiarato come l’azione del governo, in questo caso inglese, sia necessaria per stimolare gli investimenti, per aiutare le imprese a migliorare il loro livello di operatività e per migliorare tutto l’ambiente imprenditoriale.

In vista della conferenza stampa della prossima settimana a Londra da parte del CBI stesso, il nuovo direttore generale Cridland ha detto che il governo ha fatto un “autogol” con la sua idea di introdurre un prezzo minimo per il carbonio. Nonostante le critiche, Cridland ha detto che la coalizione ha lavorato affinché le imprese accettassero che la priorità più importante è quella di andare avanti con la riduzione del deficit. Ma Cridland ha anche aggiunto di essere molto soddisfatto dell’attuale operato del tesoro inglese.

Secondo Cridland bisogna fare nel corso dei prossimi mesi tutta una serie di operazioni che possano aiutare, negli anni futuri, l’economia britannica. Egli sposta l’attenzione alle scuole primarie, da dove si dovrebbero iniziare a preparare i giovani al mondo del lavoro, dicendo che il Regno Unito dovrebbe capire come poter operare con quella che lui definisce come la “nuova Europa” , che emergerà quando la crisi dell’eurozona sarà finita.

Un portavoce del Tesoro ha detto che il governo sta usando ogni leva a sua disposizione per proteggere l’economia britannica e per fare in modo che essa rimanga un rifugio relativamente sicuro a fronte della grande instabilità internazionale e dell’incertezza in cui si vive oggi. Il Regno Unito sta anche affrontando delle questioni strutturali di primaria importanza proprio in questo senso, con l’obiettivo di creare delle condizioni a lungo termine che permettano di avere una crescita forte e sostenibile, tale da rendere il paese ancora migliore.

Regno Unito, si potrebbe evitare una seconda recessione

Regno Unito, si potrebbe evitare una seconda recessione

La Gran Bretagna può ancora evitare una nuova fase di recessione nonostante le turbolenze della zona euro. Una sfilza di cattive notizie dall’economia ha aumentato i timori di una recessione, la Banca d’Inghilterra ha già avviato un nuovo ciclo di allentamento quantitativo per sostenere la ripresa.

Le ultime previsioni economiche della Confederation of British Industry, hanno tagliato le previsioni di crescita inglesi allo 0,9 per cento quest’anno e al 1,2 per cento il prossimo, rispettivamente dal 1,3 per cento quest’anno e dal 2,2 per cento il prossimo anno. Sicuramente secondo alcuni il rischio di una doppia recessione è aumentato. L’economia della Gran Bretagna, che è cresciuta dello 0,5 per cento tra luglio e settembre, è stata particolarmente vulnerabile alla domanda debole relativamente alle esportazioni in Europa, suo primo partner commerciale.

Il problema disoccupazione dovrebbe inoltre ancora preoccupare il paese, dato che il numero di persone senza lavoro dovrebbe salire nel 2012, arrivando ad un picco dell’8,5 per cento. Attualmente tale dato si trova all’8,1 per cento, il tasso più alto dal 1996, poiché le aziende private non riescono a compensare le perdite di lavoro nel settore pubblico. I datori di lavoro sono infatti nervosi, rimandando la decisione di assumere nuovo personale in attesa che le prospettive economiche possano essere migliori. In molti casi essi preferiscono colmare le lacune con dei lavoratori temporanei.

Riguardo all’inflazione, le previsioni sono per un calo dal tasso attuale del 5,2 per cento. Questo a partire dal primo trimestre del prossimo anno. L’obiettivo della Banca d’Inghilterra è quello di raggiungere il 2 per cento nei primi tre mesi del 2013.

Secondo molti l’inflazione cadrà bruscamente l’anno prossimo con alcune decisioni una tantum, come l’aumento delle imposte sul valore aggiunto e a causa degli alti prezzi del greggio.

Date le incerte prospettive economiche e la necessità assoluta di mantenere fiducia verso il mercato del Regno Unito, bisogna trovare dei modi per rivitalizzare la crescita.

Regno Unito, attenzione al rating

Regno Unito, attenzione al rating

La sterlina ha subito una grande discesa nel trading con altre valute durante la giornata di ieri, questo ha portato due agenzie di rating di credito ad avvertire il Regno Unito che un’ulteriore discesa e la possibilità di ulteriori fallimenti bancari potrebbero danneggiare la fiducia, che attualmente si traduce in una valutazione AAA.

L’agenzia di rating Fitch ha detto che si trova a disagio con il percorso di adeguamento fiscale delle autorità del Regno Unito, chiedendo per questo un piano di risanamento migliore dei conti pubblici inglesi nel corso del 2010.

Tuttavia, Fitch ha fatto sapere che la Gran Bretagna è rimasta entro la soglia di tolleranza del suo rating. Regno Unito, Spagna e Francia in particolare devono creare dei più credibili programmi di risanamento delle finanze pubbliche per questo anno, dato il ritmo di deterioramento fiscale e di bilancio che devono affrontare per la stabilizzazione del debito pubblico.

In caso contrario, ci sarà intensificazione del rating sovrano. In Gran Bretagna i volumi delle esportazioni sono diminuiti dell’8 per cento rispetto al mese scorso, mentre le importazioni sono calate del 2,3 per cento. Gli analisti hanno detto che parte della ragione di questo disavanzo insolitamente grande è il maltempo, che impedisce alle merci di entrare in porto. Poi anche il vantaggio della rottamazione auto, lanciato dal governo britannico, ha gonfiato il disavanzo durante gli ultimi mesi.

Anche i dati sul mercato immobiliare e delle vendite al dettaglio hanno minato le speranze che la Gran Bretagna possa uscire presto dalla crisi. Per il governo e per la Banca d’Inghilterra la notizia delle esportazioni è stata particolarmente deludente.

Pertanto, non vi è stato alcun miglioramento del Regno Unito nel commercio mondiale, un ulteriore segno che il riequilibrio molto atteso dell’economia britannica deve ancora fare molti progressi.

Inoltre, il ritiro da parte della Banca d’Inghilterra del regime speciale di liquidità entro il 2012, lascerà il sistema bancario “fragile”, secondo Moody’s.

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