La National Iranian Oil Co. ha impostato di ridurre i prezzi di vendita ufficiali del greggio che viene dato alle raffinerie asiatiche. La compagnia petrolifera di stato iraniana imposterà il prezzo delle future spedizioni di greggio, previste per il prossimo maggio, ad 1,60 dollari al barile al di sotto della media di riferimento.
Saudi Aramco, in quanto di proprietà dello Stato saudita, ieri ha tagliato il prezzo del greggio in Asia di 10 centesimi al barile.
Secondo gli economisti e gli esperti del settore, la domanda effettiva di prodotti petroliferi non è stata così forte. Poche sono le persone che pensano che la domanda di petrolio sia abbastanza forte per poter sostenere il mercato fisico. Anche alla luce di queste considerazioni bisogna effettivamente valutare questo abbassamento del prezzo del greggio.
L’azienda nazionale petrolifera dell’Iran annuncerà formalmente i suoi prezzi per le tre tipologia di greggio che devono essere fornite in Asia, nella zona del Mediterraneo, nel Nord Ovest dell’Europa e in Sud Africa. Questa indiscrezione arriva direttamente da un funzionario dell’azienda, che ha chiesto di non essere identificato a causa delle restrizioni della politica aziendale.
Intanto negli USA i futures sul greggio sono aumentati dell’1 per cento, portando il prezzo del petrolio verso gli 86 dollari al barile, ai massimi dall’ottobre del 2008, dopo che i dati hanno mostrato che i datori di lavoro degli Stati Uniti hanno creato posti di lavoro a marzo. La lettura dei libri paga, insieme ai dati di produzione positivi e ai segnali di una crescente domanda, è probabile che riescano a sostenere i prezzi del greggio verso dei valori ancora più alti.
Secondo gli esperti del settore stiamo assistendo ad un miglioramento della domanda di distillati. Inoltre grazie ad un aumento del traffico aereo, c’è un maggiore consumo di carburante e di gasolio, che si traduce in maggiore domanda. Negli USA gli ordini dei beni durevoli sono aumentati e tutto questo fa ben sperare per la domanda di distillati per i mesi a venire.
I Futures del petrolio hanno perso valore, arrivando a scendere al di sotto degli 80 dollari al barile. Il sentiment del mercato è rivolto al ribasso anche a causa dei dubbi sulla ripresa economica, del dollaro forte e di un eventuale inasprimento del credito per Cina e per India, cosa che può ovviamente danneggiare la domanda.
Proprio in merito agli effetti del biglietto verde nei confronti del prezzo del greggio, possiamo vedere che il dollaro si è ripreso e non è più debole come previsto. Un dollaro più forte del petrolio rende più costoso acquistare greggio per i titolari di altre valute. La ripresa economica è tuttavia in dubbio dopo che l’agenzia di rating Moody’s ha avvertito circa un possibile declassamento del rating di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania.
Anche alcuni paesi emergenti, come Cina e India, visti come due dei paesi portanti della domanda di petrolio, potrebbero avere problemi con il credito. A causa delle manovre che verranno messe in atto al fine di combattere l’inflazione, aumenta la preoccupazione che il prezzo dei prodotti al consumo potrebbe scendere. Tutto questo ovviamente rafforza il sentimento ribassista verso il petrolio, facendone scendere il prezzo.
In ogni caso, c’è chi pensa che i prezzi dei petrolio verranno mantenuti al minimo attorno ai 76 dollari al barile. Il Ministro del petrolio saudita, Ali Naimi, ha tuttavia fatto sapere che c’è bisogno di un cambiamento, dato che il mercato del petrolio deve essere in equilibrio.
Altre cose che potrebbero influire sull’andamento dei prezzi del greggio, vediamo anche la riunione della Federal Reserve, prevista per questa settimana, nella quale si discuterà dei tassi di interesse, cosa che secondo le attese dovrebbe rimanere invariata, dato che i tassi di disoccupazione sono ancora alti. Vedremo effettivamente come si muoverà la FED e quali influenze queste decisioni potranno avere sul prezzo del greggio.
Il prezzo del petrolio greggio è aumentato per il secondo giorno consecutivo a seguito delle speculazioni sul miglioramento della domanda mondiale di questa commodity e a seguito della comunicazione relativamente alle limitazioni dell’offerta da parte dell’Opec, decisione che aiuterà la crescita lenta delle scorte.
Sappiamo che i paesi OPEC realizzano circa il 40 per cento della produzione di petrolio mondiale. I ministri di questi paesi si riuniranno il prossimo 17 marzo a Vienna per decidere se adeguare le quote di produzione, cosa che accadrebbe per la prima volta da quando si è deciso di tagliare la produzione stessa, nel mese di dicembre 2008, a seguito del calo della domanda di carburante, il peggiore dalla seconda guerra mondiale.
Dunque il clima generale a livello economico per l’oro nero sembra essere abbastanza positivo, il che ovviamente contribuisce a spingere il valore del petrolio.
Il greggio è salito di 54 centesimi sul prezzo, arrivando a rompere la quota di 82 dollari al barile.
Tra le altre cose che, secondo gli esperti del settore, stanno sostenendo e spingendo al rialzo i prezzi del petrolio, ci sono anche i guadagni dei mercati azionari. L’entità del rally del petrolio, dopo il report della scorsa settimana riguardante l’inventario degli Stati Uniti, è stato sorprendente, poiché le scorte greggio sono in continuo aumento e anche le scorte di benzina rimangono molto alte.
Un’altra cosa che fa presupporre una buona situazione economica è il fatto che i paesi produttori di greggio al momento stanno vedendo anche in molte economie avanzate come appunto quella degli USA. Queste sono senza dubio le prime fasi del loro recupero.
In termini di scorte, infatti, il greggio negli Usa è salito di oltre 4 milioni di barili, arrivando a sfondare quota 340 milioni di scorte due settimane fa.