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La produzione industriale tedesca

La produzione industriale tedesca

La produzione industriale tedesca riflette le performance industriali dell’economia tedesca. Questo indice misura la variazione di volume di produzione dei vari settori industriali del paese, da quello estrattivo a quello manifatturiero, passando per quello dell’energia e delle costruzioni. La Germania è il secondo più grande esportatore di prodotti industriali e svolge un ruolo molto importante nella direzione del trend economico europeo.

Quanto è importante questo indice? Secondo i volumi di produzione del mondo questo indicatore è molto importante per i commercianti della zona europea, in quanto influenza notevolmente l’andamento dell’Europa e la sua crescita economica. Le prestazioni della economia tedesca possono essere molto influenzate da questo indicatore, anche se è solo un’indicatore preliminare che dà uno sguardo proiettato nell’attività mensile.

Come si calcola? L’ufficio delle statistiche federale tedesco raccoglie informazioni sul mese e sulla produzione dei vari settori, come quello estrattivo, manifatturiero, energetico e dell’edilizia. Dopo aver stilato tutte le statistiche di questi settori, i risultati sono messi in confronto con quelli del mese precedente al fine di determinare l’aumento o la diminuzione della produzione. La cifra è quindi indicata e resa pubblica su un tasso di variazione percentuale.

Come influisce questo indicatore sull’andamento delle valute forex? Dato che queste valute danno il ritmo della produzione dei settori industriali, l’indice influisce sui tassi forex dato che le varie valute sono influenzate in maniera pesante dai livelli di produzione industriale. Maggiore produzione infatti significa avere una maggiore esportazione.

E’ fondamentale dunque rimanere attenti su questi dati, al fine di coglierne le più piccole variazioni. Ovviamente, l’indice deve essere considerato in relazione alle attese degli economisti e all’andamento del mese precedente, non ha nessun valore se considerato da solo. Sicuramente un risultato migliore delle attese potrà far salire il valore dell’euro nei confronti delle altre valute, mentre un risultato negativo lo farebbe scendere e diminuire.

Germania, una crescita meglio del previsto

Germania, una crescita meglio del previsto

L’economia tedesca è inaspettatamente cresciuta durante il corso del primo trimestre rispetto agli ultimi tre mesi del 2009, segnalando che la ripresa in Europa è ancora in corso. Il prodotto interno lordo del paese è aumentato dello 0,2% rispetto al quarto trimestre del 2009. La maggior parte degli economisti invece aveva previsto un calo dello 0,1% su base trimestrale. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente i prezzi della Germania e il PIL erano cresciuti dell’1,6%, superando le aspettative di mercato, che erano dell’1,2%.

Ora si attende con fiducia al periodo della primavera, dunque gli economisti potrebbero attendersi anche un ulteriore rialzo durante il secondo trimestre di questo anno, considerando anche il fatto che tutti gli indicatori segnalano un forte rimbalzo. Tra le cose che hanno frenato la crescita della Germania durante gli scorsi mesi sicuramente c’è stato anche il settore edile.

Ora si attendono i dati dei risultati economici della zona euro relativamente al primo trimestre del 2010, che saranno rilasciati al più tardi nella mattinata di oggi.

Relativamente ad altri paesi del nostro contintente, anche altri hanno reso noto i loro dati, tra questi possiamo vedere la Francia e la Spagna. L’economia francese è cresciuta dello 0,1% nel corso del primo trimestre 2010 rispetto al quarto trimestre del 2009. Il risultato è stato però minore delle attese del mercato, che erano dello 0,3%.

In Spagna, invece, il primo trimestre del 2010 ha visto il PIL crescere dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, in linea con le previsioni. L’economia spagnola aveva perso lo 0,1% durante il quarto trimestre del 2009. Ora, su base annua, il PIL della Spagna è diminuito dell’1,3%. Grande attenzione ai risultati che arrivano dal paese iberico, dato che la Spagna è uno di quei paesi che creano maggiore preoccupazione tra gli economisti.

Indicatori economici USA, PIL, ISM e Michigan Consumer Confidence

Indicatori economici USA, PIL, ISM e Michigan Consumer Confidence

Continuiamo a vedere i dati macroeconomici più importanti degli Stati Uniti, quelli da considerare quando andiamo a fare Forex. Ricordiamo che negli scorsi articoli abbiamo visto il Consumer Confidence Index, il Consumer Price Index, l’Employment Report, la relazione sulla situazione occupazionale e abbiamo parlato dell’importanza delle riunioni del FOMC.

Il PIL, prodotto interno lordo, viene pubblicato in 3 modi: anticipo, preliminare, definitivo. Il PIL è una misura delle attività del mercato e rappresenta il valore monetario di tutti i beni e di tutti i servizi prodotti da un’economia in un determinato periodo di tempo. Include dunque dei settori come il consumo, la spesa pubblica, gli investimenti e la bilancia commerciale. Il PIL è forse il più grande indicatore relativamente alla salute economica di un paese. Di solito è misurato su base annua, ma vengono anche rilasciate delle statistiche trimestrali. I dati relativi al PIL hanno sempre una importanza molto elevata per i mercati, dato che questo indicatore di mette in evidenza il ritmo al quale l’economia di un paese è in crescita o in diminuzione.

ISM Manufacturing Index

Questo indice si basa sui dati che vengono elaborati dalle risposte alle domande poste mensilmente ai dirigenti del settore acquisti di più di 400 imprese industriali. Questo indicatore riflette una media composta da 5 principali aree economiche: ordini dei nuovi clienti, produzione, occupazione, ordini di approvvigionamento e scorte. Se il valore di questo indicatore è superiore a 50 punti, c’è espansione delle attività economiche, altrimenti c’è contrazione.

Michigan Consumer Confidence Index

L’università del Michigan, il primo giorno di ogni mese, pubblica il dato relativo alla fiducia dei consumatori per il mese precedente. Questo valore sta diventando sempre più utile per gli investitori dato che fornisce una istantanea del sentiment dei consumatori, dando dunque l’idea se essi sono disposti o meno a spendere denaro.

PIL cinese non reale?

PIL cinese non reale?

Sembra che i dati di crescita del PIL cinese non siano quelli che effettivamente sono stati resi noti. Ad avere dubbi sulla bontà di tali dati è, tra gli altri, Gordon Chang di Forbes, che afferma che la crescita del PIL del paese orientale non è assolutamente compatibile con il crollo legato al settore delle esportazioni del terzo trimestre 2009. Nello specifico, infatti, parliamo di una diminuzione del 23.0% a luglio, del 23.4% ad agosto e del 15.2% a settembre. Il PIL cinese del terzo trimestre 2009 è invece in salita di quasi nove punti percentuali, almeno secondo quanto è stato reso noto dal governo cinese stesso.

Questo discorso legato alle esportazioni non è assolutamente da trascurare, soprattutto se consideriamo che il settore andava ad influire per circa il 40% sul PIL cinese. Chang afferma che la diminuzione delle esportazioni deve necessariamente indicare una diminuzione del valore dell’economia cinese, anche se da un altro lato si potrebbe pensare ad un incremento dei consumi interni.

Sembra inoltre che per poter rendere credibile il dato del PIL, il Governo cinese abbia ordinato alle varie aziende locali di fare dei grossi acquisti. In questo senso possiamo leggere il dato enorme della crescita del settore delle auto, che ha registrato un + 70,5% a luglio, un + 94,7% ad agosto ed un incremento dell’ 83,6% a settembre. Nonostante questo non c’è stato un corrispondente incremento della vendita dei carburanti.

Effettivamente bisogna riconoscere che non tutti i dati combaciano tra di loro e questo potrebbe dar adito a dei sospetti. Quali sono le motivazioni che potrebbero portare la Cina a comportarsi in questa maniera, sempre che sia una cosa effettivamente reale, non è chiaro. Forse per dare una spinta all’economia del paese. In ogni caso questi dati fanno venire il dubbio che la Cina possa effettivamente essere una delle economie che possano aiutare gli altri ad uscire dalla crisi economica.

Banca del Giappone, tassi di interesse fermi

Banca del Giappone, tassi di interesse fermi

Secondo quanto stabilito dall’ultima riunione del consiglio tenuto dalla Bank of Japan, come riportato dal rapporto semestrale ‘Outlook per le attivita’ economiche e i prezzi’, la Banca Centrale del Giappone, il tasso di interesse del paese del Sol Levante è stato confermato allo 0,1%, come da attese degli esperti del settore.

Nonostante questo, la Banca Centrale del Giappone ha affermato che secondo le sue analisi la situazione economica giapponese è in una fase di netto miglioramento, confermato anche dal fatto che il tasso di disoccupazione è sceso dello 0,3%, mentre gli economisti si attendevano un’incremento dello 0,1%. Al momento, dunque, il tasso di disoccupazione del Giappone è fermo al 5,3% , una situazione decisamente migliore rispetto a quella degli Stati Uniti e della stessa Unione Europea, soprattutto considerando i valori record dell’Eurozona registati a settembre. Secondo Eurostat, l’istituto di statistiche europeo, infatti, il tasso registrato è stato pari al 9,7%, i valori massimi da 10 anni a questa parte. In termini numerici i disoccupati, sono oltre 15 milioni.

La Banca del Giappone fa anche sapere che ci saranno almeno 3 anni di deflazione, mentre la ripresa economica sarà moderatamente in salita.

Grazie anche a questa favorevole condizione economica, lo stesso istituto di credito giapponese ha deciso di iniziare una exit strategy da quelle misure prese tempo fa a sostegno dell’economia e delle imprese giapponesi. Questo per permettere alle imprese di ripartire da sole e di rilanciare definitivamente l’economia del paese. La data fissata per la fine degli aiuti è per il prossimo mese di dicembre. Tra le opzioni che verrano terminate, ci sono l’acquisto dei commercial paper e dei corporate bond.

Relativamente alle previsioni del PIL per l’anno 2009, le attese sono per una diminuzione del 3,2% , mentre ci sarà un incremento sia nel 2010 che nel 2011.

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