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Il prezzo del petrolio è sui 100 dollari al barile

Il prezzo del petrolio è sui 100 dollari al barile

Il prezzo del petrolio si trova a circa 100 dollari al barile, cosa che contribuisce a mantenere i prezzi della benzina molto alti, i più alti di sempre nel nostro paese. Il greggio ha spaziato da circa 98 dollari al barile a circa 102 dollari al barile, questa settimana. Venerdì scorso il prezzo del petrolio era sceso di 2,21 dollari al barile, per chiudere a quota 98,33 a New York. I prezzi del petrolio e della benzina restano alti a causa delle tensioni in Medio Oriente e del problema dell’Europa.

L’Iran ha minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz ne,  Golfo Persico, se gli Stati Uniti e gli altri paesi dovessero imporre delle ulteriori sanzioni sul paese a causa del suo presunto programma nucleare. Molti analisti mettono in dubbio il fatto che l’Iran possa creare tale blocco per un periodo di tempo troppo lungo, ma le carenze di approvvigionamento potrebbero causare dei problemi.

I prezzi del gas rischiano di aumentare per lo stesso motivo. Se la situazione dovessero calmarsi, i prezzi al dettaglio del gas potrebbero scendere anche di 25 centesimi o 50 centesimi al gallone, negli USA. Se la situazione dovesse invece peggiorare i prezzi potrebbero invece aumentare di molto. La situazione è molto volatile e potrebbe andare in entrambi i modi.

L’Europa è ancora alle prese con dei problemi di debito che minacciano di guidare la regione in recessione. L’incertezza su come la crisi si giocherà sta contribuendo a mantenere i prezzi del petrolio alti. Anche se di recente l’economia degli Stati Uniti sta migliorando lentamente, molti sembrano dire che le abitudini nate durante la recessione sono dure a terminare. Queste abitudini potrebbero anche portare il prezzo del greggio ancora in alto o comunque che non si abbassano.

La situazione rimane complessa e anche in questo caso dipende molto dall’andamento del debito della zona euro.

Petrolio e debito della zona euro, i market maker del 2012

Petrolio e debito della zona euro, i market maker del 2012

Le borse asiatiche hanno perso terreno nel corso della sessione di oggi, sia per le vacanze di fine anno degli operatori che per la minaccia di possibili interruzioni nelle forniture di petrolio da parte dell’Iran, che ha già minacciato di fermare il flusso di petrolio proveniente dal Golfo. Di questa cosa ne risentiranno sicuramente anche i mercati europei, che potrebbero avere un andamento in calo oggi, o quantomeno avere una sessione difficile.

Il greggio degli Stati Uniti si è stabilizzato intorno alla quota di 101,30 dollari al barile, in aumento proprio in seguito alle preoccupazioni derivanti dal Medio Oriente. L’Iran ha infatti minacciato di chiudere i rubinetti se dovessero venire imposte delle sanzioni sulle sue esportazioni di petrolio. L’unico modo che l’Iran avrebbe di mettere in pratica le sue minacce e la guerra, ma tale possibilità appare bassa dato che nessun paese vorrebbe correre il rischio, soprattutto quando in tutto il mondo la crescita sarà probabilmente rallentata. Ma nonostante questo la questione Iran sarà una delle principali fonti di volatilità nel 2012, insieme alla crisi del debito della zona euro.

L’euro si attesta ancora  aquota 1,3065 contro il dollaro, rimanendo sopra il minimo da 11 mesi, ovvero quota 1,2945 , raggiunto all’inizio di questo mese. Domani verrà venduto il debito italiano, circa 8,5 miliardi di euro che forniranno un indicatore potente della propensione degli investitori. L’Italia dovrà rimborsare circa 100 miliardi di euro in rimborsi obbligazionari e pagamenti di cedole tra gennaio e aprile.

Negli Stati Uniti, intanto, i dati che arrivano dal mercato sono a supporto per una ripresa dell’economia, soprattutto in seguito al miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, che ha alzato la fiducia dei consumatori. L’Europa intanto deve superare diversi ostacoli, tra cui le aste dei titoli di Stato e l’attuazione del programma di salvataggio, prima di poter riacquistare la fiducia dei mercati sulla sua capacità di contenere la crisi del debito. Una volta che la prospettiva di risoluzione della crisi del debito sarà definita, allora anche gli altri dati economici, sia negli Stati Uniti che in Cina, ad esempio, potranno migliorare e sarà aumentata la propensione al rischio.

Il prezzo del greggio sale sulla scia dell’UE

Il prezzo del greggio sale sulla scia dell’UE

I prezzi del petrolio sono saliti verso la quota di 100 dollari al barile durante la giornata di ieri dopo che i leader europei hanno raggiunto un accordo sugli aiuti volti ad evitare una diffusione emorragica della crisi finanziaria della Grecia anche verso altri paesi europei.

Il petrolio per la consegna a settembre ha guadagnato 53 centesimi arrivando a quota 99,66 dollari al barile. A Londra, il Brent è aumentato di 45 centesimi, a quota 117,96 dollari al barile sullo scambio ICE Futures.

I funzionari europei hanno accettato di dare un secondo pacchetto di salvataggio del valore di 109 miliardi di euro alla Grecia. La decisione è stata presa in una riunione d’emergenza tenutasi a Bruxelles lo scorso giovedì.

Le preoccupazione degli investitori che la crisi del debito della Grecia possa diffondersi anche verso altri paesi europei come l’Irlanda, il Portogallo, l’Italia e la Spagna ha pesato sui mercati quest’anno.

I prezzi del greggio hanno avuto un forte impulso al rialzo, oltre che dalla decisione di aiutare la Grecia, anche in seguito alla decisione dell’Agenzia internazionale per l’energia di non rilasciare più petrolio.

L’AIE ha detto lo scorso 23 giugno che avrebbe liberato 60 milioni di barili di petrolio nel tentativo di abbassare i prezzi ed i commercianti hanno speculato sul fatto che il gruppo stia in realtà progettando di immettere più di barili nel mercato.

Un maggiore ottimismo sul contenimento del debito sovrano e del rischio ad esso legato, combinato con un supporto apparente da parte dell’AIE relativamente ad un rilascio immediato delle quote di magazzino, offre delle nuove opportunità per i prezzi del greggio.

Per chi volesse investire nel mercato delle valute, bisogna guardare con attenzione alla reazione dei mercati in seguito all’accettazione degli aiuti alla Grecia. Ora, infatti, dovrebbe essere pipù libertà e meno tensione in merito alla situazione attuale dei mercati e al loro futuro.

Il prezzo del greggio sale spinto dal ribasso del dollaro

Il prezzo del greggio sale spinto dal ribasso del dollaro

Il prezzo del petrolio greggio è rimbalzato nelle prime ore di oggi, guadagnando terreno supportato anche da un dollaro più debole, in seguito al fatto che Standard & Poor ha pubblicato un nuovo ed urgente warning sul debito degli Stati Uniti. C’ stata infatti una perdita del 2,4% del valore del greggio durante l’ultima sessione di trading del Nord America, dopo che il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, aveva escluso un ulteriore stimolo monetario.

Il greggio sta prendendo spunti dagli eventi economici che stanno accadendo negli Stati Uniti e nella zona euro. Dato che ieri sera S & P ha detto che c’è una possibilità del 50% di avere un default degli Stati Uniti a causa delle dispute politiche sul tetto del debito, il dollaro ne ha risentito. Questo avvertimento è arrivato un giorno dopo che Moody ha dato un rating di Aaa alle obbligazioni del governo statunitense, sulla revisione di un possibile downgrade, perché si teme solo un rischio piccolo, seppur sia un rischio crescente, e di breve durata.

Nel caso in cui ci fossero delle inadempienze degli Stati Uniti o ci fosse il tanto temuto downgrade del rating, questo metterà pressione sul dollaro e sui mercati delle materie prime pure, dato che indicherà che l’economia globale sta rallentando.

Le avvertenze sul debito americano sono arrivate in anticipo rispetto ai risultati della seconda tornata di stress test europei. Si attendono molto questi risultati, dato che si vuole vedere com’è la situazione bancaria in zona euro. In tal merito verrà pubblicato un elenco di banche che hanno esposizioni sul debito sovrano.

L’indice del dollaro DXY ha perso lo 0,10%, , scendendo a quota 75,045 da 75,286 durante le ultime ore di apertura della borsa di New York.

Come sappiamo, un dollaro più debole tende ad incoraggiare gli investimenti in dollari nelle materie prime, come appunto il petrolio.

L’effetto delle economie emergenti sulle economie sviluppate

L’effetto delle economie emergenti sulle economie sviluppate

La crescita dell’economia dell’Egitto ha diffuso una grande paura nelle economie di tutto il mondo, spostando l’attenzione degli investitori a livello globale. Questa paura è dovuta al periodo attuale che il mondo sta attraversando, un periodo in cui i prezzi dei prodotti alimentari e del petrolio si stanno alzando notevolmente e che potrebbero tradursi in astute mosse politiche da parte di alcuni investitori.

Dopo la cacciata del presidente della Tunisia Ben Ali, i manifestanti del Cairo sono scesi in strada al fine di invitare il presidente Hosni Mubarak a dimettersi.

L’instabilità politica in un’economia emergente mette i mercati emergenti di tutto il mondo a un palo. Questo potrebbe creare un effetto domine sui mercati energetici, sul debito pubblico, sulle commodities e sulle valute, nonché sul prezzo di assicurare gli investimenti esteri.

La situazione attuale dell’Egitto insegna agli investitori dei mercati emergenti di aspettarsi delle cadute nel breve periodo, proprio perché si tratta di un’economia emergente. Il Medio Oriente ha il motore per guidare l’inflazione ad ovest attraverso il controllo dei prezzi del petrolio.

Con i paesi come la Turchia e il Kenya che stanno tagliando i tassi di interesse, si anticipa lo spostamento del centro degli interessi politici. Coloro che investono nei paesi emergenti devonno concentrarsi non più sulla instabilità politica del paese, ma sui pericoli da affrontare da parte dei paesi sviluppati.

Tra i peggiori, la cacciata del governo saudita rende la situazione ancora più vulnerabile per gli investitori di tutto il mondo, dato che questa situazione colpisce direttamente i prezzi del carburante di tutto il mondo.

Gli analisti si chiedono come i disordini sociali e i prezzi delle materie prime nelle economie sviluppate possano incidere sui giganti, come gli Stati Uniti e la Cina. La risposta è semplice, maggiore è il costo del petrolio e più alti sono i costi delle aziende. Questo va sicuramente ad influire anche sulla disoccupazione.

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