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Il Kuwait rassicura i mercati circa il petrolio

Il Kuwait rassicura i mercati circa il petrolio

Il prezzo del petrolio è sceso dopo che l’Arabia Saudita ha promesso di mantenere i mercati ben forniti di greggio. Le preoccupazioni circa la crescita economica e la domanda di carburanti in Cina hanno gravato anche sui prezzi del greggio stesso. Il petrolio è salito oltre il 9 per cento questo anno e una situazione di stallo sul programma nucleare iraniano ha minacciato di interrompere le forniture di petrolio dal Medio Oriente. Ad oggi i prezzi elevati di petrolio e benzina possono anche frenare la crescita economica globale.

Il governo saudita ha detto che si propone di fornire un adeguato approvvigionamento di petrolio, di stabilizzare i mercati e di far tornare i prezzi del petrolio a livelli equi per i produttori, per i consumatori e per l’industria petrolifera. L’Arabia Saudita produce circa 10 milioni di barili al giorno e dice di avere la capacità di aumentare rapidamente la produzione fino a 12,5 milioni di barili al giorno.

L’Iran esporta invece più di 2 milioni di barili di petrolio al giorno. La minaccia di bloccare le spedizioni di petrolio attraverso lo stretto di Hormuz, strategicamente importante, ha fatto andare in crisi i mercati. Il governatore del Kuwait ha fatto sapere che l’Iran ha assicurato ai suoi vicini che non bloccherà questo corso d’acqua vitale, ma anzi che sta aumentando la produzione.

I sauditi e i kuwaitiani stanno cercando di inviare un messaggio al mercato, dicendo che non si dovrebbe essere così preoccupati per l’Iran. I leader occidentali sono preoccupati del fatto che l’Iran sta sviluppando armi e per questo cercano di mettere pressione finanziaria sul paese al fine di aprire i suoi impianti per un controllo. L’Iran dal canto suo respinge le accuse.

Anche la preoccupazione per un rallentamento dell’economia cinese ha messo sotto pressione i prezzi del petrolio. Il colosso minerario BHP Billiton ha delle previsioni di indebolimento della domanda cinese di minerale di ferro destinato alla siderurgia. La Cina ha inoltre alzato il prezzo della benzina per la seconda volta in due mesi, cosa che potrebbe danneggiare la domanda di carburante.

Tensioni in Libia, sale il greggio

Tensioni in Libia, sale il greggio

L’instabilità politica in Libia ha colpito la fiducia degli investitori, dato che ieri il mercato di Londra è scivolato in rosso. L’FTSE 100 è sceso di 15 punti. La crisi ha spinto il prezzo del petrolio ai massimi livelli dal settembre 2008.

I commercianti si rivolgono ad investimenti più sicuri, come l’oro o il dollaro statunitense. Il biglietto verde è infatti salito sia contro la sterlina che contro l’euro.

Con i mercati americani chiusi durante la giornata di ieri, i commercianti si sono concentrati sulla crisi in corso in Libia. Sulle banche è pesato sul mercato, con la Royal Bank of Scotland, in Inghilterra, in calo di quasi il 3% . Anche altre banche inglesi sono in calo, il Lloyds Banking Group ha perso poco, mentre scende di più la Barclays.

Come già detto, gli investitori si stanno rivolgendo a dei porti sicuri, come l’oro, che non viene intaccato dalla crisi in Libia, spingendo i prezzi dei metalli preziosi fino a 1.402 dollari l’oncia per l’oro.

Intanto le compagnie petrolifere hanno detto di mettere in pratica dei piani per evacuare i dipendenti in Libia. La Libia detiene le maggiori riserve di greggio in Africa, dunque è un punto di riferimento fondamentale per il petrolio. Il produttore più grande in Libia, Eni, ha detto in una dichiarazione di aver cominciato il rimpatrio del personale non essenziale e delle famiglie dei suoi dipendenti.

La società energetica norvegese Statoil ha detto che avrebbe chiuso la sua sede di Tripoli. Anche OMV d’Austria, che produce circa 34.000 barili di petrolio al giorno, ha detto che prevede di evacuare i suoi 11 addetti e le famiglie.

La compagnia petrolifera britannica BP, che svolge soltanto operazioni di esplorazione in Libia, ha detto che stava progettando di evacuare alcuni dei suoi 40 lavoratori stranieri, in gran parte da Tripoli.

La situazione è critica e ovviamente il prezzo del greggio ne risentirà ancora.

Il petrolio crolla al prezzo più basso da 3 mesi

Il petrolio crolla al prezzo più basso da 3 mesi

Il prezzo del greggio negli USA è sceso al livello più basso degli ultimi tre mesi, arrivando ad un prezzo al di sotto dei 74 dollari in seguito alla preoccupazione che la crisi del debito europeo possa frenare la crescita mondiale e la domanda energetica. La crisi del debito europeo infatti ha messo in evidenza che potrebbero esserci dei problemi per le prospettive di crescita dell’economia globale, e quindi della domanda di carburante.

Questo ovviamente pesa sulla fiducia dei mercati. Il sentiment del mercato sta infatti svolgendo un ruolo importante, dato che si è assistito ad un aumento dell’avversione al rischio tra i titoli azionari e alcuni mercati delle materie prime.

Nel lungo periodo tuttavia il prezzo del greggio è al rialzo, secondo quanto hanno detto gli economisti e gli esperti del settore. C’è stata infatti una risposta significativa verso i responsabili politici europei e il mercato ne sta ancora digerendo l’effetto, che dunque si verificherà in futuro.

Il greggio infatti ha avuto dei buoni guadagni durante la giornata di lunedì, dopo che l’UE ha annunciato il pacchetto di salvataggio da quasi 1.000 miliardi di dollari.

Intanto, è da segnalare la particolarità che paesi come l’Arabia Saudita, il Kuwait e l’Iraq hanno smesso, durante gli ultimi sei mesi, di utilizzare il WTI come prezzo di riferimento per le vendite di greggio agli Stati Uniti, a causa della disconnessione con i mercati mondiali del petrolio, il che implica generalmente dei prezzi più bassi. Essi invece usano il Sour Argus Crude Index, ASCI.

L’attenzione del mercato ora è rivolta verso gli indicatori economici degli Stati Uniti che saranno pubblicati nella giornata di oggi, ivi compresi la produzione industriale e le vendite al dettaglio del mese di aprile. Il mercato vuole infatti delle ulteriori indicazioni che la ripresa economica degli Stati Uniti stia diventando autosufficiente.

Il petrolio sale

Il petrolio sale

Il petrolio ha superato la zona 70 e 80 dollari al barile e secondo il gruppo OPEC non ci sono ancora segni di voler calmare questo rally, il che suggerisce che il prezzo del greggio potrebbe ancora salire. Qualsiasi ulteriore aumento dei prezzi, che sono quasi il 70 per cento più alti rispetto ad un anno fa, potrebbe portare preoccupazione tra i consumatori, anche a causa dei costi energetici più elevati per le imprese e per i consumatori stessi, in un periodo in cui la ripresa economica è ancora fragile.

L’Arabia Saudita, come molti altri membri dell’OPEC, hanno fatto sapere di voler vedere il prezzo del petrolio sui 70 – 80 dollari al barile abbastanza alto per i produttori, ma senza danneggiare la ripresa economica.

Secondo gli esperti quello che stiamo vedendo nel mercato è una sorta di fluttuazione. L’Opec non ha intenzione di prendere in considerazione la riduzione del prezzo del petrolio, almeno non fino a quando il greggio arriverà a 90 dollari al barile. Dunque se il prezzo si dovesse mantenere al di sopra dei 90 dollari, allora forse si potrebbe pensare di fare qualcosa.

I prezzi sono ancora ben al di sotto del livello record raggiunto nel 2008 e vicino a 150 dollari al barile, un aumento che ha colpito le economie dei paesi consumatori, già ferite dalla crisi finanziaria.

L’OPEC ha fatto sapere che il prezzo del greggio è suscettibile di scambi intorno al valore attuale durante i prossimi mesi, anche grazie al miglioramento economico e delle condizioni di mercato.

L’OPEC e l’Arabia Saudita in particolare hanno fatto sapere di essere in grado di aggiungere in modo sostanziale altro petrolio alle forniture globali, se necessario. Ma ci vorrà probabilmente un aumento dei prezzi. Potremmo dunque aspettarci un aumento dei prezzi a 90 dollari al barile.

Ultime novità sul petrolio

Ultime novità sul petrolio

La National Iranian Oil Co. ha impostato di ridurre i prezzi di vendita ufficiali del greggio che viene dato alle raffinerie asiatiche. La compagnia petrolifera di stato iraniana imposterà il prezzo delle future spedizioni di greggio, previste per il prossimo maggio, ad 1,60 dollari al barile al di sotto della media di riferimento.

Saudi Aramco, in quanto di proprietà dello Stato saudita, ieri ha tagliato il prezzo del greggio in Asia di 10 centesimi al barile.

Secondo gli economisti e gli esperti del settore, la domanda effettiva di prodotti petroliferi non è stata così forte. Poche sono le persone che pensano che la domanda di petrolio sia abbastanza forte per poter sostenere il mercato fisico. Anche alla luce di queste considerazioni bisogna effettivamente valutare questo abbassamento del prezzo del greggio.

L’azienda nazionale petrolifera dell’Iran annuncerà formalmente i suoi prezzi per le tre tipologia di greggio che devono essere fornite in Asia, nella zona del Mediterraneo, nel Nord Ovest dell’Europa e in Sud Africa. Questa indiscrezione arriva direttamente da un funzionario dell’azienda, che ha chiesto di non essere identificato a causa delle restrizioni della politica aziendale.

Intanto negli USA i futures sul greggio sono aumentati dell’1 per cento, portando il prezzo del petrolio verso gli 86 dollari al barile, ai massimi dall’ottobre del 2008, dopo che i dati hanno mostrato che i datori di lavoro degli Stati Uniti hanno creato posti di lavoro a marzo. La lettura dei libri paga, insieme ai dati di produzione positivi e ai segnali di una crescente domanda, è probabile che riescano a sostenere i prezzi del greggio verso dei valori ancora più alti.

Secondo gli esperti del settore stiamo assistendo ad un miglioramento della domanda di distillati. Inoltre grazie ad un aumento del traffico aereo, c’è un maggiore consumo di carburante e di gasolio, che si traduce in maggiore domanda. Negli USA gli ordini dei beni durevoli sono aumentati e tutto questo fa ben sperare per la domanda di distillati per i mesi a venire.

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