Tensioni in Libia, sale il greggio
L’instabilità politica in Libia ha colpito la fiducia degli investitori, dato che ieri il mercato di Londra è scivolato in rosso. L’FTSE 100 è sceso di 15 punti. La crisi ha spinto il prezzo del petrolio ai massimi livelli dal settembre 2008.
I commercianti si rivolgono ad investimenti più sicuri, come l’oro o il dollaro statunitense. Il biglietto verde è infatti salito sia contro la sterlina che contro l’euro.
Con i mercati americani chiusi durante la giornata di ieri, i commercianti si sono concentrati sulla crisi in corso in Libia. Sulle banche è pesato sul mercato, con la Royal Bank of Scotland, in Inghilterra, in calo di quasi il 3% . Anche altre banche inglesi sono in calo, il Lloyds Banking Group ha perso poco, mentre scende di più la Barclays.
Come già detto, gli investitori si stanno rivolgendo a dei porti sicuri, come l’oro, che non viene intaccato dalla crisi in Libia, spingendo i prezzi dei metalli preziosi fino a 1.402 dollari l’oncia per l’oro.
Intanto le compagnie petrolifere hanno detto di mettere in pratica dei piani per evacuare i dipendenti in Libia. La Libia detiene le maggiori riserve di greggio in Africa, dunque è un punto di riferimento fondamentale per il petrolio. Il produttore più grande in Libia, Eni, ha detto in una dichiarazione di aver cominciato il rimpatrio del personale non essenziale e delle famiglie dei suoi dipendenti.
La società energetica norvegese Statoil ha detto che avrebbe chiuso la sua sede di Tripoli. Anche OMV d’Austria, che produce circa 34.000 barili di petrolio al giorno, ha detto che prevede di evacuare i suoi 11 addetti e le famiglie.
La compagnia petrolifera britannica BP, che svolge soltanto operazioni di esplorazione in Libia, ha detto che stava progettando di evacuare alcuni dei suoi 40 lavoratori stranieri, in gran parte da Tripoli.
La situazione è critica e ovviamente il prezzo del greggio ne risentirà ancora.


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