Non si placa l’interesse dei mercati internazionali sulla Grecia. L’ultimo programma di salvataggio che il paese ha ricevuto fallirà se il nuovo governo non riuscirà a portare avanti le riforme. Lo dice il capo della sezione “missione greca” del Fondo monetario internazionale, Poul Thomsen. Facendo riferimento alla tranche da 130 miliardi di euro di finanziamento concessa al paese ellenico, Thomsen ha detto che il programma avrà successo solo se il nuovo governo porterà avanti le sue riforme.
Thomsen aggiunge che nessuno si aspetta che questo accada velocemente, ma è anche evidente che il sostegno da parte della comunità internazionale si potrà continuare ad avere solo se ci sarà un costante progresso.
Venerdì scorso l’FMI ha avvertito che il programma di prestiti della Grecia si trova di fronte a dei rischi eccezionalmente elevati, facendo notare ad Atene come potrebbe essere necessaria una ulteriore ristrutturazione del debito e dei finanziamenti aggiuntivi.
L’FMI ha detto la Grecia che non è in grado di assorbire eventuali shock o errori di programma, altrimenti si rischiano dei livelli di debito molto più alti. I funzionari sono particolarmente preoccupati per la capacità di Atene di mettere in pratica delle decisioni politicamente severe per poter andare avanti con la riforma economica che il paese ha promesso. Nel breve termine, il personale del FMI è molto interessato alle prossime elezioni, dato che i nuovi leader del paese potrebbero non essere così attivamente impegnati verso le politiche di tagli.
Secondo Thomsen, guardando retrospettivamente, ci sono certamente delle cose che avrebbero dovute essere fatte in maniera diversa. Secondo l’uomo del FMI, ad esempio, il programma fa troppo affidamento sull’aumento delle aliquote fiscali. Il comitato del fondo di salvataggio ha intanto approvato un prestito di 28 miliardi di euro per la Grecia come parte di un pacchetto più ampio, per garantire che la Grecia non vada in default sul proprio debito, cosa che, molti temono, potrebbe innescare un crollo dell’euro e una nuova recessione economica globale.
La Grecia ha detto di aver ricevuto abbastanza sostegno da poter arrivare a concludere la conversione del debito, che dovrebbe consentirgli di prendere il suo ultimo salvataggio. L’85,8% dei titolari greci del debito greco e il 69% dei debitori internazionali hanno concordato l’affare. Sono questi i numeri resi noti dal Ministero delle finanze greco. Per Atene era necessaria una quota del 75% per arrivare a far passare l’accordo, che prevede una perdita totale del 74%.
Eppure, solo il 69% degli obbligazionisti esteri hanno accettato l’accordo, con il paese che ha detto di aver prorogato il termine per questi obbligazionisti stranieri di iscriversi alla riduzione del debito fino al 23 marzo prossimo. Gli investitori sono ora in attesa di vedere se si costringeranno gli obbligazionisti a prendere parte all’accordo o se si applicheranno le clausole di azione collettiva.
Il ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, ha detto che a nome della Repubblica desidera esprimere il suo apprezzamento a tutti i creditori internazionali che hanno sostenuto lo storico ed ambizioso programma di riforma e di adeguamento e che hanno condiviso i sacrifici del popolo greco. La Grecia continuerà ad attuare le misure necessarie per realizzare gli aggiustamenti di bilancio e le riforme strutturali di cui ha bisogno, per tornare presto verso una crescita sostenibile.
L’Unione europea e il Fondo monetario internazionale hanno detto che se lo swap del debito non dovesse passare, allora per la Grecia non sarà possibile ottenere il suo ultimo piano di salvataggio, da 130 miliardi di euro.
Il commissario UE per gli affari economici e monetari, Olli Rehn, ha dichiarato all’inizio di questa settimana che non ci sarebbe stata alcuna offerta migliore e che l’accordo è di vitale per la stabilità finanziaria della zona euro. E’ importante che tutti gli investitori riconoscano che l’Europa si è impegnata al massimo per questo scambio e per salvare la situazione, dunque ci si augura la piena e volontaria partecipazione.
Il Parlamento greco ha votato, i manifestanti hanno protestato e gli edifici sono in fiamme. Quale futuro per la Grecia. Il paese ha bisogno di soldi, i quali saranno probabilmente erogati, per evitare il default di marzo. I media oggi si concentrano sull’austerità e sui tagli, argomenti centrali dell’Unione europea. Si cerca anche di dare fiducia nelle capacità della classe politica greca in termini di mantenimento della promessa di tagliare ancora i costi.
Il Fondo Monetario Internazionale ha rilasciato un rapporto a novembre in cui si osserva che i ritardi tecnici hanno impedito qualsiasi privatizzazione nel corso del terzo trimestre, le riforme strutturali non sono ancora state finite e altri tagli promessi devono ancora essere messi in pratica.
I funzionari stranieri stanno ora indagando più a fondo nei meccanismi dello stato greco. Praticamente i fondi di aiuti da parte dell’UE e del FMI non saranno dati e consegnati al pese fino a che non vi sia un taglio drastico delle spese. Questo costituisce fino ad ora il nucleo centrale del problema e spiega l’insistenza di diversi stati, tra cui la Germania, ad avere un’assicurazione sul fatto che i politici manterranno gli impegni presi.
L’UE ora costringerà il sistema politico greco a tagliare altri costi, come ad esempio quelli legati al settore del pubblico impiego o alle società che sono al momento sotto il controllo pubblico. Così, è ben chiaro che le richieste di riduzione del numero dei dipendenti pubblici e quelle legate alla privatizzazione delle aziende sono in realtà la chiave fondamentale per avere gli aiuti. Tutto dunque è nelle mani del sistema politico greco. Se la classe politica greca non dovesse essere in grado o non dovesse volere intervenire su questi punti, può essere solo una questione di tempo prima la pazienza si esaurisca sia per la UE che per il FMI e il finanziamento non venga più concesso, e allora?
Il parlamento greco ha approvato una misura di austerità che punta alla riduzione del debito, fondamentale per il paese per evitare il fallimento e rimanere nella zona euro. I legislatori hanno votato all’inizio di ieri a favore del disegno di legge che ha imposto delle severe misure di austerità in cambio di un accordo da 130 miliardi di euro con cui poter far fronte al debito con i creditori privati e ridurre il debito nazionale del paese. Il voto si è verificato dopo una serie di disordini e di saccheggi nella capitale greca.
Gli edifici della capitale greca sono in fiamme e il fuoco ha illuminato il cielo notturno nella capitale greca, in mezzo ai disordini. La votazione parlamentare sulla storica austerità e sulle misure legate a questo paese devono riuscire a prevenire il Paese dalla bancarotta.
Gli scontri sono scoppiati con oltre 100.000 manifestanti che tentano di manifestare contro i tagli drastici, come ad esempio un taglio dei posti di lavoro pubblici e il taglio del salario minimo.
Almeno 10 edifici sono stati dati alle fiamme, tra cui un cinema, una banca e un bar, i saccheggiatori hanno distrutto decine di negozi scatenando la peggiore rivolta in questi anni. Decine di agenti di polizia e almeno 37 manifestanti sono stati feriti, inoltre più di 20 sospetti ribelli sono stati arrestati.
Il Primo Ministro Lucas Papademos ha esortato alla calma, indicando che le ristrettezze economiche del paese sono fondamentali. Vandalismo e distruzione non portano alla democrazia e non saranno tollerate, lo ha detto Papademos al parlamento.
Dal maggio 2010 la Grecia è sopravvissuta, con 110 miliardi di euro che facevano parte del primo piano di salvataggio. Questo denaro si è rivelato insufficiente e un ulteriore pacchetto di salvataggio per un valore di 130 miliardi di euro dovrebbe essere approvato per permettere al paese di sopravvivere.
La Grecia deve convincere i creditori che il paese ha la volontà di attuare dei tagli alla spesa e delle riforme del settore pubblico che si concluderanno in anni di ristrettezza fiscale.
I legislatori greci sono stati chiamati ad approvare un accordo di austerità, profondamente impopolare, proprio ieri, per garantire il multi miliardario salvataggio ed evitare quello che il primo ministro Lucas Papademos ha chiamato caos economico. Dopo giorni di avvertimenti e minacce di ribellione, il Parlamento ha discusso un disegno di legge che stabilisce un miliardo di euro in tagli dei salari e delle pensioni.
Il disegno di legge ha causato scompiglio nella coalizione di governo, scompiglio che si è intensificato come la crisi sociale è cresciuta ancora di più in seguito al giro di tagli e di aumenti fiscali fatti per alleviare l’enorme onere del debito del paese.
Il voto è cominciato ieri subito dopo le 14:00 ora locale e questa mattina i mercati bancari e finanziari devono avere il messaggio che la Grecia sopravviverà. Intanto la Germania ha aumentato la pressione dicendo che c’è bisogno di interventi necessari, non solo di parole.
Sabato Papademos aveva avvertito che il mancato sostentamento del progetto di legge significherebbe un caos disordinato e porterebbe il paese ad una disastrosa situazione. Senza accordi, infatti, si creerebbero i requisiti per un caos incontrollato e una esplosione sociale. Il paese sarebbe coinvolto in un vortice di recessione, instabilità, e in una lunga miseria.
L’UE e l’FMI dicono di aver avuto abbastanza delle promesse non mantenute e che i fondi saranno concessi solo con il chiaro impegno dei leader politici greci di attuare le riforme. I greci devono chiudere il grave rischio e tornare in forza per uscire dalla crisi. La Grecia deve ora dimostrare di meritare i soldi del salvataggio.
Le misure di austerità comprendono 300 milioni di euro in tagli alle pensioni e una riduzione del 22 per cento del salario minimo da circa 750 euro al mese.
La situazione è critica e ora la Grecia deve dimostrare di poterla affrontare.