Cina, necessaria una riforma delle sue riserve
La Cina dovrebbe accelerare la riforma del suo operare nel mercato del forex in modo da ridurre l’esposizione al rischio per le sue enormi riserve. Come è noto la Cina detiene una quantità enorme di valute straniere, dunque la rapida crescita delle riserve valutarie genera dei rischi per la gestione valutaria stessa. A partire dalla fine di giugno, infatti, la Cina ha accumulato delle riserve forex pari a 3,2 trilioni di dollari, rispetto ai 2,8 trilioni che aveva verso la fine dello scorso anno.
L‘apprezzamento dello yuan non porterebbe ad avere delle perdite in queste riserve, dato che una perdita potenziale potrebbe aversi solo se le riserve saranno convertite nella valuta locale.
Tra le preoccupazioni circa un indebolimento del dollaro statunitense ed un eventuale default del debito americano, la Cina non ha fatto sapere se ridurrà le sue partecipazioni verso il Tesoro americano.
La Cina detiene la maggior quantità di Buoni del Tesoro nel mondo, dunque è un paese che può fare la differenza. Lo yuan ha toccato un record massimo dopo che la Banca popolare della Cina ha impostato il suo tasso di riferimento a sei anni a 6,4592 contro il dollaro statunitense.
La Cina deve ampliare la fascia giornaliera di fluttuazioni per la sua valuta, questo al fine di essere in grado di proteggere la sua economia da un mercato globale che è volatile. Ampliare la fascia di fluttuazioni dello yuan può aiutare ad un rischio minore in mezzo alle incertezze globali.
C’è anche chi ha nel frattempo esortato Pechino ad alzare i tassi di interesse per combattere l’inflazione. I tassi infatti dovrebbero essere aumentati fino a quando i tassi di interesse reali siano positivi. La banca centrale ha già aumentato i tassi quattro volte quest’anno e non è noto se prevede, prima della fine dell’anno, un ulteriore incremento degli stessi.


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