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Portogallo, chiesti 75 miliardi di euro

Portogallo, chiesti 75 miliardi di euro

Sappiamo che il Portogallo ha fatto richiesta ufficiale di aiuti verso l’UE. Il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha detto che ci vorranno circa due o tre settimane per valutare la richiesta di aiuti europei del Portogallo. Il pacchetto di aiuti che dovrà andare al paese probabilmente sarà dell’ordine di 75 miliardi di euro. Il Portogallo può inoltre pagare dei tassi simili a ciò che paga già la Grecia per i suoi prestiti, che sono stati rinegoziati il ​​mese scorso.

Al momento la Grecia paga una media del 3,5 per cento per i primi tre anni, pagherà poi il 4,5 per cento negli anni successivi. L’Irlanda, che sta cercando di ottenere delle condizioni migliori, paga invece attualmente una media del 5,8 per cento.

Si potrebbe pensare di ottenere un tasso di interesse più basso, come la Grecia. La stessa cosa avrebbe potuto fare anche l’Irlanda se solo avesse accettato di aumentare le imposte sulle società. Il Portogallo avrà bisogno di circa 15 miliardi di euro fino a quando il paese non otterrà un nuovo governo, ovvero all’inizio di giugno.

L’annuncio della richiesta di denaro da parte del Portogallo ha scatenato l’ottimismo sui mercati, dato che il peggio della crisi del debito sovrano in Europa dovrebbe essere finita. Non c’è più dunque paura di minaccia per la Spagna, che è la quarta economia più grande della zona euro.

Il ministro delle Finanze spagnolo, Elena Salgado, ha detto che esclude assolutamente il contagio dal Portogallo come paese di confine. Allo stesso tempo la regione euro è ancora minacciata dal rischio legato al fatto che i paesi che ricevono gli aiuti non siano in grado di domare i loro deficit, cosa che li porterebbe ad essere costretti a ristrutturare il loro debito. Anche per il nostro paese le acque si calmano, dato che l’Italia era vista come paese potenzialmente a rischio appena dopo la Spagna.

Il Portogallo chiede aiuti, cosa succede all’euro?

Il Portogallo chiede aiuti, cosa succede all’euro?

Il Portogallo sta partendo per l’avvio di un pacchetto di salvataggio che potrebbe portate un totale di 75 miliardi di euro nelle casse del paese. Il Portogallo dunque è diventato il terzo paese della zona euro a chiedere l’aiuto dell’Unione europea.

Il governo portoghese farà una richiesta ufficiale di aiuto alla Commissione europea entro la giornata di oggi, secondo quanto ha detto il ministro Pedro Silva Pereira in una conferenza stampa a Lisbona. La richiesta arriverà anche dal ministro delle Finanze, Fernando Teixeira dos Santos, che si trova in viaggio a Budapest per incontrare altri funzionari di altri 16 paesi della zona euro, questo domani.

Il Portogallo è l’ultima nazione a cercare un piano di salvataggio dopo che la Grecia ha iniziato la crisi del debito sovrano, travolgendo poi l’Irlanda. La sfida per dos Santos sarà quella di negoziare un tasso d’interesse sui prestiti che non strangoli l’economia del Portogallo.

Chiaramente andando a vedere la situazione del mercato, la richiesta del Portogallo è stata inevitabile, era solo una questione di tempistiche. Il primo ministro Jose Socrates ha detto che non aveva altra scelta che cercare aiuto, dato che il paese deve pagare 9 miliardi di euro di bond con scadenza tra aprile e giugno.

Il tasso sulle obbligazioni del Portogallo, che che Socrate si è dimesso il mese scorso e che si parla di elezioni anticipate, è salito di 5 punti base, al 8,58 per cento. Il Portogallo ha venduto ieri i suoi titoli di debito con un rendimento del 5,9 per cento, circa 200 punti base più di quello che la Germania paga sui suoi titoli di debito con scadenza a 30 anni.

Ovviamente anche l’euro ha risentito della cosa e si è indebolito dello 0,4 per cento contro il dollaro. La differenza di rendimento tra le obbligazioni portoghesi a 10 anni e i titoli tedeschi si è allargata di 3 punti base. Il costo per assicurare il debito sovrano portoghese è invece sceso di 4 punti base.

Sarà un’Europa a due livelli? Parte 2

Sarà un’Europa a due livelli? Parte 2

In Europa una delle possibilità che hanno le nazioni più deboli è quella di lasciare la moneta unica. Oppure, più probabilmente, fare in modo che la popolazione della Germania diventi sempre più frustrata dalle passività del suo paese mano a mano che ci saranno sempre più nazioni da salvare.

In realtà, l’economia globale non può permettersi di avere un crollo dell’euro. Questo infatti avrebbe un effetto catastrofico sul settore bancario. Le banche di tutto il mondo dovrebbero unirsi per garantire lo stanziamento di risorse sufficienti. La premessa di base della moneta unica, infatti, è stata la forza dei numeri.

Ma come alcuni esperti del settore dicono, sembra che il motivo per cui alcune economie stanno soffrendo tanto è perché sono costrette a tenere il passo con le maggiori economie europee. L’euro è stato fondato sulla capacità dei paesi della zona di mantenere le loro economie in sincronia, ma gli eventi degli ultimi anni hanno rivelato come questo meccanismo sia difettoso.

Con l’euro così indebolito, la sterlina è più forte, e gli esperti sono ottimisti sul fatto che potrebbe raggiungere il livello di 1,20 €, anche grazie al miglioramento delle condizioni economiche nel Regno Unito. E si potrebbe andare molto più alto se ci fossero ancora più problemi nella zona euro. Almeno il Regno Unito non è esposto al debito bancario degli altri paesi.

Questo ovviamente non vuol dire che il paese è al sicuro. Gli economisti prevedono nuove perdite di posti di lavoro per il nuovo anno, mentre al tempo la spesa scenderà, anche a causa dell’aumento dell’IVA al 20 per cento. Qualunque cosa accada, siamo ancora molto lontani rispetto ai picchi di 1,53 € che abbiamo visto prima della crisi.

E il resto del mondo? Il dollaro si è rafforzato, in quanto ha rivelato il suo secondo ciclo di allentamento quantitativo. Ancora una volta, viene considerata come una moneta sicura, insieme al franco svizzero e allo yen giapponese. Nel frattempo, Australia, Nuova Zelanda, Canada e Sud Africa sono ancora piuttosto fermi.

Sarà un’Europa a due livelli?

Sarà un’Europa a due livelli?
La marea inarrestabile di problemi sembra non andarsene. Il governo irlandese deve ancora ottenere l’approvazione per le misure di austerità dal  Parlamento, la prossima settimana, ma tutti pensano che verranno sfruttate fino in fondo. In questa maniera solo Portogallo, Spagna, Italia e Belgio devono ancora preoccuparsi.Improvvisamente l’enorme fondo di 665 miliardi di euro dell’UE non sembra più così enorme. Chi può permettersi di essere salvato, in futuro, prima che il fondo si esaurisca? La Grecia riceverà 120 miliardi nell’arco di tre anni, l’Irlanda 85 miliardi. Ecco come potrebbe essere la situazione in futuro per alcuni stati della nostra zona, andando a vedere il potenziale relativamente ai salvataggi.

Il Portogallo ha bisogno di 100 miliardi di euro, i mercati sembrano intenzionati a guidare il Portogallo verso un bail-out, il Belgio ha bisogno di 50 miliardi di euro, una goccia nel mare, la Spagna ha bisogno di una somma da 270 miliardi a 400 miliardi, potenzialmente troppo, mentre l’Italia ha bisogno di 500 miliardi, una somma troppo grande da poter considerare.

Le tensioni politiche stanno velocemente raggiungendo il punto di rottura, la carneficina nei mercati obbligazionari europei ha continuato alla fine della scorsa settimana. Per la maggior parte delle obbligazioni, lo spread rispetto alle obbligazioni della Germania è ora piu ampio. La Germania è politicamente sempre più distante dal resto d’Europa. La logica vuole che se c’è una maggiore diffusione del contagio, le autorità UE dovranno trovare un altro modo per salvare la UEM.

Certamente la zona euro non può permettersi di consentire ai paesi di sottoscrivere il loro intero debito bancario, come ha fatto l’Irlanda. Molti analisti di primo piano e diverse istituzioni stanno affermando che l’euro è in fase di collasso e che una zona euro a due livelli è possibile. Alcuni dicono che sarebbe meglio escludere i membri in difficoltà dalla UEM o lasciare il default sul proprio debito pubblico.

Standard & Poor’s, l’operatività in Europa

Standard & Poor’s, l’operatività in Europa

Andiamo a vedere come Standard & Poor’s opera in Europa, nel rispetto dei principali aspetti specifici del regolamento UE. Il regolamento UE chiede un meccanismo di rotazione che prevede un graduale cambiamento della composizione analitica delle squadre e dei comitati di rating, con ritazioni di 4 per gli analisti principali, 5 anni per gli altri analisti, 7 anni per gli approvatori del rating. Inoltre devono passare almeno 2 anni prima di poter tornare a far parte dello stesso team.

La politica di S & P’s e le linee guida sulla rotazione sono state introdotte nel 2008, come parte di una serie di misure che
sono impegnate a contribuire a ristabilire la fiducia dei mercati in quello che la S&P fa. Queste politiche e linee guida sono
state modificate per riflettere la recente adozione del regolamento UE. Dato che i criteri di rotazione dell’UE sono applicati in modo prospettico, al momento la S&P non farà in ogni caso alcun cambio negli analisti.

I requisiti di rotazione dell’UE vengono applicati agli analisti negli uffici che hanno la sede e che operano nell’Unione europea. La classica politica di rotazione di S & P’s rimane in vigore in altri luoghi, a meno che un paese specifico chieda dei requisiti differenti.

La politica interna di Standard & Poor’s vieta ai suoi dipendenti di accettare regali offerti in forma di denaro o in qualsiasi altra forma che abbiano un valore superiore ad un certo valore monetario minimo.

Il regolamento stabilito dalla UE prevede inoltre che i voti che sono distribuiti in Europa, compresi i voti esposti pubblicamente nei vari servizi di informazione, come Standard & Poor’s Global Credit Portal, e che sono rilasciati dagli uffici situati al di fuori dell’UE, debbano essere approvati dall’UE prima di poter essere utilizzabili a fini regolamentari. Il parere sulle  valutazioni deve essere chiaramente identificato come tale.

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