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Le aziende americane acquistano in Europa

Le aziende americane acquistano in Europa

Mentre l’Europa lotta contro la sua crisi del debito, le aziende americane e le società finanziarie di oltre oceano sono in mezzo alle difficoltà. Le vendite sono stimolate dato che le banche europee stanno rimescolando le carte per raccogliere i capitali e per ridurre le spese dei propri bilanci, spesso sotto gli ordini dai regolatori. Le istituzioni finanziarie europee scaricheranno fino a 3 miliardi di dollari di asset nei prossimi 18 mesi, secondo una stima di Morgan Stanley. In che maniera le imprese americane stanno sfruttando la crisi economica nella zona euro?

Questo mese un team di tre banchieri sono diretti in Grecia per esaminare una promettente società privata che non può ottenere credito da parte delle banche greche. Anche Google ha visto un’opportunità nella crisi. Ha infatti comprato l’edificio Montevetro a Dublino. Molte altre aziende stanno seguendo l’esempio dell’azienda di Mountain View.

Anche le società finanziarie americane stanno entrando in Europa, nonostante i loro problemi. Nell’ultimo trimestre, JPMorgan Chase ha aumentato il suo totale di crediti verso delle aziende mutuatarie europee. Kohlberg Kravis si sta espandendo da Londra verso l’Europa, sperando di sfruttare le opportunità di investimento. L’azienda potrebbe fare dei potenziali investimenti in questo paese, dove la crisi è iniziata.

Il mese scorso Wells Fargo ha acquistato 3,3 miliardi dollari in prestiti immobiliari, supportati da immobili commerciali presenti negli Stati Uniti, di proprietà della ex Anglo Irish Bank. Wells ha anche acquistato 2,4 miliardi di dollari in prestiti e in altre attività, sempre in Irlanda.

Gli esperti credono che tutti questi acquisti da parte di aziende straniere in Europa potranno portare una enorme quantità di denaro in Europa, il che potrebbe aiutare in qualche modo ad uscire dalla crisi. Anche la nostra valuta potrebbe avere in futuro un andamento in salita, in maniera particolare contro dollaro, sterlina e yen giapponese, proprio grazie a questi acquisti.

6 banche centrali agiscono in favore dell’UE

6 banche centrali agiscono in favore dell’UE

La Federal Reserve e altre grandi banche centrali ieri hanno permesso alle banche straniere di prendere più facilmente in prestito delle somme di denaro, grazie ad una manovra che cerca di prevenire il crollo globale dei mercati finanziari. L’ultima serie di interventi da parte delle banche centrali, compresa l’espansione di un programma già esistente da parte della Fed che consente alle banche estere di prendere in prestito dollari ad un tasso di interesse molto basso, riflette le preoccupazioni crescenti sui problemi finanziari dell’Europa, che ostacolano la crescita.

Come segnale del fatto che la crisi è sempre più globale, la banca centrale cinese, che ha cercato di rallentare la sua economia, surriscaldata dall’inflazione nel corso dell’ultimo anno, si è mosso inaspettatamente ma in maniera indipendente dalle azioni svolte dalle banche centrali ieri, incoraggiando le banche cinesi a chiedere nuovi prestiti.

In Europa e negli Stati Uniti la prospettiva di avere denaro a basso costo per facilitare le operazioni tra le banche ha fatto schizzare in alto gli indici azionari. Il DAX è salito di quasi il 5 per cento, lo Standard & Poor 500 è invece salito di oltre il 4 per cento.

Ma i politici e gli analisti si sono affrettati a porre cautela all’azione della Fed e delle banche centrali, dato che la stessa azione non ha affrontato i problemi fondamentali che minacciano la sopravvivenza stessa dell’unione monetaria europea. Nella migliore delle ipotesi gli sforzi delle banche centrali per allentare le condizioni finanziarie potrebbero consentire ai 17 paesi dell’Unione europea di avere un tempo sufficiente per concordare un piano per la conservazione dell’area euro stessa.

Il problema del debito sovrano europeo non si risolve solo con la liquidità, ma servono delle riforme pesanti.

I leader europei, sempre più preoccupati del quadro deteriorato, hanno detto che stavano creando un piano per convincere i mercati del fatto che i debiti di nazioni come Italia e Grecia non sono poi così grandi come si pensa, dunque basta impostare delle nuove regole al fine di vincolare il prestito stesso.

Secondo Olli Rehn, commissario europeo per gli affari economici e monetari, stiamo entrando in un periodo critico, della durata di 10 giorni, in cui si completerà la risposta alla crisi dell’Unione europea.

La crisi in Europa continua a farsi sentire

La crisi in Europa continua a farsi sentire

L’euro è sceso al suo minimo da sette settimane contro il dollaro, durante l’apertura della giornata di oggi. La nostra valuta fatica a trovare approvazione dai mercati, non vedendo la fine delle conseguenze della crisi del debito della zona euro. La moneta comune ha perso l’1,5 per cento, fino ad ora, durante questa settimana contro il dollaro USA, soprattutto a causa della pressione provocata dalla vendita, molto fiacca, dei bond tedeschi, che ha fatto crescere i timori di un contagio della crisi del debito.

Gli esperti si preparano ad un ulteriore calo dell’euro nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, anche se a breve la situazione può rallentare la discesa e addirittura può far avere delle oscillazioni di prezzo. Addirittura c’è chi dice che l’euro potrebbe scendere a quota 1,300 contro il dollaro nei prossimi due o tre mesi.

L’euro si trova vicino ai minimi da quasi sette settimane anche contro lo yen, a circa 102,7o .

La situazione della zona euro è ancora nera. I colloqui che hanno fatto ieri i leader della Germania, della Francia e dell’Italia sono stati offuscati dalla persistente opposizione della Germania alla creazione dei bond della zona euro e all’assegnazione di un ruolo più importante alla Banca centrale europea al fine di affrontare la crisi.

Alcuni funzionari francesi e dell’Unione europea avevano sperato che Berlino potesse rivedere la sua decisione soprattutto dopo che la Germania stessa ha avuto problemi a vendere i suoi titoli. Ma il cancelliere tedesco Angela Merkel non si è lasciata intimidire.

Nel frattempo anche in altri paesi la crisi europea, di rimando, si fa sentire. Il leader della banca centrale dell’Australia, ha detto ieri che la crisi del debito in Europa si sta rapidamente avvicinando ad un punto in cui il mondo intero potrebbe esserne gravemente danneggiato e ha esortato i politici ad agire in fretta per calmare la situazione.

Il G20 di Cannes e gli effetti sui mercati

Il G20 di Cannes e gli effetti sui mercati

Con i problemi di Grecia, Irlanda e Portogallo, i paesi della zona euro stanno cercando aiuto da parte del FMI al fine di utilizzare le sue riserve finanziarie per prevenire la crisi del debito e la sua diffusione. Il modo più probabile in cui la zona euro potrebbe ancora ottenere ulteriori finanziamenti è un conto speciale sotto l’egida del Fondo monetario internazionale. Tali investimenti potrebbero quindi essere usati per aumentare i fondi di salvataggio propri della unione monetaria. Stiamo parlando del famoso fondo salva stati da 440 miliardi di euro.

Ma il cancelliere tedesco Angela Merkel e il capo del Fondo Monetario, Christine Lagarde, hanno detto durante l’ultimo G20 che non un solo paese avrebbe preso un impegno fermo a partecipare a questo fondo. L’aumento delle risorse del FMI è stato infatti progettato per aiutare tutti i paesi del mondo, non solo la zona euro.

Le dichiarazioni finali del G20 hanno anche reso noto come il FMI dovrebbe, in qualche modo, riuscire ad avere dei circa la possibilità di convertire la valuta di riserva del proprio fondo in denaro, presso le banche centrali di tutto il mondo. Ora i ministri delle finanze dovranno elaborare i dettagli di tali misure.

La mancanza di progressi che sono stati fatti al G20 in merito alla crisi del debito ha turbato alcuni paesi e i mercati, che pensano che potrà esserci una nuova recessione nella zona euro. Ogni giorno che la crisi della zona euro continua, ogni giorno in cui tale crisi non è risolta, è un giorno che ha un effetto raggelante sul resto dell’economia mondiale. Sono le parole del primo ministro britannico David Cameron. L’Inghilterra è pronta a fare la sua parte per contribuire a stabilizzare l’economia mondiale, ma secondo Cameron non si può chiedere ai paesi del FMI o ad altri di sostituire l’azione che deve essere presa entro la stessa zona euro.

Il G20 non dà risposte precise, mercati in calo

Il G20 non dà risposte precise, mercati in calo

L’Europa non è riuscita a dare ai leader delle economie più ricche del mondo una risposta concreta ai suoi problemi di debito, ma ognuno ha lasciato il summit sollevato dal fatto di aver portato il primo ministro greco alla decisione di non tenere in ostaggio il mondo con un voto sul salvataggio. Si è dovuto rimproverare in pubblico il primo ministro greco George Papandreou, la sua politica e la situazione della Grecia, ma il piano di salvataggio torna di nuovo in pista.

Gli investitori avevano sperato che il Gruppo dei 20 paesi della zona euro avrebbe preso delle decisioni migliori, ma i leader del G20 hanno detto che l’Europa deve aiutare se stessa per prima. Inoltre si è deciso che il Fondo Monetario Internazionale potrebbe essere rafforzato per dare un aiuto ancora maggiore, ma non prima di altri tre mesi.

La crisi del debito che ha scosso la zona euro negli ultimi due anni, ha raggiunto un nuovo massimo e ora minaccia di spingere l’economia mondiale in una seconda recessione. Nonostante la potenza di fuoco politico al vertice di Cannes, che comprendeva i capi d’Europa, Cina, Russia, Brasile, India e Stati Uniti, tra gli altri, non si è arrivati ad una decisione corretta dato che l’incontro è stato oscurato dai disordini politici in Grecia e dalle preoccupazioni per l’Italia, che ha accettato la supervisione del FMI sui suoi sforzi di riforma.

Proprio tali sforzi hanno lasciato aperte molte questioni importanti, facendo si che i paesi più ricchi, come la Cina, la Russia o il Brasile si impegnino a dare una mano al mondo con dei fatti concreti oltre che con delle semplici parole. E’ importante che il Fondo monetario internazionale abbia delle risorse rinforzate, secondo Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione europea. Tuttavia, le decisioni su come rafforzare il Fondo monetario internazionale sono state rimandate a febbraio.

La mancanza dei dettagli ha deluso i mercati, con le azioni, le obbligazioni e l’euro che sono stati in calo. L’Italia in particolare ha dovuto vendere il suo debito a dei tassi che hanno colpito nuovi livelli massimi.

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