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Cosa imparare dal Portogallo in merito alla crisi europea, parte 3

Cosa imparare dal Portogallo in merito alla crisi europea, parte 3

Abbiamo già parlato negli scorsi articoli del Portogallo e della sua situazione dopo aver ricevuto gli aiuti economici di cui aveva bisogno. Il lieve aumento del rapporto debito-PIL del paese indica che non necessariamente gli aiuti rendono più facile uscire dalla crisi del debito. La Spagna, il cui rapporto tra debito e PIL era del 36 per cento prima della crisi e che dovrebbe arrivare all’84 per cento entro il 2013, o l’Italia, che aveva un rapporto debito/PIL pari al 105 nel 2009 e che dovrebbe raggiungere un valore di tale rapporto del 126 per cento entro il prossimo anno, potrebbero avere ancora più difficoltà.

Ancora più impressionante la situazione della Grecia, che ha un rapporto tra debito e PIL di quasi il 160 per cento.

Se il Portogallo e gli altri paesi debitori europei trovano sempre più difficile ripagare i creditori a causa della crescita lenta, alcuni esperti predicono che potrebbe arrivare il momento di negoziare la svalutazione del debito. E’ una cosa già successa in America Latina nel 1980, quando fu chiaro che la spinta incessante del FMI stava impedendo la crescita di cui i paesi aveva bisogno per pagare il debito.

Gli economisti accettano il fatto che durante la fase iniziale di un vasto programma di regolazione della spesa, il rapporto debito-PIL possa crescere ancora leggermente. Tuttavia nel corso del tempo l’economia si riprenderà a sufficienza in maniera da permettere al paese di generare un avanzo primario.

Ma ci sono molti che credono che, proprio come il debito della Grecia è fondamentalmente insostenibile, lo stesso vale anche per il Portogallo, che avrebbe bisogno di produrre un avanzo primario di circa il 10 per cento del PIL nei prossimi anni per ridurre il suo debito ad un livello migliore. Questo richiederebbe un certo grado di tagli alla spesa, ben oltre ciò che si è in grado di raggiungere.

Cosa imparare dal Portogallo in merito alla crisi europea, parte 2

Cosa imparare dal Portogallo in merito alla crisi europea, parte 2

Abbiamo già parlato della situazione del Portogallo nello scorso articolo e di come oggi il paese si trovi dopo gli aiuti economici che ha ricevuto e dopo i vari da parte dell’UE e del FMI. Relativamente alla situazione economica generale del paese portoghese, possiamo vedere che la situazione economica del Portogallo si è ridotta del 1,5 per cento nel 2011 e che si prevede una ulteriore contrazione del 3 per cento nell’anno in corso. Il popolo portoghese ha fino ad ora sopportato tutte le privazioni a cui è stato obbligato, ma ora sta cominciando a perdere la pazienza.

Una dimostrazione pacifica di oltre 100.000 persone si è avuta nel paese portoghese, per manifestazione contro le misure di austerità e contro la percentuale di disoccupazione (13%) del paese. Il numero uno del più grande sindacato del Portogallo ha promesso che ci saranno ulteriori manifestazioni.

Il FMI, da parte sua, prevede che il Portogallo finirà per crescere abbastanza da poter tagliare il suo debito ad un livello gestibile. Ma, allo stesso modo, il FMI avverte che se la crescita dovesse essere peggiore del previsto, allora il debito del Portogallo non sarebbe sostenibile.

Il ministro delle finanze, Gaspar, economista ed ex direttore di ricerca presso la Banca centrale europea, insiste sul fatto che il debito del suo paese è ancora gestibile. Quest’anno ha intenzione di ridurre drasticamente i pagamenti delle pensioni del governo e di tagliare i pagamenti dei bonus che i lavoratori del settore pubblico da tempo guadagnano.

Nel discutere la situazione del suo paese, Gaspar preferisce concentrarsi sugli effetti che i suoi sforzi hanno avuto sul deficit di bilancio del Portogallo, che è sceso al 5,6 per cento lo scorso anno contro il 9,1 per cento nel 2010.

Gaspar ha ottenuto i consensi dalla leadership sia in Europa che nel FMI, desiderosi di difendere un esemplare di ripresa economica in contrasto con il disastro della Grecia. In effetti, il Portogallo è considerato un modello di riforma che l’Unione Europa e il Fondo monetario internazionale avevano ampiamente previsto.

Cosa imparare dal Portogallo in merito alla crisi europea

Cosa imparare dal Portogallo in merito alla crisi europea

Mano a mano che il debito che affligge la Grecia rende sempre più difficile per il paese ellenico far fronte ai termini rigorosi a cui deve sottostare per ricevere il suo prossimo aiuto economico, la lezione del Portogallo potrebbe essere da non dimenticare. A differenza della Grecia, il Portogallo è una nazione debitrice che ha fatto tutto ciò che l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale hanno chiesto loro, in cambio dei 78 miliardi di euro di aiuto economico, ricevuti lo scorso maggio. Nonostante tutto, il Portogallo sta ancora perdendo terreno.

Il rapporto del debito del paese con il suo prodotto interno lordo era del 107 per cento quando il paese ha ricevuto il salvataggio, oggi è del 118 per cento.

Questo non è necessariamente dovuto al fatto che il debito complessivo del Portogallo sta crescendo, ma al fatto che la sua economia si sta restringendo. E gli economisti dicono che lo stesso circolo vizioso potrebbe prendere piede nel resto d’Europa.

Altri due paesi strettamente sorvegliati nella lista del debito, Spagna e Italia, hanno un incremento del rapporto tra debito e PIL, anche se, come il Portogallo, hanno adottato delle misure di sensibilizzazione del bilancio.

Senza crescita, la riduzione dei livelli di debito diventa quasi impossibile. E’ una cosa simile a cercare di voler ripagare un grande saldo negativo della propria carta di credito dopo aver preso un taglio nello stipendio. È possibile tagliare le spese, ma con un reddito inferiore diventa difficile mettere da parte i soldi per pagare il debito.

Vitor Gaspar, ministro delle finanze portoghese che è arrivato al potere nel quadro del nuovo governo del paese, la scorsa estate, è molto apprezzato dai funzionari europei dell’economia e delle finanze. Ha infatti ridotto il deficit di bilancio del governo di più di un terzo fino ad ora, attraverso delle misure severe che includono tagli alla spesa e ai salari, ripristini pensionistici e aumenti delle tasse.

Ma molti economisti dicono che queste decisioni non porteranno a nulla di nuovo e di buono.

Grecia, bisogna cambiare subito

Grecia, bisogna cambiare subito

Il Parlamento greco ha votato, i manifestanti hanno protestato e gli edifici sono in fiamme. Quale futuro per la Grecia. Il paese ha bisogno di soldi, i quali saranno probabilmente erogati, per evitare il default di marzo. I media oggi si concentrano sull’austerità e sui tagli, argomenti centrali dell’Unione europea. Si cerca anche di dare fiducia nelle capacità della classe politica greca in termini di mantenimento della promessa di tagliare ancora i costi.

Il Fondo Monetario Internazionale ha rilasciato un rapporto a novembre in cui si osserva che i ritardi tecnici hanno impedito qualsiasi privatizzazione nel corso del terzo trimestre, le riforme strutturali non sono ancora state finite e altri tagli promessi devono ancora essere messi in pratica.

I funzionari stranieri stanno ora indagando più a fondo nei meccanismi dello stato greco. Praticamente i fondi di aiuti da parte dell’UE e del FMI non saranno dati e consegnati al pese fino a che non vi sia un taglio drastico delle spese. Questo costituisce fino ad ora il nucleo centrale del problema e spiega l’insistenza di diversi stati, tra cui la Germania, ad avere un’assicurazione sul fatto che i politici manterranno gli impegni presi.

L’UE ora costringerà il sistema politico greco a tagliare altri costi, come ad esempio quelli legati al settore del pubblico impiego o alle società che sono al momento sotto il controllo pubblico. Così, è ben chiaro che le richieste di riduzione del numero dei dipendenti pubblici e quelle legate alla privatizzazione delle aziende sono in realtà la chiave fondamentale per avere gli aiuti. Tutto dunque è nelle mani del sistema politico greco. Se la classe politica greca non dovesse essere in grado o non dovesse volere intervenire su questi punti, può essere solo una questione di tempo prima la pazienza si esaurisca sia per la UE che per il FMI e il finanziamento non venga più concesso, e allora?

Grecia, caos nel paese

Grecia, caos nel paese

Il parlamento greco ha approvato una misura di austerità che punta alla riduzione del debito, fondamentale per il paese per evitare il fallimento e rimanere nella zona euro. I legislatori hanno votato all’inizio di ieri a favore del disegno di legge che ha imposto delle severe misure di austerità in cambio di un accordo da 130 miliardi di euro con cui poter far fronte al debito con i creditori privati e ridurre il debito nazionale del paese. Il voto si è verificato dopo una serie di disordini e di saccheggi nella capitale greca.

Gli edifici della capitale greca sono in fiamme e il fuoco ha illuminato il cielo notturno nella capitale greca, in mezzo ai disordini. La votazione parlamentare sulla storica austerità e sulle misure legate a questo paese devono riuscire a prevenire il Paese dalla bancarotta.

Gli scontri sono scoppiati con oltre 100.000 manifestanti che tentano di manifestare contro i tagli drastici, come ad esempio un taglio dei posti di lavoro pubblici e il taglio del salario minimo.

Almeno 10 edifici sono stati dati alle fiamme, tra cui un cinema, una banca e un bar, i saccheggiatori hanno distrutto decine di negozi scatenando la peggiore rivolta in questi anni. Decine di agenti di polizia e almeno 37 manifestanti sono stati feriti, inoltre più di 20 sospetti ribelli sono stati arrestati.

Il Primo Ministro Lucas Papademos ha esortato alla calma, indicando che le ristrettezze economiche del paese sono fondamentali. Vandalismo e distruzione non portano alla democrazia e non saranno tollerate, lo ha detto Papademos al parlamento.

Dal maggio 2010 la Grecia è sopravvissuta, con 110 miliardi di euro che facevano parte del primo piano di salvataggio. Questo denaro si è rivelato insufficiente e un ulteriore pacchetto di salvataggio per un valore di 130 miliardi di euro dovrebbe essere approvato per permettere al paese di sopravvivere.

La Grecia deve convincere i creditori che il paese ha la volontà di attuare dei tagli alla spesa e delle riforme del settore pubblico che si concluderanno in anni di ristrettezza fiscale.

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