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Perché il salvataggio Europeo aiuta più gli altri paesi che la Grecia

Perché il salvataggio Europeo aiuta più gli altri paesi che la Grecia

La Grecia ha ottenuto il salvataggio. Ma mentre i 130 miliardi di euro di salvataggio non sono ancora in grado di salvare la Grecia dall’inadempienza dei suoi debiti e dall’abbandonare l’euro, molti economisti dicono che questo aiuto dà ad altri governi europei e alle banche un’opportunità per rafforzare le loro finanze. L’adozione di tali misure le lascerebbe meno vulnerabili nel caso in cui la Grecia dovesse fallire.

Il salvataggio fa di più per proteggere l’Europa dalla Grecia che la Grecia stessa dal fallimento. Un simile approccio è stato ideato anche una decina di anni fa, quando l’Argentina ha avuto dei grandi problemi finanziari nel corso del 2002. Effettivamente, sembra che abbia funzionato. Da allora, i salvataggi dei mercati finanziari hanno sempre dato il tempo ad altri paesi di proteggersi.

Senza il fondo di salvataggio, la Grecia avrebbe saltato il pagamento dovuto il 20 marzo prossimo, tra 10 giorni, e sarebbe caduta nel caos, magari portando anche il sistema finanziario europeo all’interno di questo caos. E’ la seconda volta che la Grecia ha dovuto essere salvata, con il primo salvataggio da 146 miliardi di dollari avuto nel 2010.

Per il resto d’Europa, questa tregua significa che la zona euro può creare finalmente un fondo permanente di salvataggio, il noto meccanismo europeo di stabilità. Si sta ancora parlando sulla possibilità di aumentare la capacità complessiva del fondo a 1.000 miliardi di euro. Al momento infatti il fondo ha una capacità troppo piccola, che difficilmente potrebbe aiutare le grandi economie, come Italia e Spagna, nel caso in cui ne avessero bisogno.

Le banche inoltre possono raccogliere più capitale. L’Autorità bancaria europea ha detto che le banche europee devono raccogliere circa 130 miliardi di euro in capitale. Per farlo, c’è bisogno di un certo livello di protezione dal default della Grecia, il quale lascerebbe delle grandi perdite e creerebbe un grosso buco nelle finanze del paese.

La Grecia prosegue verso la riduzione del suo debito

La Grecia prosegue verso la riduzione del suo debito

La Grecia ha detto di aver ricevuto abbastanza sostegno da poter arrivare a concludere la conversione del debito, che dovrebbe consentirgli di prendere il suo ultimo salvataggio. L’85,8% dei titolari greci del debito greco e il 69% dei debitori internazionali hanno concordato l’affare. Sono questi i numeri resi noti dal Ministero delle finanze greco. Per Atene era necessaria una quota del 75% per arrivare a far passare l’accordo, che prevede una perdita totale del 74%.

Eppure, solo il 69% degli obbligazionisti esteri hanno accettato l’accordo, con il paese che ha detto di aver prorogato il termine per questi obbligazionisti stranieri di iscriversi alla riduzione del debito fino al 23 marzo prossimo. Gli investitori sono ora in attesa di vedere se si costringeranno gli obbligazionisti a prendere parte all’accordo o se si applicheranno le clausole di azione collettiva.

Il ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, ha detto che a nome della Repubblica desidera esprimere il suo apprezzamento a tutti i creditori internazionali che hanno sostenuto lo storico ed ambizioso programma di riforma e di adeguamento e che hanno condiviso i sacrifici del popolo greco. La Grecia continuerà ad attuare le misure necessarie per realizzare gli aggiustamenti di bilancio e le riforme strutturali di cui ha bisogno, per tornare presto verso una crescita sostenibile.

L’Unione europea e il Fondo monetario internazionale hanno detto che se lo swap del debito non dovesse passare, allora per la Grecia non sarà possibile ottenere il suo ultimo piano di salvataggio, da 130 miliardi di euro.

Il commissario UE per gli affari economici e monetari, Olli Rehn, ha dichiarato all’inizio di questa settimana che non ci sarebbe stata alcuna offerta migliore e che l’accordo è di vitale per la stabilità finanziaria della zona euro. E’ importante che tutti gli investitori riconoscano che l’Europa si è impegnata al massimo per questo scambio e per salvare la situazione, dunque ci si augura la piena e volontaria partecipazione.

La crisi europea potrebbe riflettersi anche sugli USA

La crisi europea potrebbe riflettersi anche sugli USA

La crisi del debito europeo rimane una minaccia significativa per l’economia americana, anche con i segnali di ripresa che attualmente ci sono. Lo ha detto Rich Berg, Amministratore Delegato della Performance Trust Capital Partners, un fondo di investimenti con 10 miliardi di dollari, con sede a Chicago, il quale ha espresso anche dei dubbi circa il successo degli sforzi per aiutare la Grecia e gli altri paesi europei alle prese con il debito.

I più recenti sforzi per alleggerire il debito della Grecia, con l’ultimo salvataggio da 130 miliardi di dollari annunciato pochi giorni fa, non porta ad altro che a far salire dei prestiti per ritardare quello che è inevitabile. E’ insostenibile, a un certo punto, spendere più denaro di quanto si sta portando in casa.

Relativamente agli USA, Berg ha detto che il governo federale e quello statale dell’Illinois devono affrontare dei grossi problemi di spesa e di debito, anche se non sulla scala dell’Europa. La preoccupazione maggiore è il fatto che la volontà politica di rimettere veramente a posto le cose non esiste. Non c’è alcun senso di urgenza nell’affrontare una situazione che, invece, lo meriterebbe, secondo Berg.

Il pericolo è che i problemi del debito si rifletteranno anche sulle economie più grandi, così come su tutta Wall Street. Non c’è una soluzione a lungo termine al momento e quello che si sta facendo è solo una soluzione a breve termine. Ecco perché si rischia una nuova recessione.

Quando si parla di investimenti sono in molti a avere incertezza, lo si capisce anche dal mercato delle valute forex. Ci sono infatti tante valute che si muovono in maniera decisamente inattesa, portando diversi investitori a perdere denaro. In questi momenti, in ogni caso, se fatto bene e con coerenza, il mercato delle valute può portare a grandi guadagni, dato che permette di guadagnare anche se i mercati sono in discesa.

Portogallo, perché non è possibile tornare ai mercati nel 2013

Portogallo, perché non è possibile tornare ai mercati nel 2013

Il FMI si aspetta che il Portogallo possa tornare sui mercati obbligazionari nel 2013. Certo, il Portogallo non è la Grecia e la situazione del paese è decisamente migliore. Ma ci sono abbastanza motivi per cui il Portogallo non potrà, almeno non facilmente, tornare ai mercati entro il prossimo anno, che poi sono gli stessi motivi per cui il paese potrebbe aver bisogno di un secondo aiuto.

Per prima cosa l’austerità, ovvero la mancanza di crescita. Il governo portoghese sta tagliando le spese e aumentando le tasse, anche per affrontare il deficit. Questi passaggi frenano qualsiasi potenziale di crescita, abbassano il gettito fiscale e ingrandiscono il debito in rapporto al PIL.

Debito nascosto. Ancora una volta, il Portogallo non è la Grecia. Anche la Spagna ha un problema di debito nascosto, che è probabilmente peggiore del Portogallo. Tuttavia è una cosa che c’è e non può essere ignorata.

Recessione in Europa. Le previsioni per l’Europa stanno diventando più nuvolose e per il Portogallo la situazione non è diversa. L’aggiunta di una nuova recessione potrebbe mettere a rischio la crescita del paese.

Subordinazione della BCE. Nel caso della Grecia, le obbligazioni detenute dalla Banca centrale europea sono esenti da taglio. Questo può certamente spaventare gli investitori privati ​​che stanno pensando di investire in Portogallo. In caso di ristrutturazione del debito, saranno gli obbligazionisti privati a soffrire ancora una volta?

Difficoltà di accesso al credito. Tornando all’esempio della Grecia, nonostante la subordinazione da parte della BCE, la natura della ristrutturazione greca, che è stata volontaria, e le clausole legate all’azione collettiva che sono stati aggiunte in seguito, potrebbero alla fine toccare allo stesso modo anche il Portogallo. Senza una reale protezione a portata di mano, perché gli investitori dovrebbero rischiare con il Portogallo?

Il Portogallo ha bisogno di riforme di grande successo o di un cambiamento del destino economico dell’intero continente per poter tornare ai mercati il prossimo anno.

La zona euro ora punta ad aumentare il fondo di salvataggio

La zona euro ora punta ad aumentare il fondo di salvataggio

I leader europei sposteranno la loro attenzione questa settimana verso un piano di salvataggio greco, alla prospettiva di rafforzare il muro della regione europea contro la crisi del debito e il suo contagio. Dopo che i legislatori di Germania e Finlandia hanno dato il loro voto di approvazione al secondo pacchetto di salvataggio greco, l’Unione Europea si rivolge al vertice del primo e del 2 marzo, a Bruxelles. I leader dei 17 paesi membri dell’unione monetaria decideremo se alzare il limite di 500 miliardi di euro di finanziamento.

Mentre la Banca centrale europea prepara un secondo giro di prestiti per aiutare a puntellare le banche della regione, i responsabili politici si concentrano su prevenire un crollo greco al fine di sfruttare i segni di un miglioramento dell’economia globale.

L’ultimo piano di salvataggio greco offre la possibilità per i leader della zona euro di creare un muro migliore in questo senso, più organizzato e più grande.

Il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha respinto le richieste di rendere disponibili dei fondi di salvataggio sempre più grandi. Schaeuble ha detto che la risposta della Germania a tali richiesta è stato un no. La resistenza ha creato una situazione di stallo in cui la Germania ha cercato di radunare un gruppo di 20 nazioni per trovare nuove risorse per il Fondo monetario internazionale, sfruttando la riunione del G20 in Messico.

Le nazioni del G20, guidate dagli Stati Uniti, hanno rifiutato di venire in soccorso all’Europa, dicendo che qualsiasi decisione dipenderà dai governi dell’euro.

I leader della zona euro saranno anche chiamati a spingere il mercato verso la crescita economica, respingendo le critiche che la risposta alla crisi del debito ha creato e messo in piedi troppa austerità. E’ chiaro infatti che le cose in Grecia, ma anche altrove, non potranno muoversi verso un futuro migliore se non ci sono degli impulsi di crescita.

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