L’euro nel lungo periodo
La situazione in zona euro non è delle migliori, anzi. La Grecia ha preso il suo finanziamento e ora si tenta di salvare le banche della zona euro. Andando a vedere un quadro a più lungo termine per la moneta comune, possiamo vedere che questo è ancora molto cupo.
Potenzialmente la valuta unica potrebbe trovarsi in una situazione molto peggiore di quella di adesso prima di iniziare a migliorare. L’euro è diminuito di oltre il 6% contro il dollaro durante la scorsa settimana. Siamo ai livelli più alti in termini di calo contro il dollaro fatti mai registrare in una sola settimana di trading, appena un filo quel 6,8% di calo fatto segnare ad ottobre 2008, in piena crisi finanziaria mondiale.
Ora l’euro è nella mani della BCE. Se si continua a perseguire la strada intrapresa fino ad ora e a dire che tutto è sotto controllo e che le cose vanno bene, allora la crisi del debito sovrano potrebbe diffondersi anche nel settore privato e potrebbe trascinare l’intera economia mondiale in una fase di grave crisi.
Intanto i posti di lavoro USA la scorsa settimana sono stati migliori del previsto. La crisi in zona euro si è ovviamente estesa anche presso altri mercati finanziari globali anche se non dovrebbe intaccare la crescita globale. Alcune valute strettamente legate alla crescita globale, infatti, come il dollaro neozelandese e il real brasiliano, si sono rafforzate nei confronti della valuta statunitense.
Gli investitori ancora puntano forte contro la nostra valuta. Con l’indebolimento del valore dell’ICE Dollar Index, l’indice che valuta il biglietto verde contro le altre valute mondiali, il PowerShares US Dollar Index Bearish Fund di Deutsche Bank è aumentato dello 0,51% verso la fine della scorsa settimana, mentre PowerShares US Dollar Index Bullish Fund, sempre di Deutsche Bank, è sceso dello 0,45%. Questi due fondi, che sono negoziati in borsa, sono basati sugli indici della Deutsche Bank sulla valuta a termine, la cui composizione rispecchia quella dell’ICE Dollar Index.


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