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La Germania e il controllo del bilancio greco, parte 3

La Germania e il controllo del bilancio greco, parte 3

Non c’è stato alcun cambiamento nell’impostazione mentale del rapporto tra Grecia e UE, dato che manca ancora il senso della comunità relativamente alle cose che devono cambiare davvero nel paese ellenico. I funzionari tedeschi, che vogliono controllare la gestione del bilancio greco, temono gli ostacoli alla riforma della Grecia nel corso dei prossimi mesi. La Grecia probabilmente terrà le elezioni in aprile, che con ogni probabilità produrranno un governo debole, con un supporto fragile nel Parlamento.

Il ministro della Salute greco Andreas Loverdos e il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos, di Atene, dicono che la Germania dovrà attenersi alle richieste di supervisione europea del bilancio greco. Il partito conservatore della Grecia è sempre la più grande forza in Parlamento, mentre ha ottenuto circa un terzo dei voti, il che significa che potrebbe essere necessario avere il sostegno dei populisti di estrema destra al fine di formare un governo.

La scena politica del paese è sempre più polarizzata sulla situazione economica sulla popolazione greca. La società greca si sta disintegrando, c’è una classe media impoverita e ci si può aspettare una radicalizzazione. La Germania è leader di una euro-zona tale da spingere i leader di tutti i partiti politici greci di promettere che effettueranno le riforme fiscali e strutturali che accompagneranno il nuovo programma di salvataggio e la Grecia fuori dalla crisi. In questo modo Berlino spera che la Grecia potrà attenersi alle sue promesse, indipendentemente da chi è al governo.

Ma la cosa importante da fare è una migliore implementazione delle difficili revisioni che la Grecia dovrà mettere in conto per i prossimi mesi per poter tornare in piedi. Nonostante questo, nulla cancella i dubbi sul fatto che la Grecia potrà mai ripagare i propri debiti imponenti per poter finalmente diventare un’economia competitiva a livello internazionale all’interno della zona euro.

La Germania e il controllo del bilancio greco, parte 2

La Germania e il controllo del bilancio greco, parte 2

Il deficit di bilancio di Atene significa che il nuovo pacchetto di salvataggio avrà probabilmente bisogno di essere sostanzialmente più grande del previsto. Alcuni funzionari europei dicono che una somma di 145 miliardi di euro potrebbe essere realistica.

Il governo tedesco sostiene che una decisiva attuazione del pacchetto di austerità e, soprattutto, di riforme strutturali può spezzare la spirale verso il basso della Grecia. I funzionari di Berlino dicono che bisognerebbe nominare un commissario di bilancio europeo che possa porre il veto sulle politiche greche. Il lavoro della Grecia, secondo la Germania, deve migliorare.

I greci credono che il loro governo deve imparare a vivere con i propri mezzi. Verso la Grecia, i creditori internazionali sono già profondamente coinvolti. Tra i problemi che hanno frustrato gli ispettori della zona euro c’è la lotta della Grecia verso la riduzione dei suoi costi del settore pubblico. Nonostante la promessa dello scorso anno di licenziare 30.000 dipendenti pubblici, il governo finora ne ha tolti meno di 1.000. Circa 10.000 persone che hanno chiesto il pensionamento anticipato potranno inoltre creare un onere supplementare per il sistema pensionistico della Grecia.

Le riforme strutturali volte a migliorare la produttività della Grecia e il futuro della crescita economica del paese hanno fatto pochi progressi. In Grecia l’anno scorso è stata approvata una legge per la rottamazione delle regolamentazioni restrittive che disciplinano circa 150 professioni, dai parrucchieri ai panettieri, fino anche agli avvocati. La riforma avrebbe dovuto scatenare la concorrenza e la crescita nel settore dei servizi, che costituiscono oltre i due terzi dell’economia della Grecia. Ma nonostante il cambiamento della legge, tale cambiamento non è mai diventato realtà. Molte professioni rimangono ancora sotto il controllo di corporazioni professionali che rispettano delle regole vecchie, fissano i prezzi e limitano le opportunità per i nuovi arrivati. Sembra quasi che non ci sia buona volontà di cambiare.

La Germania e il controllo del bilancio greco

La Germania e il controllo del bilancio greco

La Germania continua la sua spinta per controllare il budget di Atene, nonostante la scelta sia respinta dalla Grecia e da altri paesi della zona euro. Dietro la scelta del cancelliere Angela Merkel per una stretta supervisione della spesa greca, si trova la crescente frustrazione di Berlino circa il fatto che la Grecia non ha rispettato il patto di riduzione del deficit, né quello di revisione della sua economia, che erano le condizioni fondamentali alla base dei 110 miliardi di euro da avere per il salvataggio.

Con l’Europa che dovrà decidere nelle prossime settimane se dare il nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia, la Germania è alla ricerca di un modo per garantire che la Grecia soddisfi la sua parte del patto.

La Merkel ha detto dopo il vertice di lunedì che dei rigorosi controlli dall’esterno sono necessari se un paese non è conforme ai requisiti richiesti. Questo non è il caso di Portogallo o Irlanda, che hanno aderito ai loro programmi di salvataggio, mentre è il caso della Grecia.

I politici greci e i media hanno reagito con rabbia nei giorni scorsi alla pressione della Germania, considerandola una scelta umiliante sulla sovranità nazionale. Addirittura ci si è riferiti a questa scelta come una resa incondizionata del Grecia. Le tensioni tra Berlino e Atene sono sintomo di scarsa fiducia verso il fatto che il programma di salvataggio della Grecia funzionerà, ma anche del fallimento da parte delle élite politiche di trovare una alternativa alla austerità sempre più profonda.

Dal 2010, la Grecia ha costantemente perso terreno verso il tentare di raggiungere i suoi obiettivi di riduzione del deficit di bilancio, grazie ad una combinazione troppo lenta della promessa della revisione economica e ad un peggioramento della recessione causata in parte dai tagli alla spesa e in parte dagli aumenti delle tasse.

Pochi in Europa credono che la Grecia riacquisterà la solvibilità per molti anni. Molti greci sono d’altra parte sempre più convinti che le misure di austerità sono controproducenti.

EU, scende la fiducia dei consumatori

EU, scende la fiducia dei consumatori

I consumatori dei 17 paesi che utilizzano l’euro hanno modificato in negativo, nel mese di dicembre, le prospettive circa una possibile soluzione della crisi fiscale nell’area della moneta unica. Un numero crescente di governi si sono impegnati in duri programmi di austerità, ma nonostante tutto c’è il rischio recessione.

La Commissione Europea ha dichiarato ieri i primi risultati della sua indagine sul sentimento mensile, indicando che la fiducia dei consumatori è scesa a -21,2 , da -20,4 a novembre, il sesto mese di file in declino.

Come nei mesi precedenti, il calo probabilmente riflette le crescenti preoccupazioni circa le prospettive per l’economia e per il mercato del lavoro. L’indebolimento continuo della fiducia suggerisce che i consumatori potrebbe non aumentare la spesa nei prossimi mesi, privando l’economia del sostegno necessario.

Delle recenti indagini che sono state svolte da parte di enti appositi, hanno indicato che l’economia della zona euro probabilmente si contrarrà già in questo trimestre, l’ultimo del 2011. I dati ufficiali mostrano che il prodotto interno lordo di sei paesi della zona euro era già in declino nel corso del terzo trimestre, mentre aveva un andamento stagnante in altri due stati membri.

In risposta alla minaccia di una nuova recessione, la Banca Centrale Europea ha tagliato i tassi di interesse sia nel mese di novembre che in quello di dicembre, ma la cosa non sembra aver rassicurato i consumatori. Né le azioni dei leader della zona euro, che il 9 dicembre concordato l’ultima di una serie di strategie per cercare di portare la crisi fiscale al termine, sembrano riuscirci.

Un altro sondaggio che è stato pubblicato sempre all’inizio della giornata di ieri ha mostrato come la fiducia dei consumatori è diminuita anche in Gran Bretagna, la più grande economia al di fuori della zona euro, e unico paese a non aver sottoscritto l’accordo del 9 dicembre scorso.

Merkel e Sarkozy, salvare l’euro

Merkel e Sarkozy, salvare l’euro

Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy si incontreranno a Parigi. Questa è una settimana cruciale per la zona euro. I due presenteranno inoltre i loro piani per affrontare la crisi economica durante la giornata di venerdì. Angela Merkel e Sarkozy si incontreranno per parlare in maniera migliore e più dettagliata dei piani di una maggiore unità fiscale tra i paesi dell’eurozona. Il cancelliere tedesco vuole infatti che l’Unione europea possa sorvegliare i bilanci di tutti i paesi che usano l’euro come valuta.

Ieri, intanto, il vice primo ministro inglese Nick Clegg ha avvertito che la zona euro sta camminando su una lastra di ghiaccio molto sottile. Il vertice viene forse visto come l’ultima occasione per scongiurare il crollo dell’euro. Nel frattempo, il governo in Italia ha approvato delle nuove misure di austerità durante il fine settimana.

Le misure includono dei tagli immediati per i costi di mantenimento della classe politica italiana nonché delle misure importanti per combattere l’evasione fiscale. Come parte della riduzione dei costi della politica, il nuovo primo ministro italiano ha detto che rinuncerà al suo salario come premier e come ministro delle finanze.

Questa mossa è stata una sua decisione personale, che però dovrebbe essere presa anche da altri ministri. Il pacchetto di intervento include anche delle misure per stimolare la crescita e la concorrenza, delle misure che alzano l’età del pensionamento e quelle che alzano il numero di anni di lavoro e di contributi necessari per avere diritto ad una pensione completa.

Le soluzioni scelte dal governo Monti sono drastiche, ma d’altra parte è necessaria una scelta drastica per poter porre rimedio a questa situazione. A partire dai costi della politica, sono tante le scelte che bisogna fare ancora per poter ridurre i costi che il nostro paese sostiene giorno dopo giorno.

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