I datori di lavoro del settore privato hanno continuato a tagliare posti di lavoro durante il mese di marzo, evidenziando che ci sono ancora delle sfide da affrontare. E’ quanto emerge da un rapporto pubblicato nella giornata di oggi. I datori di lavoro del settore privato hanno tagliato dai loro libri paga oltre 23.000 posti di lavoro a marzo, che fa segnare in ogni caso il più piccolo calo mensile di posti di lavoro del settore privato a partire da febbraio 2008.
Il declino ha sorpreso molti economisti, dato che il consensus aveva previsto un aumento di oltre 40.000 posti di lavoro per il mese scorso. Le aziende americane dunque sono sulla via del recupero, ma questa relazione mostra che ancora le stesse aziende continuano ad esitare ad aumentare le loro buste paga. Il settore dei servizi ha registrato un aumento di 28.000 posti di lavoro a marzo. Tuttavia, tale crescita è stata compensata da una perdita di 51.000 posti di lavoro nel settore della produzione di beni, e da un calo di 9.000 posti di lavoro nel settore della produzione.
Le grandi imprese, ovvero quelle con più di 500 lavoratori, hanno visto scendere i livelli di occupazione di 7.000 posti di lavoro, mentre le piccole imprese dimensioni, ovvero quelle con meno di 50 dipendenti, hanno avuto un calo di 12.000 lavoratori. Anche tra le imprese di media dimensione c’è stato un calo di occupazione pari ad oltre 4.000 persone.
Il tasso di disoccupazione per gli Stati Uniti dovrebbe tuttavia rimanere invariato al 9,7%. Il rapporto di ADP non è stato influenzato dal mese di febbraio e dalle rigide condizioni dell’inverno.
La situazione dunque migliora, ma ci sono ancora dei passi da fare. Sicuramente questo dato potrebbe influire, a livello di Forex, sul dollaro, che potrebbe perdere terreno verso le valute principali.
Sappiamo che tra i dati fondamentali più importanti che possono venire pubblicati da un governo c’è quello relativo all’andamento della disoccupazione. Vediamo in questo articolo un esempio reale di come tale dato, quando positivo, influisce sull’andamento delle valute. Durante la settimana che si è appena conclusa, nel rapporto di cambio tra dollaro USA e yen giapponese, la valuta nipponica stava guadagnando terreno. Il dollaro è invece salito nei confronti dello yen durante la giornata di ieri, dopo che una relazione del governo degli Stati Uniti ha mostrato come i datori di lavoro hanno tagliato meno posti di lavoro di quanto si era previsto. Dunque questa notizia fa sperare in un pià pronto recupero economico degli Stati Uniti.
Il Dipartimento del Lavoro USA ha detto infatti che l’economia ha perso 36.000 posti di lavoro nel mese di febbraio, lasciando il tasso di disoccupazione invariato al 9,7 per cento. Gli analisti invece avevano previsto una perdita di 50.000 ulteriori posti di lavoro e un tasso di disoccupazione pari al 9,8 %.
Il rinnovato ottimismo ha anche incoraggiato gli investitori a comprare azioni e valute ad alto rendimento, come ad esempio quelle in Australia e in Nuova Zelanda.
Questo fatto, che fa pensare che il mercato del lavoro statunitense è in una forma migliore rispetto a quanto si pensava, incoraggia i trader ad investire, anche in posizioni a rischio.
Parlando di numeri, vediamo che il dollaro ha raggiunto un valore di oltre 90,50 yen, il più alto della settimana.
Inoltre i bassi tassi di interesse fanno si che l’acquisto dello yen tende a diminuire quando aumenta la voglia di rischio degli investitori.
L’economia americana sembra dunque in buona forma. Ma anche l’economia del Giappone sta ancora lottando per uscire completamente dalla crisi.
Nel Regno Unito il numero di persone da 16 a 24 anni che sono senza lavoro è sceso, almeno stando a quanto dimostrano i dati. Il tasso di disoccupazione totale era pari a 2,46 milioni di persone durante gli ultimi tre mesi dello scorso anno, circa 3.000 persone in meno rispetto ai tre mesi precedenti. La situazione non è certamente fuori pericolo, anche perché il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 7,8%, secondo l’Office for National Statistics (ONS), e il numero di persone che cercano un lavoro presso i centri di occupazione ufficiali è aumentato di 23.500 persone nel mese di gennaio, l’incremento più elevato dal mese di luglio dello scorso anno. Al contrario, gli analisti si attendevano un calo di circa 10.000 richieste.
Questo è il secondo mese consecutivo in cui le misure prese per combattere la disoccupazione falliscono il loro obiettivo.
Inoltre, c’è grande preoccupazione anche per il settore pubblico, che ha ampiamente appoggiato le cifre relative all’occupazione, il quale si dice pronto a subire dei grandi tagli alle spese, a seguito del processo del governo inglese che vuole ridurre il deficit di bilancio di 178 miliardi di sterline. Questo potrebbe ovviamente generare una seconda fase di aumento della disoccupazione.
Nel frattempo, il numero dei lavoratori temporanei è salito a 1,434 milioni da 1,427 milioni degli ultimi tre mesi del 2009.
La percentuale di persone non occupate e non in cerca di lavoro, che per questo motivo non sono contate come disoccupate dall’ONS, è salito al 21,3% della popolazione. Questo gruppo comprende studenti, persone con malattie di lunga durata o disabili, persone temporaneamente malate o ferite e persone che sono andate in pensione anticipata.
Dunque anche nel Regno Unito la situazione della disoccupazione non è semplice da affrontare.
La situazione italiana è in salita e, dopo circa cinque trimestri durante i quali il nostro PIL è stato in diminuzione, ora il terzo trimestre del 2009 ha fatto segnare un incremento del nostro Prodotto Interno Lordo. Nello specifico, il PIL del terzo trimestre è stato pari al + 0,6% su base congiunturale, mentre su base annua resta un calo del 4,6% . Durante il secondo trimestre del 2009, invece, il PIL aveva fatto segnare un calo dello 0,5%.
Secondo gli esperti del settore, il settore che è stato più in crescita e che ha contribuito per la maggiore alla crescita del nostro PIL è stato quello industriale.
Dunque l’incremento del PIL, come già detto in apertura di articolo, la motivazione principale del lancio è da imputare alla produzione industriale, che durante il terzo trimestre ha fatto segnare un incremento del 4,0%. La produzione industriale è in crescita per la prima volta dall’inizio del 2008.
Secondo quanto affermato dagli esperti del settore, purtroppo, questa crescita è solo casuale e molto difficilmente sarà l’inizio di una nuova ripresa. Luigi Speranza di Bnp Paribas afferma che “ci sono dei dubbi circa la possibilità che la crescita sia continua. Il problema è che la produzione industriale ha chiuso il terzo trimestre in maniera abbastanza debole, dunque con ogni probabilità il quarto trimestre sarà molto difficile, e ne risentirà anche il PIL.”
Se confrontiamo la situazione italiana con quella dell’intero continente europeo, allora la situazione non è affatto bella. Sicuramente a pesare molto sulla situazione italiana sono le esportazioni. L’Italia dunque sembra risentire maggiormente, rispetto agli altri paesi dell’Europa, circa i problemi che possono derivare dall’avere un euro molto forte. Inoltre con il problema della disoccupazione al rialzo, altri problemi concreti possono esserci.
Sappiamo che una delle pagine, negli Stati Uniti ma anche in Europa, è quella legata al problema della disoccupazione. La crisi che si è scatenata sul finire del 2008, ma che ha inevitabilmente delle radici notevolmente più profonde, lascia ancora il suo segno e fa schizzare l’indice del tasso di disoccupazione ad una percentuale molto alta, mai così alta sin dal 1983.
Il dato della disoccupazione, che si riferisce allo scorso mese di ottobre, è stato reso noto da parte del dipartimento del Lavoro americano. Durante il mese di riferimento, sono stati persi più di 190.000 posti di lavoro.
Andando ad analizzare i settori economici all’interno dei quali c’è stata la perdita maggiore, sicuramente i due più importanti sono stati il settore manifatturiero, che ha perso 61.000 posti di lavoro, ed il settore delle costruzioni, che invece ha perso 62.000 posti di lavoro. Aumentano i posti disponibili nel settore della sanità e in quello dell’istruzione. Altri dettagli interessanti possono riguarda la durata della settimana lavorativa, pari ad una media di 33 ore. Questo dato è molto deludente dato che di solito, prima di assumere nuove persone, i datori di lavoro alzano le ore settimanali. Questo comporta il fatto che se alcuni settori hanno avuto questo aumento, dall’altro ce ne sono anche alcuni che non hanno avuto aumenti, anzi.
Secondo gli esperti del settore, le aziende americano hanno paura ad assumere persone. Sono convinte, infatti, che dopo il crollo dell’economia bisogna stare ancora più cauti. Ecco dunque come i segnali della crisi economica e della recessione sono da ricercare principalmente all’interno del mercato del lavoro, che resta uno degli scogli più difficili da superare.
Tutti dicono che ci vorrà molto tempo affinché la situazione possa tornare ad essere quella di prima. Intanto, il governo sta lavorando per tentare di mettere un rimedio a questo problema.