I mercati azionari hanno registrato un netto calo in seguito a quanto affermato dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che vuole frenare l’attività delle maggiori banche del suo paese. Il Dow Jones chiude dunque con un calo del 2%, il peggiore dallo scorso mese di ottobre, mentre l’indice Nikkei giapponese ha chiuso al minimo delle ultime tre settimane.
Dato che Obama si è rivolto specificatamente alle banche con questo suo intervento, i titoli delle maggiori banche USA sono ovviamente crollati, come ad esempio quelli di Bank of America e di Goldman Sachs. A seguito del discorso di Obama, nello specifico, Goldman Sachs perde oltre il 4%, nonostante l’annuncio di un forte aumento dei profitti, mentre Bank of America perde oltre il 6%.
Obama si è detto pronto a combattere con le banche nel tentativo di limitare le dimensioni delle stesse e di imporre delle restrizioni sul commercio rischioso. Obama ha detto che nessun contribuente americano deve rimanere ostaggio delle banche “too big to fail”, ovvero troppo grandi per fallire. Obama ha infatti detto che il sistema finanziario è molto più forte oggi di quanto non fosse un anno fa, anche le regole operative di base rimangono esattamente le stesse che hanno portato alla caduta e alla recessione. Dato che non si vuole assolutamente che una cosa del genere possa accadere di nuovo, ecco dunque la decisione di Obama.
Le mosse di Obama sembrano seguire la rabbia popolare contro le istituzioni finanziarie, che hanno pagato dei premi di grandi dimensioni al personale nonstante la crisi. Obama sembra voglia ispirarsi ai principi che ispirarono il Glass-Steagall Act, una legge del 1930 che teneva separati gli apparati commerciali dalle banche di investimento e che fu abolita nel 1999 sotto la presidenza Clinton.
Intanto c’è chi pensa che anche il Regno Unito dovrà affrontare uno smantellamento delle banche così come previsto da Obama.
Il Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke ha fatto sapere che la banca centrale degli Stati Uniti potrebbe aiutare concretamente il paese ad uscire fuori dalla crisi economica, anche ripetendo la promessa di mantenere il tasso di interesse di riferimento quasi a zero per un periodo prolungato.
Il Federal Open Market Committee afferma come la crescita nel corso dell’ultimo trimestre del 2009 sia salita fino ad oltre il 4 per cento, il ritmo più veloce mai registrato durante gli quasi quattro anni, secondo le previsioni degli analisti. Tra gli obiettivi che bisognerebbe cercare di perseguire ci sono anche quelli di rilanciare credito.
La Fed, in una nota recentemente rilasciata, ha scongiurato le eventuali aspettative degli investitori che il miglioramento dell’economia porterà anche ad un aumento dei tassi di interesse all’inizio del prossimo anno. Effettivamente il credito e la crescita debole dei redditi sono tra i rischi che possono rallentare il recupero.
Intanto le previsioni di crescita del quarto trimestre sono cambiate. Sia Credit Suisse che JPMorgan Chase & Co. hanno aumentato la stima di crescita di 1 punto percentuale, portandola al 4,5%. Le vendite al dettaglio nel mese di novembre sono salite oltre il doppio di quanto gli economisti avevano previsto e le esportazioni sono cresciute al livello più alto degli ultimi 11 mesi.
Ora gli Stati Uniti hanno un enorme problema, il cui rischio è reale. Ci vorrà infatti una crescita straordinaria per i prossimi tre anni per recuperare tutto quanto è stato perso in termini di disoccupazione. Dal dicembre 2007, inizio della recessione, sono stati persi oltre 7,2 milioni di posti di lavoro.
Intanto la Fed ha mantenuto il tasso di riferimento sui prestiti in un range da zero a 0,25% durante tutti gli ultimi 12 mesi, e questa situazione continuerà ad esserci ancora per un periodo prolungato.
Secondo le ultime dichiarazioni che ha rilasciato recentemente il presidente della Banca Centrale Europea, Trichet, la situazione economica mondiale è in una fase di ripresa ma non è ancora possibile dichiarare che è finita. Bisogna infatti creare dei piani concreti per un recupero definitivo e totale. Ad essere attori di questo recupero devono essere necessariamente sia le banche che i governi.
Le banche devono concedere maggiore credito alle aziende, per fare in modo che queste possano usare tale credito per rilanciare la crescita economica della zona euro. I governi dei vari paesi devono essere necessariamente vicini alle loro banche e alle loro imprese, facendo in modo da facilitare il più possibile la loro situazione, ad esempio non togliendo all’improvviso tutti i ibenefici in termini economici che hanno concesso fino ad ora. Per questo motivo tutti i governi devono essere preparati e pronti per attuare una exit strategy non appena ce ne sarà il bisogno.
Durante un incontro con il presidente del Parlamento Ue Jerzy Buzek che si è tenuto a Bruxelles,Trichet ha confermato quello che è stato detto durante l’ultimo G20 di Londra, ovvero che la crisi non è ancora finita, anche se stiamo meglio.
Inoltre Trichet ha affermato che le exit strategies devono essere pianificate per garantire che tutte le politiche monetarie e quelle fiscali possano tornare a seguire un cammino sostenibile.
Intanto la giornata di oggi vede un possibile recupero da parte delle borse europee, in attesa che le contrattazione a Wall Street tornino ad andare. Tutta la mattinata nelle borse europee è stata relativamente tranquilla, anche perché non si sono segnalati dati macroeconomici di particolare importanza. Questa sera invece la situazione potrebbe cambiare dato che si attende con grande trepidazione la pubblicazione del Beige Book da parte del FOMC, il reparto “operativo” della Federal Reserve, la banca centrale degli USA.