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Che andamento futuro per la sterlina?

Che andamento futuro per la sterlina?

La sterlina inglese si sta avvicinando alla fine del 2011 a dei livelli simili a quelli dove ha iniziato l’anno, sia contro l’euro che contro il dollaro statunitense. Mentre i tassi di cambio sono stati talora volatili, la mancanza di un chiaro vincitore mette in luce la gravità della situazione economica nel Regno Unito, negli Stati Uniti e, naturalmente, nella zona euro.

La relativa mancanza di progresso della sterlina nel 2011 potrebbe essere sorprendente. I tassi di interesse nel Regno Unito sono stati tenuti ad un minimo storico di 0,50% , sin dal marzo 2009. In un contesto di debolezza dei dati economici e di necessità di tenere a freno la spesa pubblica, la Banca d’Inghilterra ha sentito l’esigenza di ricorrere ad ulteriori quantitative easing per rilanciare l’economia.

Al contrario, la Federal Reserve ha mantenuto un approccio di attesa, mantenendo ancora i tassi d’interesse prossimi allo zero almeno fino alla metà del 2013, ma riluttante ad introdurre una terza fase di QE. La posizione debitoria del governo americano rimane guardinga a lungo termine. Le recenti previsioni del FMI mostrano un rapporto tra debito e PIL pari al 100%, rispetto all’89% della zona euro nel suo complesso. Nonostante questo, il dollaro è ancora visto come un rifugio relativamente sicuro.

Guardando al 2012, i mercati valutari sembrano destinati a continuare ad essere dominato dagli eventi della zona euro. Gli oneri finanziari in aumento per molte delle economie indebitate della regione, hanno spinto alcuni paesi a pensare di lasciare l’euro. Un sistema bancario fragile e la prospettiva di una nuova recessione potrebbero spingere la Banca centrale europea a tagliare ancora di più i tassi di interesse nel corso del 2012.

La crisi della zona euro è destinata a gravare sulle prospettive di crescita a livello globale. Qualsiasi escalation nella crisi potrebbe favorire la percezione del dollaro statunitense e dello yen giapponese come valute sicure.

S&P, possibile un declassamento in massa della zona euro

S&P, possibile un declassamento in massa della zona euro

Standard & Poor prevede di rilasciare il suo verdetto sul rating del debito di 15 paesi della zona euro entro il prossimo mese di gennaio, lo fanno sapere due fonti indipendenti del governo europeo. C’è un segnale informale da parte di Standard & Poor che tale decisione arriverà a gennaio. Un’altra fonte della zona euro ha confermato esattamente questo fatto, ovvero che la decisione dell’agenzia di rating probabilmente verrà presa e rilasciata pubblicamente il prossimo mese.

S & P ha avvertito lo scorso 6 dicembre che potrebbe effettuare un downgrade di massa, senza precedenti, del rating di diversi paesi della zona euro, qualora i leader europei non fossero riusciti a trovare degli accordi su come risolvere la crisi del debito della regione stessa nello scorso vertice del 9 dicembre. L’agenzia di rating ha detto che prevede di concludere l’esame il più presto possibile.

L’agenzia di rating ha disposto che 15 paesi della zona euro abbiamo un “credit watch” negativo, compresi alcuni dei paesi più in “forma”, ovvero Germania e Francia, i due paesi che sono anche le maggiori economie della zona euro.

Dato che un credit watch negativo indica, tipicamente, un possibile declassamento entro non più di tre mesi, la cosa fa paura agli investitori, e non solo.

I politici al vertice della zona UE sono incentrati su un piano di inasprimento delle norme fiscali della zona euro, in maniera da sperare di prevenire l’aggravarsi dei problemi del debito. Ma la risposta del mercato è stata negativa, anche per la riluttanza della Banca centrale europea di svolgere un ruolo più “interventista”. A questo si aggiunge anche il fatto che altre agenzie di rating stanno tenendo d’occhio la zona euro e i suoi paesi.

Moody’s ha infatti affermato che avrebbe rivisto il rating di tutti i 27 stati dell’Unione europea entro il primo trimestre del prossimo anno.

EU, scende la fiducia dei consumatori

EU, scende la fiducia dei consumatori

I consumatori dei 17 paesi che utilizzano l’euro hanno modificato in negativo, nel mese di dicembre, le prospettive circa una possibile soluzione della crisi fiscale nell’area della moneta unica. Un numero crescente di governi si sono impegnati in duri programmi di austerità, ma nonostante tutto c’è il rischio recessione.

La Commissione Europea ha dichiarato ieri i primi risultati della sua indagine sul sentimento mensile, indicando che la fiducia dei consumatori è scesa a -21,2 , da -20,4 a novembre, il sesto mese di file in declino.

Come nei mesi precedenti, il calo probabilmente riflette le crescenti preoccupazioni circa le prospettive per l’economia e per il mercato del lavoro. L’indebolimento continuo della fiducia suggerisce che i consumatori potrebbe non aumentare la spesa nei prossimi mesi, privando l’economia del sostegno necessario.

Delle recenti indagini che sono state svolte da parte di enti appositi, hanno indicato che l’economia della zona euro probabilmente si contrarrà già in questo trimestre, l’ultimo del 2011. I dati ufficiali mostrano che il prodotto interno lordo di sei paesi della zona euro era già in declino nel corso del terzo trimestre, mentre aveva un andamento stagnante in altri due stati membri.

In risposta alla minaccia di una nuova recessione, la Banca Centrale Europea ha tagliato i tassi di interesse sia nel mese di novembre che in quello di dicembre, ma la cosa non sembra aver rassicurato i consumatori. Né le azioni dei leader della zona euro, che il 9 dicembre concordato l’ultima di una serie di strategie per cercare di portare la crisi fiscale al termine, sembrano riuscirci.

Un altro sondaggio che è stato pubblicato sempre all’inizio della giornata di ieri ha mostrato come la fiducia dei consumatori è diminuita anche in Gran Bretagna, la più grande economia al di fuori della zona euro, e unico paese a non aver sottoscritto l’accordo del 9 dicembre scorso.

I bond spagnoli vanno a ruba e l’euro acquista valore

I bond spagnoli vanno a ruba e l’euro acquista valore

Le borse asiatiche e la nostra valuta sono salite oggi dopo che i dati americani e tedeschi, oltre che una forte domanda per il debito spagnolo, ha stemperato l’avversione al rischio. Diversi fattori hanno temporaneamente sollevato la preoccupazione circa il fatto che la crisi del debito della zona euro potrebbe ancora deteriorarsi. Al momento, però, una svolta vera e propria non è ancora neanche lontanamente in vista.

La forte domanda bond statali spagnoli, a 3 e a 6 mesi, ha accresciuto le aspettative per la BCE di poter alleviare i prestiti interbancari. Era stato proprio un forte calo nelle richieste di titoli di debito spagnoli che avevano provocato, circa un mese fa, il timore che i rendimenti dei titoli per i paesi fortemente indebitati sarebbero rimasti estremamente elevati, il che gli avrebbe fatto correre un rischio ancora maggiore.

Secondo alcuni, però, questo ottimismo finirà rapidamente dato che la BCE ha ancora una lunga strada da fare per poter aiutare in maniera concreta la zona euro.

Gli analisti dicono i prestiti a lungo termine della BCE abbasseranno il costo per le banche della zona euro sui prestiti in euro, ma non ridurranno i costi dei finanziamenti in dollari.

Si spera che le banche potranno decidere di utilizzare il denaro preso in prestito dalla BCE per acquistare titoli di stato italiani e spagnoli, che hanno ancora dei rendimenti alti, facendoli così abbassare e rendendo un po’ più sicura la capacità di gestione della crisi. Ma la cosa che in molti pensano sarà più probabile è che le banche useranno i loro fondi per ripagare i debiti, mentre cercano di liberarsi di asset tossici al fine di migliorare i propri bilanci.

La situazione è tutt’altro che risolta, ma ogni tanto un piccolo spiraglio di luce fa veramente ben sperare per il futuro. Ma occorre lavorare anche a livello politico.

Aiuti al FMI, l’Inghilterra si rifiuta

Aiuti al FMI, l’Inghilterra si rifiuta

I paesi europei hanno accettato di dare 150 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale. I soldi potrebbero essere utilizzati per aiutare i paesi della zona euro che stanno lottando per pagare i loro debiti. Ma la decisione della Gran Bretagna di non prendere parte a questo programma di sostegno della zona euro significa che i ministri delle finanze UE non riusciranno probabilmente a raggiungere il loro obiettivo di arrivare a 200 miliardi di euro in totale.

Il governo britannico vuole un aumento delle risorse del Fondo a seguito di un processo più ampio che possa coinvolgere tutte le nazioni del G20. Il Regno Unito è sempre stato disposto a prendere in considerazione di dare ulteriori risorse per il Fondo monetario internazionale, ma solo per il ruolo globale che questo ente ricopre ed in virtù di un accordo globale.

La Gran Bretagna insiste sul fatto che il ruolo del FMI sia quello di sostenere i paesi, non le valute. Alcuni vedono questa decisione come un altro esempio di mancanza di solidarietà da parte di Londra, in un momento in cui la zona euro sta lottando per uscire dalla crisi economica.

I maggiori contribuenti al fondo nel frattempo sono stati la Germania e la Spagna. Le nazioni dell’Eurozona che hanno già dovuto accettare dei salvataggi, come la Grecia e l’Irlanda, non prenderanno invece parte al nuovo sistema. I contributi al fondo del FMI sono stati promessi anche da vari paesi al di fuori della zona euro, tra cui la Danimarca, la Polonia, la Svezia e la Repubblica ceca.

La BCE, che ha confermato il fatto che l’Euro sopravviverà a questa crisi, ha avvertito circa i rischi per la stabilità della zona stessa, rischi che sono aumentati e che, nel peggiore dei casi, porteranno ad una nuova recessione globale. La situazione non è decisamente rosea.

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