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Nuova Zelanda, nessun intervento valutario

Nuova Zelanda, nessun intervento valutario

Nonostante il raggiungimento di una situazione di stallo temporanea, quella che è stata definita come la guerra delle valute continua ad impazzare e alcuni paesi continuano a discutere se devono entrare nel mercato o guardare le proprie valute continuare ad muoversi da sole. Niente è più forte di questo dibattito in Nuova Zelanda, la cui valuta è scesa del 37% contro il dollaro dai primi mesi del 2009 e di oltre il 15% dal giugno di quest’anno. Ora invece i rischi di un apprezzamento ci sono tutti.

La maggior parte dei paesi si sentono costretti a dimostrare ai loro abitanti che sono diligentemente attenti al monitoraggio della guerra di valuta. Questo è in gran parte il caso della Nuova Zelanda, in quanto i membri del Parlamento hanno sostenuto con forza un intervento sul mercato.

Il primo ministro John Key è un po’ più pragmatico. Egli infatti afferma che il suo governo è sempre preoccupato per la forza del dollaro neozelandese ma non è convinto che un intervento possa funzionare. Il tentativo di limitare l’apprezzamento del dollaro neozelandese potrebbe infatti far avere un aumento dell’inflazione, dei tassi di interesse più elevati e un accesso ridotto al capitale.

Anche Alan Bollard, governatore della Banca Centrale della Nuova Zelanda, insiste sul fatto che la Nuova Zelanda è in marcia. Le altre valute, soprattutto il Dollaro degli Stati Uniti, stanno scendendo a causa di forze completamente scollegate dalla Nuova Zelanda e ben al di là del suo controllo. Così, se la Nuova Zelanda dovesse cercare di intervenire, sarebbe rapidamente sopraffatta dagli speculatori. In definitiva, si finirebbe per spendere un sacco di soldi inutilmente.

Secondo Bollard una moneta più forte non è priva di vantaggi, come il calo dei prezzi di alcune risorse naturali. Inoltre non bisogna dimenticare che l’economia della Nuova Zelanda è ancora relativamente robusta e grazie ad una serie di sgravi fiscali e ai più bassi tassi di interesse nella storia del paese, il PIL dovrebbe tornare in salita nel 2010 e nel 2011.

Cosa sono le condizioni di mercato

Cosa sono le condizioni di mercato

Spesso quando si trading si parla anche di condizioni di mercato. Vediamo in questo articolo di andare a discutere di ciò che si intende quando si usa il termine condizioni di mercato. Sicuramente è un discorso importante da studaire da che tali condizioni di mercato possono possono avere effetto sulla strategia globale di trading.

E’ più semplice parlare di condizioni del mercato facendo riferimento alla volatilità di una coppia di valute in particolare. Quindi, se una coppia fa trading, durante una serie giornaliera, per circa 100 pips in media, e improvvisamente inizia a fare trading in un range di 200 pips al giorno, allora si può vedere chiaramente che le condizioni di mercato sono cambiate per questa coppia di valute.

Quindi, per avere un’idea delle condizioni di mercato attuali per una data coppia di valute si può semplicemente aprire un grafico giornaliero e dare un’occhiata al True Media Range (ATR). Se si guarda a questo indicatore e lo si confronta con il valore dei mesi e degli anni precedenti, avrai un’idea di come i mercati sono volatili al momento.

Questa informazione è importante dato che alcuni sistemi, in particolar modo quelli robot, funzionano meglio in condizioni di alta volatilità, mentre altri sono orientati a fare trading studiando le inversioni dei prezzi in un range stretto di prezzi. Così vale davvero la pena di prestare attenzione a questo indicatore per vedere quando le condizioni sono a tuo favore.

Quando si parla delle condizioni di mercato ci si riferisce anche alle più recenti caratteristiche di una particolare coppia. Ad esempio una coppia può avere un lungo periodo di consolidamento, quindi si può anche indicare se una coppia che di valute va o meno, oppure se potrebbe essere in una forte tendenza al rialzo o al ribasso. Quindi il punto è che quando si parla di condizioni di mercato nel settore forex, questa definizione può avere dei significati diversi.

Euro indebolito dalle preoccupazioni del debito sovrano

Euro indebolito dalle preoccupazioni del debito sovrano

L’euro ha aumentato le perdite durante la giornata di oggi sotto la pressione di rinnovate preoccupazioni circa il debito della zona euro. Alcuni trader hanno chiuso le posizioni long dell’euro contro il dollaro. L’euro è dunque sceso al livello più basso da una settimana contro il dollaro, a quota 1,3825 mila dollari, per una perdita percentuale pari allo 0,5 per cento.

I trader hanno detto che c’è anche il potenziale per poter arrivare a toccare il livello di supporto tra euro e dollari, fissato lo scorso 20 ottobre a quota 1,3697. Dopo essere sceso al di sotto del livello di supporto a quota 1,3835 , pari al 76,4 per cento di Fibonacci. Siamo dunque in una fase ribassista sull’euro con ampliamento dello spread e del debito della zona euro, che si trova ancora una volta sotto pressione. In queste circostanze la Banca centrale europea parla ancora di normalizzazione dei tassi del mercato monetario entro gennaio, cosa che sembra esagerata.

I costi della protezione contro il default del debito pubblico in Irlanda, Portogallo e Spagna sono nettamente aumentati la scorsa settimana, mettendo in evidenza le difficoltà che l’Europa deve affrontare con il suo debito sovrano e con i problemi del settore bancario.

Queste lotte potrebbero indurre la BCE, a rinviare la revoca delle misure di emergenza messe in atto all’inizio di quest’anno.

Ciò ridurrebbe l’ampliamento dei differenziali di tasso, il che potrebbe innescare dei guadagni dell’euro. In questo contesto gli investitori sono nervosi e attendono l’esito della questione portoghese relativamente alle vendite dei titoli di stato con scadenza a 6 e a 10 anni, che dovrebbe avvenire durante la giornata di domani. Dopo questa vendita sarà possibile saperne un po’ di più.

Nel frattempo rimaniamo in attesa di valutare l’andamento del debito della zona euro e della nostra valuta, sicuramente bisognerà fare attenzione a che tipologia di posizioni aprire e in che direzione.

La situazione delle monete

La situazione delle monete

I dollari australiano e neozelandese, strettamente legati al ritmo della crescita del mercato asiatico, hanno continuato a guadagnare nettamente nei confronti del dollaro. Il dollaro neozelandese è salito di circa il 2%. Il dollaro kiwi è stato ulteriormente aiutato dal tasso di disoccupazione destagionalizzato, che ha visto un calo al 6,4% nel terzo trimestre, passando dal 6,9% del secondo trimestre.

Nel tardo pomeriggio di Giovedi, l’euro era a quota 1,4215 dollari. Il dollaro invece era a quota 80.70 yen da quota 81.13, mentre l’euro era a quota 114.69 da 114.59. La sterlina britannica è stata a quota 1,6280, mentre ancora il dollaro era a quota CHF 0.9585, in drastico calo del 1,2%. L’ICE Dollar Index, che riproduce il valore del biglietto verde contro un paniere ponderato di valute, è sceso a livelli di trading visti l’ultima volta nel dicembre 2009.

Il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha detto che la BCE potrebbe introdurre delle misure di stimolo non convenzionali, ma solo per un periodo limitato. L’euro ha toccato quota 1,4280 dollari, proprio mentre Trichet parlava, prima di perdere in seguito. Il biglietto verde è sceso anche in seguito ai nuovi dati economici degli Stati Uniti che sono stati resi noti.

Ora bisognerà stare molto attenti alle mosse possibili da parte della Banca del Giappone. Gli analisti ritengono che la BoJ dovrebbe lasciare ancora per diverso tempo la sua politica invariata.

Separatamente, la Banca nazionale svizzera, ha detto che ci sono anche dei maggiori rischi di deflazione derivanti da una più lenta crescita dell’economia svizzera, il che può andare a mettere in essere degli interventi sul mercato valutario per verificare l’apprezzamento del franco svizzero.

La banca centrale svizzera è impegnata in una serie di interventi da due anni a questa parte, ma non è riuscita ancora a raggiungere tutto quello che si era prefissa in termini di valuta.Sicuramente ci sarà da stare molto attenti nel corso dei prossimi giorni di trading.

Bernanke e i commenti agli stimoli monetari

Bernanke e i commenti agli stimoli monetari

Ieri il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha tenuto un discorso sull’andamento dell’economia, esprimendo le sue preoccupazioni relative ad una bassa inflazione e commentando l’annuncio di mercoledì della Fed, relativamente al programma di nuovi stimoli.

Bernanke ha parlato a Jacksonville, Florida, affrontando prima il discorso dei 600 miliardi dollari di programma di acquisto in asset annunciato dal Federal Open Market Committee. Nel suo discorso Bernanke ha dichiarato che l’obiettivo del programma è quello di stimolare la lentezza della ripresa dell’economia americana.

Il Federal Open Market Committee ha votato per acquistare dei titoli supplementari sul mercato, con l’obiettivo di fornire stimoli di più, sperando di determinare un recupero più veloce. Bernanke è stato un sostenitore della politica di stimolo monetario nel corso dell’anno passato, ricordando la necessità di evitare che l’economia vada a perdersi nei meandri di una doppia recessione.

Di recente Bernanke è andato sulla difensiva per quanto riguarda le critiche, ricevute sia in patria che all’estero, per le decisioni di stimolo prese dalla Federal Reserve. Una critica che mira soprattutto al fatto che potrebbe ridurre il valore del dollaro, diminuito in modo significativo nel corso del 2010. Bernanke ha sottolineato che la responsabilità principale della banca centrale è quella di garantire la massima occupazione ed un tasso favorevole di inflazione.

Il presidente ha inoltre espresso preoccupazioni per l’inflazione, affermando che è stata molto bassa, probabilmente al di sotto del livello salutare, nel lungo termine, per l’economia. Uno dei motivi del basso tasso di inflazione, secondo Bernanke, è legato al fatto che i prezzi delle materie prime sono in aumento.

I commenti di Bernanke non sono sorprendenti: è chiaro che egli sostiene il programma di stimolo ed è aperto ad ulteriori espansioni del programma, così come non considera la crescente inflazione essere un pericolo. Per le prossime di trading, stiamo molto attenti all’andamento del biglietto verde.

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