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Indice DeMarker

Indice DeMarker

Il DeMarker è uno degli indicatori di nuova generazione, ideati da Tom DeMark.

Il DeMarker nasce dalla convizione dell’autore che quasi tutti gli indicatori d’ipercomprato e ipervenduto abbiano numerosi difetti che ne alterano la propria affidabilità. Segnali tardivi e spesso poco chiari sono tra i principali inconvenienti.
DeMark per ovviare a questi problemi introdusse dei nuovi indicatori.
Il risultato del procedimento di calcolo del DeMarker è un indicatore che oscilla, come di consueto, all’interno di un indice compreso tra 0 e 100. Valori superiori a 75 punti individuano un livello d’ipercomprato e un’area di possibile massimo. Valori inferiori a 25 punti individuano un livello d’ipercomprato e un’area di possibile minimo.
Scopo dell’indicatore è individuare i punti d’inversione di tendenza, caratterizzati da un basso rapporto di rischio, dopo averne in precedenza delineato i livelli estremi.
L’utilizzo pratico dell’indicatore si risolve quindi nel generare segnali operativi concreti nonchè nell’individuare divergenze rialziste e ribassiste.

Il segnale di acquisto scatta quando l’indicatore, dopo essere sceso in ipervenduto, taglia la linea dei 25 punti al rialzo. Al contrario il segnale di vendita scatta quando l’indicatore, dopo essere salito in ipercomprato, taglia al ribasso la linea dei 75 punti.

Il Commodity Selection Index

Il Commodity Selection Index

Il Commodity Selection Index è un indicatore creato da Welles Wilder.

Il nome tradisce lo scopo dello strumento: selezionare, di volta in volta, le attività finanziarie idonee ad essere sfruttate in operazioni di breve periodo.
L’indicatore seleziona quei titoli che presentano un forte trend direzionale caratterizzato da un’elevata volatilità. Picchi dell’indicatore segnalano spesso punti d’inversione di tendenza, tuttavia il CSI è un indicatore di selezione dei titoli su cui concentrare l’analisi e non uno strumento per generare segnali operativi concreti.

Questi ultimi saranno generati dall’analisi grafica classica con l’aiuto di ulteriori indicatori, come ad esempio il momentum. In alcuni casi si nota come picchi massimi dell’indicatore coincidano con minimi delle quotazionia cui sono conseguiti consistenti rimbalzi tecnici.

Allo stesso modo, anche se in modo meno evidente e meno affidabile, i picchi minimi dell’indicatore hanno contraddistinto i massimi delle quotazioni dell’attività finanziaria
Infine un ulterior e approccio operativo consiglia di affiancare all’indicatore la propria media mobile con lo scopo di generare i segnali di acquisto e di vendita tramite l’incrocio.

Indicatore MACD

Indicatore MACD

Il MACD è un indicatore il quale scopo è quello di seguire l’andamento del trend.

Diversi sono i motivi per i quali potremmo preferire questo tipo di indicatore, ad esempio pensare che il trend possa invertirsi ed altri motivi ancora.

Questo indicatore è pensato più che altro solo se il nostro obbiettivo è quello di fare trading per almeno tre/quattro anni, aprendo in tutto un massimo di venti esposizioni all’anno.

Tanto vero, se apriamo delle nuove esposizioni entro qualche settimana, potremmo avere delle buone probabilità di perdite.

Per quanto riguarda il punto di vista tecnico, quando si ha, ad esempio, un’oscillazione in negativo che viene seguita da un upswing, possiamo aprire un’eposizione quando si chiude l’ultima candela che va in direzione opposta rispetto a quella del trend. Al contrario, se invece si apre dunque un’eposizione in acquisto, bisogna ignorare eventuali segnali di short. Al contrario ancora, se si apre un’esposizione in vendita bisogna ignorare i segnali long.

Invece se il mercato dovesse fornirci un altro segnale uguale a quello in cui siamo entrati, possiamo aprire una nuova esposizione. Quando il profitto arriva a quota 60 pips possiamo chiudere l’esposizione oppure spostare semplicemente lo stop loss.

Il tutto è accompagnato da impostazioni di base molto semplici, anche se nonostante ciò bisogna stare molto attenti per riuscire a capirne il funzionamento dell’indicatore.

Indicatore A/D

Indicatore A/D

Iniziamo col precisare il significato della sigla “A/D”, questa sta per Accumulazione / Distribuzione.

Questo indicatore, un indice elaborato da Larry Williams, un analistica tecnico e un trader specializzato in azioni e in commodity, ci permette di avere un segnale sul tipo di controllo che viene eseguito sul mercato. Ovvero, se vengono aperte più esposizioni in acquisto, ossia più esposizioni di accumulazione, si dice che il controllo è ad appannaggio di chi va long. In caso contrario, se invece vengono aperte più esposizioni short, ossia di distribuzione, si dice che il mercato è ad appannaggio di chi va short.

L’indicatore A/D utilizza una formula matematica abbastanza complessa.

Detta in breve, viene innanzitutto sottratta la differenza tra il prezzo di chiusura e il prezzo più basso al prezzo più alto. Successivamente, ci possono essere diversi casi, come quello che l’indicatore A/D può variare a seconda del prezzo e del volume degli scambi effettuati. Proprio grazie anche a questo caso, bisogna ricordarsi che per questo indicatore è di fondamentale importanza il volume degli scambi, dato che rappresenta una sorta di peso del cambio del prezzo, ossia più alto è il volume degli scambi effettuati e più elevata sarà l’influenza del cambiamento di prezzo nel periodo di tempo considerato.

Per quanto riguarda a livello operativo, è abbastanza chiaro, questo, nel caso la linea A/D va a formare una divergenza positiva, ci fornisce il segnale di aprire una posizione long. In caso contrario, se invece vi si forma una divergenza negativo ci dà il segnale dell’apertura di una posizione short.

Forex Stress

Forex Stress

Iniziamo col dire cosa sono questi Stress Test.

Questi test, in pratica, stabiliscono quanto elastica sia una banca se viene a presentarsi un fallimento.

Dopo che si è stabilito uno standart unico per il test, le banche sono sottoposte a delle vere e proprie simulazioni di rottura

e quegli istuti che non passano la prova ricevono un avvertimento dalla FED, dove viene stabilito il capitale di sicurezza che bisogna

immettere nella banca per far fronte a un problema tale.

Riguardo a questo, 10 banche USA non hanno superato lo stress test.

E da quanto detto anche sul il Sole 24 ore queste banche, vista la situazione, hanno bisogno di un rafforzamento patrimoniale.

Ben Bernake, presidente della FED, ha affermato che nonostante la maggior parte degli istituti bancari USA non abbia superato lo stress test,

il fatto che ci siano delle ricapitalizzazioni abbastanza sufficienti per poter dare un aiuto a queste banche è di primaria importanza.

Tanto vero, il Sole 24 Ore, sostiene che durante i prossimi 2 anni gli istituti bancari USA faranno registrare delle perdite per quasi 600 miliardi di dollari,

che quindi devono in qualche modo essere coperti.

Cosa centra tutto questo con il Forex? Eppure centra molto. In quanto grazie a questa notizia, dobbiamo fare molta attenzione ai principali

indici USA e sulla valuta dollaro. E non solo, ma controllare anche le risposte che avrà il mercato per i prossimi mesi a queste stimate da parte

delle banche USA.

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