La situazione dell’euro nel lungo periodo
Il fondo di salvataggio che la BCE e il FMI hanno ideato per l’UE ha infuso nuova vita nell’attività economica dell’Europa, soprattutto per quanto riguarda le azioni. Manca ancora una ripresa della moneta unica, che la scorsa settimana ha perso praticamente sempre terreno contro il dollaro.
L’euro, che già si trova al suo valore minimo contro il dollaro da quattro anni a questa parte, è probabile che scenda ancora di più. Il pacchetto di salvataggio e la collaborazione internazionale dovrebbero stabilizzare i mercati europei, ma questo non fermerà la discesa della moneta unica europea.
Per cominciare, la Banca centrale europea ha ceduto alle pressioni politiche e dovrà acquistare titoli di stato. Questo trasferisce il rischio di inadempienza dalle nazioni più deboli alla BCE stessa. E la BCE deve riuscire a finanziare in modo efficace la valuta euro. La debolezza dell’euro renderà più competitive le esportazioni, ma se la valuta si spinge troppo in basso allora il suo status di valuta di riserva ne soffrirà.
Ancora più importante, mentre il piano di salvataggio fa acquistare tempo alle nazioni indebitate, i governi devono ancora tagliare i bilanci. Spagna, Italia e Portogallo non hanno lo stesso grado di problemi fiscali della Grecia, ma nonostante questo saranno sotto pressione. Questo peserà sulla crescita di questi paesi per un periodo di tempo considerevole.
L’Europa dovrà forse sostituire il calo del consumo interno con la domanda estera, e un euro più debole renderà più competitive le esportazioni. Eppure, se i piani di austerità fiscale non funzionano, allora l’euro perderà di credibilità. In entrambi i casi, la moneta unica si indebolirà.
Le prospettive dei tassi d’interesse sono a favore del biglietto verde. Gli Stati Uniti possono avere una certa abilità nel mantenere artificialmente bassi i costi dei prestiti. Al contrario, una larga parte di Europa è alle prese con una crescita lenta, come la Spagna, afflitta da un tasso di disoccupazione del 20% La BCE non può facilmente incrementare i tassi prima che lo facciano gli Stati Uniti.


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