Grecia e Portogallo pronti a scendere in piazza
Dei manifestanti in Grecia hanno fatto sentire la loro voce davanti al ministero delle Finanze, nella capitale del paese ellenico, bloccando le strade del centro della città. Anche le scuole e gli ospedali sono stati chiusi in seguito alla decisione dei sindacati di intensificare le proteste contro i tagli al disavanzo pubblico.
Ad Atene circa 200 membri del gruppo dell’Unione PAME, in linea con il Partito Comunista, hanno occuparono l’edificio, mentre dei manifestanti hanno protestato nella vicina General Accounting Office. Un altro gruppo ha bloccato una strada centrale.
Il primo ministro greco George Papandreou ha annunciato ieri una manovra da 4,8 miliardi di euro che ha l’obiettivo di tagliare il disavanzo del paese, mentre cerca di convincere l’Unione europea e gli investitori che il divario del bilancio si può colmare. I funzionari europei hanno apprezzato le mosse del paese, che comprendono anche una riduzione del 30 per cento relativamente al pagamento dei bonus sullo stipendio dei dipendenti pubblici.
Secondo i protestanti le misure sono gravemente inique, dunque il paese si prepara ad uno sciopero di 24 ore. Il popolo infatti deve pagare per la crisi.
Le decisioni presa da Papandreou comprendono una riduzione della spesa per l’istruzione e un aumento del valore aggiunto delle imposte, così come i tagli ai bonus versati ai dipendenti pubblici e il congelamento delle pensioni. Le misure dovrebbero essere votate oggi in Parlamento.
Il principale sindacato dei lavoratori pubblici, ADEDY, ha chiamato uno sciopero del lavoro della durata di tre ore, mentre si organizza una manifestazione di protesta nel centro della città. La maggior parte dei servizi pubblici di trasporto faranno uno sciopero di 24 ore, dunque saranno fermi tram, servizi ferroviari e autobus, così come la metropolitana.
Allo stesso modo anche il Portogallo farà sentire la sua voce, con uno sciopero di 24 ore per protestare contro il blocco dei salari, che fa parte degli sforzi del governo per convincere l’Unione europea e gli investitori che si può limare il deficit di bilancio.


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