La Banca Mondiale e la situazione economica, parte 2
La Banca Mondiale, che si sta occupando di studiare la crisi mondiale e che ha rivisto al ribasso le stime di crescita, ha detto di non aver, fino ad ora, visto soluzione per risolvere il problema degli ingenti debiti e dei deficit del Giappone e degli Stati Uniti, tanto che la loro crescita lenta potrebbe innescare degli urti improvvisi. Oltre a questo, le tensioni politiche in Medio Oriente e in Nord Africa potrebbero interrompere le forniture di petrolio e aggiungere un altro duro colpo alle prospettive di crescita globali.
Si dice che mentre l’Europa si stia muovendo verso una soluzione a lungo termine dei suoi problemi di debito, i mercati sono rimasti ancora deboli. A conti fatti, la Banca Mondiale ha dichiarato che le condizioni economiche globali sono fragili e che rimane una grande incertezza su come si evolveranno i mercati nel medio termine.
In tale contesto, i paesi in via di sviluppo sono ancora più vulnerabili di quanto non fossero nel 2008, perché si trovano ad affrontare dei flussi di capitale ridotti. Inoltre, molti paesi in via di sviluppo sono più deboli a livello finanziario e non sarebbero in grado di rispondere ad una nuova crisi in maniera vigorosa.
La crescita della Cina potrebbe contribuire a sostenere le importazioni e dà al paese un grande spazio fiscale per rispondere alle condizioni mutevoli del mercato, anche se nessun paese e nessuna regione economica sfuggirà alle conseguenze di una grave recessione. Ora è il momento per i paesi in via di sviluppo di pianificare le modalità di attenuazione dell’impatto di una potenziale crisi.
Tale grave crisi potrebbe manifestarsi in un ridotto flusso commerciali, ma anche con l’inversione dei flussi di capitale, rendendo difficile per i paesi dell’Europa dell’Est e dell’America Latina pagare i loro debiti in scadenza con tranquillità e una certa puntualità.


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