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L’andamento delle principali valute nella sessione di ieri

L’andamento delle principali valute nella sessione di ieri

Il dollaro è tornato a guadagnare terreno nei confronti delle altre valute dopo un inizio settimana in cui questa valuta si era indebolita. Sicuramente ad influire sulla valuta USA anche i dati economici degli Stati Uniti, che hanno incoraggiato alcuni investitori a lasciare perdere la valuta degli Stati Uniti in cerca di attività rischiose e ad alto rendimento.

Secondo gli analisti i dati non erano sufficienti a risvegliare il mercato valutario dal suo torpore. I volumi di trading sono rimasti molto bassi, dato che i principali mercati esteri, come ad esempio quello di Londra, erano ancora in vacanza.

Gli operatori di mercato hanno delle aspettative di crescita elevate. Anche se una economia in espansione viene vista positivamente, essa incoraggia gli investitori ad investire in beni rifugio, a favore di strumenti più rischiosi. Tale dinamica mina l’azione dei prezzi del dollaro e rimette a fuoco l’attenzione sugli squilibri fiscali e commerciali degli Stati.

La maggior parte degli economisti hanno migliorato le loro previsioni relativamente allo stimolo fiscale. I dati positivi sono intanto incoraggianti, soprattutto se si tratta di qualcosa che incoraggia la propensione al rischio. In vista della correzione di Londra, che ha fatto spostare l’euro ai massimi della sessione rispetto al dollaro degli Stati Uniti, la valuta USA stessa ha preso valore contro lo yen giapponese. La sterlina è invece scesa bruscamente.

Relativamente alla direzione a breve termine del dollaro, è probabile che essa  dipenda dai dati del libro paga del settore non agricolo. I mercati del lavoro ritardano gli altri settori della ripresa economica. Se dovessero cominciare a mostrare un miglioramento, allora il dollaro dovrebbe guadagnare terreno verso le altre valute.

Il franco svizzero ha perso contro tutte le principali valute. Anche se conserva ancora il suo splendore come moneta attraente per gli investitori, i dati industriali rilasciati nel corso della sessione europea hanno sottolineato i rischi per l’economia del paese.

Previsioni per oro e argento per il 2011

Previsioni per oro e argento per il 2011

I prezzi dell’oro e degli altri metalli preziosi potrebbero avere degli interessanti incrementi nel corso di questo 2011, a seguito di acquisti da parte della domanda locale d’oltreoceano.

L’argento dovrebbe scalare nuovi livelli relativamente al prezzo. A Delhi il metallo bianco ha aumentato il suo valore mano a mano che i clienti al dettaglio hanno acquistato dei simbolici oggetti in argento durante il primo giorno del nuovo anno. Con una tendenza universale in crescita, anche il prezzo dell’oro potrebbe salire.

L’acquisto del prezzo di questi metalli potrebbe essere ulteriormente potenziato mano a mano che il mercato dei metalli d’oltremare potrebbe portare ad una maggiore domanda. Infatti molti investitori, durante queste ultime settimane e mesi, hanno preferito investire il loro denaro acquistando del metallo prezioso per cercare di non essere coinvolti dal peggioramento della crisi del debito sovrano della zona Euro.

Il prezzo dell’oro puro al 99,9 per cento è aumentato durante queste ultime ore. Le previsioni dicono che potrebbe ancora aumentare nel corso delle prossime settimane. Il punto è che ci sono ancora dei dubbi relativamente ai mercati, oltre che della zona euro, anche degli USA, poiché i dati non sono sicuramente tra i più incoraggianti in assoluto che si possono avere.

Durante il mercato di New York le prospettive di prezzo per l’oro sono salite di 15,50 dollari per ogni oncia, portando il prezzo del metallo giallo a quota 1,421.40 dollaro l’oncia.

Come comportarsi dunque nei mercati durante le prossime settimane? Sicuramente la scelta del tipo di investimento da fare comporta degli studi ben precisi, oltre che a livello tecnico, anche a livello fondamentale. Bisogna infatti capire in che maniera il mercato si muove e come può andare nel corso delle prossime settimane. Ricordiamo che, solitamente, quando aumentano i prezzi delle materie prime, come oro e petrolio, quelli del dollaro salgono, e viceversa.

La FED stamperà denaro o meno? Parte 2

La FED stamperà denaro o meno? Parte 2

Continuiamo il discorso relativamente alla possibilità o meno di stampare denaro da parte della FED.  Come Bernanke ha cercato di sottolineare recentemente, la maggior parte del denaro che la Fed stessa ha creato non è in circolazione attraverso il sistema finanziario. E’ per lo più in attesa pigramente, lasciato in depositi, conosciuti anche come riserve, che le banche hanno nella Fed stessa.

Dal gennaio 2008, la quantità di banconote della Federal Reserve, cioè di moneta, che è stata messa in circolazione, è aumentata del 18%, arrivando a quota 980 miliardi dollari. Nel frattempo, nei 12 mesi tra novembre 2009 e novembre 2010, l’offerta di moneta M2, ovvero i soldi dei depositi bancari, i depositi al dettaglio e altre misure del denaro a breve termine, sono appena sopra il 3,3%.

Il presidente della Fed sembra voler sottolineare due punti. Il primo è che la Fed non stamperà letteralmente denaro, il secondo è che il denaro che si sta creando, messo tutto insieme nel mercato, creerebbe un andamento inflazionistico.

Bernanke potrebbe essere un po’ sensibile sul primo punto. Più in generale, il presidente della FED sta cercando di fugare la preoccupazione che la banca centrale stessa stia seminando una serie di movimenti, uno dopo l’altro, che possano portare ad un disastro inflazionistico, inondando il sistema con molto denaro.

Il punto è che non ci sono molti soldi in giro, più di quelli che si potrebbe pensare. Bernanke e i suoi colleghi sono anche fiduciosi di poterlo assorbire quando necessario. Un modo in cui la Fed prevede di farlo è pagare interessi sulle riserve delle banche. Se l’economia dovesse scaldarsi, può aumentare il tasso a cui remunerà le valute e manterrà le riserve.

Riuscire a rassicurare la popolazione su questo punto è importante, perché se la gente comincia ad aspettarsi molto di più da parte dell’inflazione, potrebbe essere un rischio che si avvera. Purtroppo il presidente della Fed, invece di chiarire, ha confuso la questione, non dando altri dettagli per chiarire la situazione.

La FED stamperà denaro o meno?

La FED stamperà denaro o meno?

La FED, la banca centrale degli USA, procederà alla stampa del denaro per finanziare il suo acquisto di bond? Oppure no? Ben Bernanke ha dato delle risposte incoerenti al riguardo, a volte dicendo che lo FED stamperà denaro, altre volte negando. E’ stato chiesto a Bernanke perché la Fed sta creando dollari “dal nulla”. Bernanke ha detto che non è un’affermazione vera, dato che le politiche che la FED sta facendo non stanno portando ad un aumento della quantità di moneta in circolazione.

Abbiamo detto che la Fed vuoe acquistare 600 miliardi dollari di titoli del Tesoro americano con del denaro che la Fed crea. Questa politica non aumenta la quantità di moneta in circolazione. Non aumenta dunque in modo significativo la quantità di denaro in circolazione, misurata in termini di depositi bancari.

Eppure tornando  indietro al marzo 2009, Bernanke ha detto che la Fed ha stampato denaro per finanziare un precedente impegno relativamente ad un altro programma di acquisto. Ora proviamo a vedere come stanno le cose. La Fed sta comprando obbligazioni dall’inizio del 2009. Quando un investitore privato acquista le obbligazioni, l’investitore utilizza il suo denaro o vende alcuni asset esistenti per raccogliere denaro, usando poi quei soldi per comprare delle obbligazioni.

L’investitore potrebbe anche prendere in prestito denaro da una banca e utilizzare i fondi presi a prestito per acquistare titoli a margine. La Fed può fare qualcosa di diverso. Ha infatti il potere di creare denaro elettronicamente per i conti bancari dei venditori, che a loro volta vendono titoli di Stato o titoli mortgage backed per la FED. Le banche hanno i soldi e la Fed prende i titoli. La Fed non stampa letteralmente banconote quando fa questo. Ma è la creazione di denaro, per via elettronica, che non era un sistema previsto nel sistema finanziario fino ad ora. In questo senso, si parla di stampa di denaro.

USA, quale sarà la situazione dei prossimi mesi?, parte 3

USA, quale sarà la situazione dei prossimi mesi?, parte 3

Un’altro punto importante sul quale i mercati batteranno nel corso delle prossime ore è sicuramente il costo dell’assicurazione poer la disoccupazione. Per i lavoratori disoccupati che hanno esaurito i loro benefici, l’operazione avrebbe rinnovarli. Dopo vari cicli di rinnovi, l’accordo fiscale dovrebbe  lasciare i benefici ancora per un lungo termine, almeno 13 mesi. I Repubblicani che hanno bloccato l’ultimo rinnovo hanno sostenuto che l’estensione dei vantaggi dovrebbe essere pagata con i tagli alla spesa. Ma l’accordo più recente fiscale non impone altri tagli.

Il piano è tutt’altro che un affare fatto. Con il deficit del bilancio federale di circa 1.300 miliardi  di dollari all’anno, alcuni membri del Congresso stanno mettendo in piedi delle lamentele circa il rinvio della resa dei conti, che renderà tutto più costoso. Ci sono anche coloro che nutrono dei dubbi su quanto il piano darà slancio all’economia a breve termine, soprattutto se si aggiunge alle preoccupazioni più grandi come il deficit e le tasse più alte nei prossimi due anni.

L‘agenzia di rating Moody’s ha detto durante l’inizio di questa settimana che se i tagli fiscali dovessero diventare permanenti, potrebbero danneggiare le finanze degli Stati Uniti e il suo rating. La questione cruciale è, come si fa per far crescere i posti di lavoro? Il modo per ottenere più posti di lavoro è quello di avere un qualche piano per le piccole imprese che consenta loro di avere credito e una certa sicurezza dal punto di vista fiscale.

Gli investitori sembrano apprezzare il piano. Il mercato azionario è salito, sulla base della speranza che tale piano contribuirà a stimolare l’economia. Con l’impatto di stimolo fiscale, il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke si è impegnato in un altro giro del valore di 600 miliardi dollari per l’acquisto di bond, noto come “quantitative easing”, con l’obiettivo di mettere più denaro nell’economia.

Gli investitori dei titoli obbligazionari non si sono però emozionati con il pacchetto di stimolo fiscale proposto. Ci sono infatti preoccupazioni circa il fatto che il governo dovrà vendere ancora più crediti per pagare i tagli fiscali e dare dei benefici a coloro  che sono senza lavoro.

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