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La zona euro ora punta ad aumentare il fondo di salvataggio

La zona euro ora punta ad aumentare il fondo di salvataggio

I leader europei sposteranno la loro attenzione questa settimana verso un piano di salvataggio greco, alla prospettiva di rafforzare il muro della regione europea contro la crisi del debito e il suo contagio. Dopo che i legislatori di Germania e Finlandia hanno dato il loro voto di approvazione al secondo pacchetto di salvataggio greco, l’Unione Europea si rivolge al vertice del primo e del 2 marzo, a Bruxelles. I leader dei 17 paesi membri dell’unione monetaria decideremo se alzare il limite di 500 miliardi di euro di finanziamento.

Mentre la Banca centrale europea prepara un secondo giro di prestiti per aiutare a puntellare le banche della regione, i responsabili politici si concentrano su prevenire un crollo greco al fine di sfruttare i segni di un miglioramento dell’economia globale.

L’ultimo piano di salvataggio greco offre la possibilità per i leader della zona euro di creare un muro migliore in questo senso, più organizzato e più grande.

Il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha respinto le richieste di rendere disponibili dei fondi di salvataggio sempre più grandi. Schaeuble ha detto che la risposta della Germania a tali richiesta è stato un no. La resistenza ha creato una situazione di stallo in cui la Germania ha cercato di radunare un gruppo di 20 nazioni per trovare nuove risorse per il Fondo monetario internazionale, sfruttando la riunione del G20 in Messico.

Le nazioni del G20, guidate dagli Stati Uniti, hanno rifiutato di venire in soccorso all’Europa, dicendo che qualsiasi decisione dipenderà dai governi dell’euro.

I leader della zona euro saranno anche chiamati a spingere il mercato verso la crescita economica, respingendo le critiche che la risposta alla crisi del debito ha creato e messo in piedi troppa austerità. E’ chiaro infatti che le cose in Grecia, ma anche altrove, non potranno muoversi verso un futuro migliore se non ci sono degli impulsi di crescita.

Regno Unito, si parla di ulteriori stimoli monetari

Regno Unito, si parla di ulteriori stimoli monetari

Sembra che il comitato di politica monetaria, noto anche come MPC, in Inghilterra ritenga che l’economia abbia bisogno di uno stimolo ancora più grande di iniezione di denaro rispetto alle 50 miliardi di sterline di cui si parlava qualche tempo fa nel paese di sua Maestà. Ora si parla di 75 miliardi di sterline di quantitative easing. Ma non tutti i membri del MPC sono d’accordo.

La decisione ha sorpreso gli analisti, che si aspettavano che alcuni membri potessero votare per un aumento più piccolo. Questo ha portato la sterlina a cadere a quota 1,5668 contro il dollaro e a quota 1,1825 contro l’euro. L’economia del Regno Unito è ancora in una situazione molto precaria, non vi è stato un gran recupero da quella che è stata una delle più profonde recessioni nella storia del paese. La politica monetaria ha dunque bisogno di rilanciare la domanda il più rapidamente possibile.

E’ inoltre stato dipinto un quadro più diviso. Lasciando intendere che il programma di QE potrebbe per ora essere finito, alcuni membri del MPC hanno suggerito che si potrebbe anche pensare di non intraprendere alcuna ulteriore azione nel mese inglese, mantenendo l’orientamento attuale della politica monetaria.

C’è infatti il rischio che, qualora l’aumento da 75 miliardi di sterline potesse passare, si potrebbe inviare il messaggio sbagliato al mercato, con conseguente calo della sterline inglese. Date le aspettative del mercato, un maggiore incremento del valore del denaro che verrà immesso nel mercato potrebbe indicare che la situazione economica è più debole di quanto sia in realtà. Ecco perché c’è ancora chi pensa a come poter fare e in che maniera poter operare.

Nonostante la reazione della sterlina a questa notizia, il MPC ha convenuto che sembra probabile una crescita nel primo trimestre del 2012 e che tale crescita potrebbe essere più forte di quanto si era inizialmente previsto, ecco che l’economia dovrebbe rafforzarsi gradualmente.

Cosa imparare dal Portogallo in merito alla crisi europea, parte 3

Cosa imparare dal Portogallo in merito alla crisi europea, parte 3

Abbiamo già parlato negli scorsi articoli del Portogallo e della sua situazione dopo aver ricevuto gli aiuti economici di cui aveva bisogno. Il lieve aumento del rapporto debito-PIL del paese indica che non necessariamente gli aiuti rendono più facile uscire dalla crisi del debito. La Spagna, il cui rapporto tra debito e PIL era del 36 per cento prima della crisi e che dovrebbe arrivare all’84 per cento entro il 2013, o l’Italia, che aveva un rapporto debito/PIL pari al 105 nel 2009 e che dovrebbe raggiungere un valore di tale rapporto del 126 per cento entro il prossimo anno, potrebbero avere ancora più difficoltà.

Ancora più impressionante la situazione della Grecia, che ha un rapporto tra debito e PIL di quasi il 160 per cento.

Se il Portogallo e gli altri paesi debitori europei trovano sempre più difficile ripagare i creditori a causa della crescita lenta, alcuni esperti predicono che potrebbe arrivare il momento di negoziare la svalutazione del debito. E’ una cosa già successa in America Latina nel 1980, quando fu chiaro che la spinta incessante del FMI stava impedendo la crescita di cui i paesi aveva bisogno per pagare il debito.

Gli economisti accettano il fatto che durante la fase iniziale di un vasto programma di regolazione della spesa, il rapporto debito-PIL possa crescere ancora leggermente. Tuttavia nel corso del tempo l’economia si riprenderà a sufficienza in maniera da permettere al paese di generare un avanzo primario.

Ma ci sono molti che credono che, proprio come il debito della Grecia è fondamentalmente insostenibile, lo stesso vale anche per il Portogallo, che avrebbe bisogno di produrre un avanzo primario di circa il 10 per cento del PIL nei prossimi anni per ridurre il suo debito ad un livello migliore. Questo richiederebbe un certo grado di tagli alla spesa, ben oltre ciò che si è in grado di raggiungere.

Cosa imparare dal Portogallo in merito alla crisi europea, parte 2

Cosa imparare dal Portogallo in merito alla crisi europea, parte 2

Abbiamo già parlato della situazione del Portogallo nello scorso articolo e di come oggi il paese si trovi dopo gli aiuti economici che ha ricevuto e dopo i vari da parte dell’UE e del FMI. Relativamente alla situazione economica generale del paese portoghese, possiamo vedere che la situazione economica del Portogallo si è ridotta del 1,5 per cento nel 2011 e che si prevede una ulteriore contrazione del 3 per cento nell’anno in corso. Il popolo portoghese ha fino ad ora sopportato tutte le privazioni a cui è stato obbligato, ma ora sta cominciando a perdere la pazienza.

Una dimostrazione pacifica di oltre 100.000 persone si è avuta nel paese portoghese, per manifestazione contro le misure di austerità e contro la percentuale di disoccupazione (13%) del paese. Il numero uno del più grande sindacato del Portogallo ha promesso che ci saranno ulteriori manifestazioni.

Il FMI, da parte sua, prevede che il Portogallo finirà per crescere abbastanza da poter tagliare il suo debito ad un livello gestibile. Ma, allo stesso modo, il FMI avverte che se la crescita dovesse essere peggiore del previsto, allora il debito del Portogallo non sarebbe sostenibile.

Il ministro delle finanze, Gaspar, economista ed ex direttore di ricerca presso la Banca centrale europea, insiste sul fatto che il debito del suo paese è ancora gestibile. Quest’anno ha intenzione di ridurre drasticamente i pagamenti delle pensioni del governo e di tagliare i pagamenti dei bonus che i lavoratori del settore pubblico da tempo guadagnano.

Nel discutere la situazione del suo paese, Gaspar preferisce concentrarsi sugli effetti che i suoi sforzi hanno avuto sul deficit di bilancio del Portogallo, che è sceso al 5,6 per cento lo scorso anno contro il 9,1 per cento nel 2010.

Gaspar ha ottenuto i consensi dalla leadership sia in Europa che nel FMI, desiderosi di difendere un esemplare di ripresa economica in contrasto con il disastro della Grecia. In effetti, il Portogallo è considerato un modello di riforma che l’Unione Europa e il Fondo monetario internazionale avevano ampiamente previsto.

Cosa imparare dal Portogallo in merito alla crisi europea

Cosa imparare dal Portogallo in merito alla crisi europea

Mano a mano che il debito che affligge la Grecia rende sempre più difficile per il paese ellenico far fronte ai termini rigorosi a cui deve sottostare per ricevere il suo prossimo aiuto economico, la lezione del Portogallo potrebbe essere da non dimenticare. A differenza della Grecia, il Portogallo è una nazione debitrice che ha fatto tutto ciò che l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale hanno chiesto loro, in cambio dei 78 miliardi di euro di aiuto economico, ricevuti lo scorso maggio. Nonostante tutto, il Portogallo sta ancora perdendo terreno.

Il rapporto del debito del paese con il suo prodotto interno lordo era del 107 per cento quando il paese ha ricevuto il salvataggio, oggi è del 118 per cento.

Questo non è necessariamente dovuto al fatto che il debito complessivo del Portogallo sta crescendo, ma al fatto che la sua economia si sta restringendo. E gli economisti dicono che lo stesso circolo vizioso potrebbe prendere piede nel resto d’Europa.

Altri due paesi strettamente sorvegliati nella lista del debito, Spagna e Italia, hanno un incremento del rapporto tra debito e PIL, anche se, come il Portogallo, hanno adottato delle misure di sensibilizzazione del bilancio.

Senza crescita, la riduzione dei livelli di debito diventa quasi impossibile. E’ una cosa simile a cercare di voler ripagare un grande saldo negativo della propria carta di credito dopo aver preso un taglio nello stipendio. È possibile tagliare le spese, ma con un reddito inferiore diventa difficile mettere da parte i soldi per pagare il debito.

Vitor Gaspar, ministro delle finanze portoghese che è arrivato al potere nel quadro del nuovo governo del paese, la scorsa estate, è molto apprezzato dai funzionari europei dell’economia e delle finanze. Ha infatti ridotto il deficit di bilancio del governo di più di un terzo fino ad ora, attraverso delle misure severe che includono tagli alla spesa e ai salari, ripristini pensionistici e aumenti delle tasse.

Ma molti economisti dicono che queste decisioni non porteranno a nulla di nuovo e di buono.

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