L’euro con ogni probabilità sopravviverà al 2012, nonostante la crisi del debito nella zona della moneta euro. Lo fa sapere il numero uno dei Fondo Monetario Internazionale, l’amministratore delegato Christine Lagarde. I leader europei terranno un altro vertice questo mese per cercare di risolvere la crisi che minaccia la sopravvivenza della moneta unica, 10 anni dopo che è andato in circolazione. L’ultimo vertice si era tenuto ad inizio dicembre, durante il quale si è deciso un maggior controllo sul debito dei paesi che fanno parte della zona euro stessa.
La Legarde ha detto che il 2012 non sarà la fine della moneta euro. La nostra valuta, secondo il numero uno del FMI, è giovane, ma ha una solida base. Nonostante la pressione relativa al debito sovrano, la grande forza del sistema bancario non permetteranno all’euro di svanire in questo 2012.
La Lagarde, che si trova in Sud Africa come parte del suo primo tour in quel continente da quando ha assunto la carica nel FMI, ha in ogni caso ribadito che il fondo probabilmente rivedrà al ribasso le sue previsioni di crescita per l’economia mondiale. Sono stati proprio i mercati emergenti, come quello del Sud Africa, che hanno subìto il peso dell’avversione al rischio globale innescata dalla crisi della zona euro. Il ministro delle finanze sudafricano, Pravin Gordhan, ha detto che bisogna intervenire, in maniera necessaria, a livello globale per affrontare la volatilità delle valute derivante proprio dalla crisi della zona euro. È evidente che l’attuale debolezza della moneta unica è a benefico degli esportatori, ma ha d’altra parte un effetto sulle pressioni inflazionistiche.
La situazione in questo nuovo anno è come sempre in mano ai politici. Si spera che la situazione possa cambiare in meglio e che permetterà ai nostri politici di prendere delle decisioni migliori, che possano portarci veramente fuori dalla crisi economica.
Il dibattito se la Federal Reserve metterà in campo un nuovo Quantitative Easing, per la precisione il QE3, è iniziato ancor prima che il QE2 fosse concluso, la scorsa estate. Ora, sei mesi dopo, il verdetto è ancora da venire, ma la maggior parte degli esperti che sono stati intervistati da CNNMoney, sono in gran parte d’accordo su una cosa: l’economia statunitense dovrà perdere terreno e peggiorare ancora di più prima che il numero uno della Fed, Ben Bernanke, prenderà in considerazione l’idea di un altro giro di QE.
Chi dice QE3 è fuori questione cita che l’economia USA si trova in una situazione di netto miglioramento. La disoccupazione che per la prima volta da mesi si trova al di sotto del 9% , a cui si aggiungono i segnali di forza dell’attività manifatturiera sono un indicatore più che sufficiente. Ma quasi il 75% degli intervistati che invece dicono che il QE3 potrà essere una carta da giocare nel 2012, lo fa considerando che l’Europa potrebbe portare giù anche gli USA.
Nonostante il miglioramento dei rapporti economici degli Stati Uniti, l’evoluzione globale del mercato, soprattutto quello che viene dall’Europa, potrà pesare in maniera grande sulle prospettive di crescita degli Stati Uniti nel 2012. Anche Bernanke è preoccupato per i problemi del debito sovrano europeo, che influenzano l’economia degli Stati Uniti. Nel mese di novembre, la Fed ha provveduto, insieme ad altre banche centrali di 5 altri paesi, a rendere meno costoso, per le banche di tutto il mondo, prendere in prestito dollari statunitensi, nel tentativo di porre fine alla crisi in Europa e di stabilizzare i mercati finanziari globali.
La Fed sta già utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione per arginare la crisi. Il QE3 è un altro strumento che potrà essere aggiunto al “mazzo di carte” della FED, ma che sarà utilizzato solo come ultima risorsa.
I dati ufficiali resi noti ieri dalla Germania hanno reso noto come c’è sempre un paese che va controcorrente. In grave difficoltà invece altri paesi,come la Spagna, il cui governo sta combattendo per cercare di arginare i problemi. La disoccupazione tedesca si trova ora al 6,8%, in calo rispetto agli ultimi dati. Dopo un anno che ha visto molti paesi in stallo nella zona euro, il motore economico della zona euro, la Germania, mostra che nel 2011 la Germania ha creato quasi mezzo milione di posti di lavoro, mentre la disoccupazione è salita in molti altri paesi della zona euro.
La forza dell’economia della Germania, in contrasto con il deteriorarsi della situazione in Spagna, dove la disoccupazione è aumentata, secondo i dati ufficiali, fino a toccare il massimo da 15 anni, a 4,42 milioni, e arrivando a al 21,5% della forza lavoro, il valore più alto di qualsiasi grande economia industrializzata.
Il governo spagnolo ha già annunciato una serie di nuove misure di austerità, dopo aver detto che il suo deficit di bilancio sarebbe stato peggiore del previsto. Madrid sta mettendo a punto delle riforme del mercato del lavoro in maniera da promuovere la creazione di posti di lavoro.
Ora sta in mano a Parigi e a Berlino rimettere in piedi l’UE, così come negli ultimi mesi. Sia la Francia che la Germania hanno opinioni diverse circa le responsabilità della BCE nella gestione della crisi del debito sovrano. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha chiarito che vorrebbe vedere la BCE operare come prestatore di ultima istanza, un parere condiviso anche dalla Gran Bretagna, mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ripetutamente respinto l’idea, nel timore che la cosa potrebbe scatenare l’inflazione. Non si sa quale possa essere la scelta migliore da mettere in pratica, la cosa certa è che bisogna arrivare presto ad una soluzione.
Se i rendimenti italiani dovessero cominciare a salire, la situazione italiana potrà rapidamente diventare una situazione ingestibile. L’Italia ha bisogno di tempo e l’Europa deve dare al paese il tempo di cui ha bisogno.
In Francia, Sarkozy ha detto che il suo governo passerà dalla lotta per il bilancio lotta alla crescita economica e alla dimunzione della disoccupazione nel corso del 2012, che sarà l’anno di tutti i rischi e di tutte le possibilità. Lo ha detto proprio il presidente francese nel suo discorso di Capodanno. Inoltre, nel messaggio di Capodanno che è stato fatto ai cittadini greci dal primo ministro Lucas Papademos, emerge come la situazione della nazione greca sia difficile e che il 2012 sarà particolarmente cruciale.
Papademos, nominato lo scorso 11 novembre come nuovo capo di un governo e sostenuto da tre dei cinque partiti parlamentari, sta cercando di ottenere dei prestiti per poter salvare il paese greco ed evitare che il paese esca dalla zona euro. Le misure includono anche la negoziazione di un conversione del debito con i creditori privati.
Mano a mano che i vari leader europei dovranno fare i conti con un nuovo quadro di bilancio, la Banca centrale europea non potrà che diventare sempre più importante all’interno della zona euro stessa. L’obiettivo che bisognerà raggiungere con i vari sforzi di carattere fiscale e monetario che verranno realizzati è quello di impedire il più possibile una contrazione dell’economia della zona euro, porterebbe una nuova fase di crisi e di recessione. Le previsioni dicono che l’economia della zona euro si ridurrà di circa lo 0,7 per cento quest’anno. Ci si aspetta in ogni caso una recessione dell’eurozona, che dovrebbe verificarsi tra la fine del 2011 e la prima metà del 2012, a fronte di una continua crisi del debito sovrano della zona euro. È fondamentale che i politici dell’eurozona possano prendere le loro decisioni in fretta.
I leader europei torneranno al lavoro questa settimana cercando di guadagnare tempo relativamente alla situazione dei governi spagnolo e italiano al fine di poter tentare di trovare una soluzione per controllare i debiti e per salvare la moneta unica dalla crisi.
Entro il primo trimestre del 2012 i leader della zona euro si sono impegnati a redigere una serie di regole più severe sul controllo del debito. Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy si incontreranno a Berlinogià il 9 gennaio per definire nuovi dettagli. Il percorso per superare la crisi non sarà privo di ostacoli, ma alla fine l’Europa ne uscirà più forte di prima. Sono queste le parole che la Merkel ha pronunciato nel discorso televisivo di Capodanno.
Durante questo decimo anniversario dalla nascita dell’euro, che ha sostituito le varie monete nazionali, l’euro per la prima volta ha subito due perdite consecutive annuali rispetto al dollaro statunitense, mentre è crollato al minimo storico nei confronti dello yen. I leader europei stanno lottando per tenere insieme l’Unione monetaria di fronte al declassamento del credito nel tentativo di evitare una recessione che potrebbe portare ad un debito sempre maggiore.
L’ultimo scoglio di difficoltà è nato il 30 dicembre scorso, quando il governo spagnolo ha dichiarato che il deficit di bilancio per il 2011 avrebbe raggiunto l’8 per cento, circa il 2 per cento in più rispetto alle previsioni del precedente governo. Il primo ministro Mariano Rajoy ha risposto mettendo sul mercato un nuovo pacchetto di tagli alla spesa e di aumenti delle tasse.
Eppure, la chiave per la sopravvivenza dell’euro potrebbe essere proprio l’Italia, la terza più grande economia della zona euro e la seconda più indebitata dopo la Grecia. Il governo di Roma deve rimborsare svariati miliardi di debito nel primo trimestre del 2012.
In Italia i titoli a 10 anni hanno concluso il 2011 con un tasso di interesse vicino al 7 per cento, che in passato ha portato la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo a cercare aiuti.