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Grecia, bisogna agire subito o si rischia il default, parte 3

Grecia, bisogna agire subito o si rischia il default, parte 3

La situazione in Grecia e in tutta Europa è molto tesa, forse più che mai nella zona euro. Sono queste le parole con cui Sarkozy ha accolto la situazione nel nostro continente. Nel frattempo bisogna anche discutere sul nuovo piano di aiuti da parte del FMI. Si tratta di discussioni che dovrebbero essere portate avanti dalla Merkel, da Sarkozy e dal numero uno del FMI, l’amministratore delegato Christine Lagarde.

Gli accordi prevedono un aiuto di 200 miliardi di euro che dovrebbero arrivare, per la maggior parte, dalla zona euro stessa. Nello specifico, circa 50 miliardi di euro verranno invece da paesi al di fuori della zona euro. La banca centrale tedesca, la Bundesbank, ha detto che contribuirà solo se il Regno Unito, che non usa l’euro, lo farà. Ma il Regno Unito ha respinto le richieste di aiuto e di contribuzione a tale fondo.

Nel frattempo bisogna anche concludere le nuove regole relativamente al pareggio di bilancio al fine di abbattere il debito pubblico, discorsi iniziati lo scorso dicembre.

La Merkel ha detto che si stanno facendo buoni progressi sul patto fiscale. C’è una buona probabilità di poter essere in grado di firmare tali accordi già nel mese di gennaio o febbraio al più tardi. Sarkozy, che affronta un impegnativo doppio turno di elezioni presidenziali tra aprile e maggio, sta anche spingendo per tenere la riunione durante la quale ci sarà la necessità di promuovere la crescita economica e i posti di lavoro, piuttosto che solo l’austerità di bilancio.

La Merkel ha concordato sul fatto che la zona euro ha bisogno di impulsi di crescita, così come di disciplina di bilancio, senza specificare come la Germania o altri paesi possano stimolare la crescita. In ogni caso, il passaggio di qualsiasi tipo di proposta di tassa sulle transazioni finanziarie è tutt’altro che certa.

Grecia, bisogna agire subito o si rischia il default, parte 2

Grecia, bisogna agire subito o si rischia il default, parte 2

Molti analisti e funzionari del mondo dell’economia, compresi gli esperti del FMI, hanno paura che la Grecia avrà bisogno di “incatenarsi” in un debito ancora più grande, se vorrà portare il suo debito complessivo ad un livello sostenibile.

I timori che la Grecia possa lottare per evitare un default disordinato del debito stanno minacciano il mercato. Durante il loro primo incontro del 2012, la Merkel e Sarkozy, i leader dei due paesi più potenti della zona euro, hanno discusso i dettagli di un patto tra i vari paesi al fine di limitare i debiti dei governi e di allineare le politiche economiche al fine di prevenire il ripetersi di una crisi come quella della Grecia.

Molti economisti sono critici sul piano franco-tedesco al fine di far rispettare la disciplina fiscale, sostenendo che essa trascura degli squilibri economici più profondi all’interno della zona euro stessa, che hanno portato ad un eccessivo accumulo di debito, sia privato che pubblico, in paesi come Grecia, Portogallo e Irlanda . Sia la Francia che la Germania hanno fallito, finora, nell’offrire un percorso convincente di ritorno verso la crescita economica.

La recessione che si sta diffondendo nella zona euro sta anche rendendo più difficile, per la Grecia e per gli altri paesi, avere dei programmi di salvataggio per chiudere i loro deficit fiscali. Il deficit persistentemente alto della Grecia aumenta il rischio di un vero e proprio default sulle sue obbligazioni, cosa che secondo gli economisti potrebbe avere delle conseguenze incalcolabili per la zona euro nel suo complesso.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno già dato il via al prossimo round di aiuti nella battaglia per arginare la crisi del debito della zona euro. I governi europei rimangono nel frattempo preoccupati che un legame di mercato possa creare il panico e far perdere denaro alle grandi economie, come la Spagna e l’Italia.

Grecia, bisogna agire subito o si rischia il default

Grecia, bisogna agire subito o si rischia il default

Germania e Francia hanno spinto, ieri, la Grecia e i suoi obbligazionisti a concordare una riduzione del debito del paese, avvertendo che i prestiti di salvataggio al paese stesso rimarranno in stanb dy fino a quando non si raggiungerà un accordo con gli investitori. La prospettiva della crisi del debito europeo viene ancora vista e definita da Angela Merkel e da Nicolas Sarkozy, che stanno tenendo delle importanti riunioni e che ancora una volta puntano il dito contro la Grecia.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy si sono infatti incontrati a Berlino per discutere i piani con cui la zona euro affronterà la crisi del debito, oltre che per dare il via a delle nuove collaborazioni tra i 17 paesi membri che usano la moneta unica. Ma i loro discorsi sono stati offuscati dalle preoccupazioni che i mercati finanziari hanno in merito alla crisi, soprattutto considerando che il programma di salvataggio della Grecia è in una sorta di disfacimento.

Il deterioramento dell’economia della Grecia sta minacciando la vitalità del piano di salvataggio da 130 miliardi di euro che i leader europei avevano concordato lo scorso ottobre. Proprio il pacchetto di salvataggio si basa sul fatto che la Grecia possa ridurre del 50% il suo debito obbligazionario. Questo ovviamente richiederà al governo della Grecia di fare nuovi sforzi.

La Grecia ha chiesto ai detentori privati di obbligazioni di cancellare il 60% dei suoi debiti. Questo è un segno che l’economia della Grecia sta peggiorando e che la possibilità di un default è sempre più vicina. Il secondo programma di tagli da parte della Grecia deve essere attuato subito, altrimenti non sarà possibile erogare la prossima tranche. E’ questo in sostanza cosa hanno voluto dire i due leader tedesco e francese al paese greco e al suo primo ministro, Lucas Papademos.

L’euro al minimo da 11 anni contro lo yen

L’euro al minimo da 11 anni contro lo yen

L’euro ha toccato oggi, nei suoi 11 anni di vita, il minimo contro lo yen, mentre è scambiato quasi al minimo da 16 mesi nei confronti del dollaro, prima che i leader tedesco e francese abbiano fatto sapere di volersi incontrare per cercare una soluzione al problema del debito. L’euro perde terreno contro le principali valute in vista di una relazione pubblicata oggi che dovrà mostrare la produzione industriale in Germania, la più grande economia europea. Il valore dovrebbe essere diminuito nel mese di novembre, quello preso in considerazione.

Il dollaro ha invece guadagnato dopo che i dati della scorsa settimana hanno mostrato come il mercato del lavoro statunitense si sta rafforzando.

Quello che pesa sull’euro, più che i vari rumors politici, sono proprio le basse prospettive di crescita. Finché non ci sarà crescita europea, l’euro continuerà ad essere sottoperformante contro il il dollaro statunitense, contro lo yen e probabilmente anche contro il resto delle principali valute.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy si incontrano a Berlino, oggi, per creare delle nuove regole circa la nuova disciplina fiscale della zona euro, negoziata in un primo momento durante lo scorso vertice del 9 dicembre.

Ne frattempo, la situazione è difficile sia in Italia che in Spagna. Quest’ultimo paese deve vendere le obbligazioni da rimborsare entro il 2015 e entro il 2016. L’Italia metterà all’asta dei titoli sia il 12 che il 13 gennaio. In Spagna, il rendimento dei titoli a 10 anni è salito di sette punti base, arrivando al 5,71 per cento, mentre in Italia il tasso da pagare sui titoli a 10 anni è del 7,13 per cento.

Secondo molti c’è una legittima preoccupazione sul percorso che il debito sovrano sta persorrendo. Con i dati degli Stati Uniti che stanno migliorando, ed i numeri europei che sono ancora deboli, l’euro è destinato a proseguire con la sua costante performance negativa.

Gli USA creano posti di lavoro

Gli USA creano posti di lavoro

Dopo quattro anni dall’inizio della Grande Recessione che ha colpito e distrutto 8,7 milioni di posti di lavoro, gli Stati Uniti possono essere finalmente nuovamente in un ciclo di crescita dell’occupazione. La nazione ha aggiunto 200.000 posti di lavoro nel mese di dicembre, in un impeto di assunzioni, che ha spinto il tasso di disoccupazione giù di due passi, all’8,5 per cento, il valore più basso da quasi tre anni, portando gli economisti a concludere che un miglioramento nel mercato del lavoro potrebbe essere ancora in corso.

E’ il sesto mese consecutivo che l’economia ha aggiunto almeno 100.000 posti di lavoro, la striscia più lunga dal 2006. L’economia ha aggiunto dei posti di lavoro ogni mese. Il tasso di disoccupazione, che ha raggiunto un picco del 10,1 per cento nel mese di ottobre 2009 ed era pari al 9,1 per cento all’inizio dello scorso anno, è caduto per quattro mesi in fila.

Quando più americani hanno un lavoro, si hanno più soldi da spendere. Maggiori sono i soldi nell’economia, più vendite ci saranno e le aziende saranno disposte ad assumere ancora di più. Questo significa più posti di lavoro, più spesa e più richiesta per le imprese. Il che porta ad assumere ancora di più, oltre che a far salire la domanda.

Questo è il contrario del circolo vizioso che ha preso piede durante la Grande Recessione, dove tante persone hanno perso posti di lavoro e hanno speso meno soldi, quindi le aziende sono state costrette a licenziare.

Il mercato del lavoro è in via di guarigione, ma c’è ancora molta strada da fare. Infatti, l’economia ha aggiunto 1,6 milioni di posti di lavoro nel 2011, più dei 940.000 posti di lavoro aggiunti nel corso del 2010, ma meno degli oltre 5 milioni di posti di lavoro perduti nel 2009.

Ci vorranno altri 6 milioni di posti di lavoro in più per portare gli Stati Uniti alla situazione che c’era nel dicembre 2007, quando è iniziata la recessione.

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