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L’euro al minimo da 11 anni contro lo yen

L’euro al minimo da 11 anni contro lo yen

L’euro ha toccato oggi, nei suoi 11 anni di vita, il minimo contro lo yen, mentre è scambiato quasi al minimo da 16 mesi nei confronti del dollaro, prima che i leader tedesco e francese abbiano fatto sapere di volersi incontrare per cercare una soluzione al problema del debito. L’euro perde terreno contro le principali valute in vista di una relazione pubblicata oggi che dovrà mostrare la produzione industriale in Germania, la più grande economia europea. Il valore dovrebbe essere diminuito nel mese di novembre, quello preso in considerazione.

Il dollaro ha invece guadagnato dopo che i dati della scorsa settimana hanno mostrato come il mercato del lavoro statunitense si sta rafforzando.

Quello che pesa sull’euro, più che i vari rumors politici, sono proprio le basse prospettive di crescita. Finché non ci sarà crescita europea, l’euro continuerà ad essere sottoperformante contro il il dollaro statunitense, contro lo yen e probabilmente anche contro il resto delle principali valute.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy si incontrano a Berlino, oggi, per creare delle nuove regole circa la nuova disciplina fiscale della zona euro, negoziata in un primo momento durante lo scorso vertice del 9 dicembre.

Ne frattempo, la situazione è difficile sia in Italia che in Spagna. Quest’ultimo paese deve vendere le obbligazioni da rimborsare entro il 2015 e entro il 2016. L’Italia metterà all’asta dei titoli sia il 12 che il 13 gennaio. In Spagna, il rendimento dei titoli a 10 anni è salito di sette punti base, arrivando al 5,71 per cento, mentre in Italia il tasso da pagare sui titoli a 10 anni è del 7,13 per cento.

Secondo molti c’è una legittima preoccupazione sul percorso che il debito sovrano sta persorrendo. Con i dati degli Stati Uniti che stanno migliorando, ed i numeri europei che sono ancora deboli, l’euro è destinato a proseguire con la sua costante performance negativa.

Gli USA creano posti di lavoro

Gli USA creano posti di lavoro

Dopo quattro anni dall’inizio della Grande Recessione che ha colpito e distrutto 8,7 milioni di posti di lavoro, gli Stati Uniti possono essere finalmente nuovamente in un ciclo di crescita dell’occupazione. La nazione ha aggiunto 200.000 posti di lavoro nel mese di dicembre, in un impeto di assunzioni, che ha spinto il tasso di disoccupazione giù di due passi, all’8,5 per cento, il valore più basso da quasi tre anni, portando gli economisti a concludere che un miglioramento nel mercato del lavoro potrebbe essere ancora in corso.

E’ il sesto mese consecutivo che l’economia ha aggiunto almeno 100.000 posti di lavoro, la striscia più lunga dal 2006. L’economia ha aggiunto dei posti di lavoro ogni mese. Il tasso di disoccupazione, che ha raggiunto un picco del 10,1 per cento nel mese di ottobre 2009 ed era pari al 9,1 per cento all’inizio dello scorso anno, è caduto per quattro mesi in fila.

Quando più americani hanno un lavoro, si hanno più soldi da spendere. Maggiori sono i soldi nell’economia, più vendite ci saranno e le aziende saranno disposte ad assumere ancora di più. Questo significa più posti di lavoro, più spesa e più richiesta per le imprese. Il che porta ad assumere ancora di più, oltre che a far salire la domanda.

Questo è il contrario del circolo vizioso che ha preso piede durante la Grande Recessione, dove tante persone hanno perso posti di lavoro e hanno speso meno soldi, quindi le aziende sono state costrette a licenziare.

Il mercato del lavoro è in via di guarigione, ma c’è ancora molta strada da fare. Infatti, l’economia ha aggiunto 1,6 milioni di posti di lavoro nel 2011, più dei 940.000 posti di lavoro aggiunti nel corso del 2010, ma meno degli oltre 5 milioni di posti di lavoro perduti nel 2009.

Ci vorranno altri 6 milioni di posti di lavoro in più per portare gli Stati Uniti alla situazione che c’era nel dicembre 2007, quando è iniziata la recessione.

L’euro sopravviverà al 2012, lo dice la Lagarde

L’euro sopravviverà al 2012, lo dice la Lagarde

L’euro con ogni probabilità sopravviverà al 2012, nonostante la crisi del debito nella zona della moneta euro. Lo fa sapere il numero uno dei Fondo Monetario Internazionale, l’amministratore delegato Christine Lagarde. I leader europei terranno un altro vertice questo mese per cercare di risolvere la crisi che minaccia la sopravvivenza della moneta unica, 10 anni dopo che è andato in circolazione. L’ultimo vertice si era tenuto ad inizio dicembre, durante il quale si è deciso un maggior controllo sul debito dei paesi che fanno parte della zona euro stessa.

La Legarde ha detto che il 2012 non sarà la fine della moneta euro. La nostra valuta, secondo il numero uno del FMI, è giovane, ma ha una solida base. Nonostante la pressione relativa al debito sovrano, la grande forza del sistema bancario non permetteranno all’euro di svanire in questo 2012.

La Lagarde, che si trova in Sud Africa come parte del suo primo tour in quel continente da quando ha assunto la carica nel FMI, ha in ogni caso ribadito che il fondo probabilmente rivedrà al ribasso le sue previsioni di crescita per l’economia mondiale. Sono stati proprio i mercati emergenti, come quello del Sud Africa, che hanno subìto il peso dell’avversione al rischio globale innescata dalla crisi della zona euro. Il ministro delle finanze sudafricano, Pravin Gordhan, ha detto che bisogna intervenire, in maniera necessaria, a livello globale per affrontare la volatilità delle valute derivante proprio dalla crisi della zona euro. È evidente che l’attuale debolezza della moneta unica è a benefico degli esportatori, ma ha d’altra parte un effetto sulle pressioni inflazionistiche.

La situazione in questo nuovo anno è come sempre in mano ai politici. Si spera che la situazione possa cambiare in meglio e che permetterà ai nostri politici di prendere delle decisioni migliori, che possano portarci veramente fuori dalla crisi economica.

Ben Bernanke: il QE3 solno come ultima ipotesi

Ben Bernanke: il QE3 solno come ultima ipotesi

Il dibattito se la Federal Reserve metterà in campo un nuovo Quantitative Easing, per la precisione il QE3, è iniziato ancor prima che il QE2 fosse concluso, la scorsa estate. Ora, sei mesi dopo, il verdetto è ancora da venire, ma la maggior parte degli esperti che sono stati intervistati da CNNMoney, sono in gran parte d’accordo su una cosa: l’economia statunitense dovrà perdere terreno e peggiorare ancora di più prima che il numero uno della Fed, Ben Bernanke, prenderà in considerazione l’idea di un altro giro di QE.

Chi dice QE3 è fuori questione cita che l’economia USA si trova in una situazione di netto miglioramento. La disoccupazione che per la prima volta da mesi si trova al di sotto del 9% , a cui si aggiungono i segnali di forza dell’attività manifatturiera sono un indicatore più che sufficiente. Ma quasi il 75% degli intervistati che invece dicono che il QE3 potrà essere una carta da giocare nel 2012, lo fa considerando che l’Europa potrebbe portare giù anche gli USA.

Nonostante il miglioramento dei rapporti economici degli Stati Uniti, l’evoluzione globale del mercato, soprattutto quello che viene dall’Europa, potrà pesare in maniera grande sulle prospettive di crescita degli Stati Uniti nel 2012. Anche Bernanke è preoccupato per i problemi del debito sovrano europeo, che influenzano l’economia degli Stati Uniti. Nel mese di novembre, la Fed ha provveduto, insieme ad altre banche centrali di 5 altri paesi, a rendere meno costoso, per le banche di tutto il mondo, prendere in prestito dollari statunitensi, nel tentativo di porre fine alla crisi in Europa e di stabilizzare i mercati finanziari globali.

La Fed sta già utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione per arginare la crisi. Il QE3 è un altro strumento che potrà essere aggiunto al “mazzo di carte” della FED, ma che sarà utilizzato solo come ultima risorsa.

Germania e Spagna, le due facce dell’UE

Germania e Spagna, le due facce dell’UE

I dati ufficiali resi noti ieri dalla Germania hanno reso noto come c’è sempre un paese che va controcorrente. In grave difficoltà invece altri paesi,come la Spagna, il cui governo sta combattendo per cercare di arginare i problemi. La disoccupazione tedesca si trova ora al 6,8%, in calo rispetto agli ultimi dati. Dopo un anno che ha visto molti paesi in stallo nella zona euro, il motore economico della zona euro, la Germania, mostra che nel 2011 la Germania ha creato quasi mezzo milione di posti di lavoro, mentre la disoccupazione è salita in molti altri paesi della zona euro.

La forza dell’economia della Germania, in contrasto con il deteriorarsi della situazione in Spagna, dove la disoccupazione è aumentata, secondo i dati ufficiali, fino a toccare il massimo da 15 anni, a 4,42 milioni, e arrivando a al 21,5% della forza lavoro, il valore più alto di qualsiasi grande economia industrializzata.

Il governo spagnolo ha già annunciato una serie di nuove misure di austerità, dopo aver detto che il suo deficit di bilancio sarebbe stato peggiore del previsto. Madrid sta mettendo a punto delle riforme del mercato del lavoro in maniera da promuovere la creazione di posti di lavoro.

Ora sta in mano a Parigi e a Berlino rimettere in piedi l’UE, così come negli ultimi mesi. Sia la Francia che la Germania hanno opinioni diverse circa le responsabilità della BCE nella gestione della crisi del debito sovrano. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha chiarito che vorrebbe vedere la BCE operare come prestatore di ultima istanza, un parere condiviso anche dalla Gran Bretagna, mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ripetutamente respinto l’idea, nel timore che la cosa potrebbe scatenare l’inflazione. Non si sa quale possa essere la scelta migliore da mettere in pratica, la cosa certa è che bisogna arrivare presto ad una soluzione.

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