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Il problema del debito, USA e Europa

Il problema del debito, USA e Europa

Su entrambi i lati dell’Atlantico le valute stanno barcollando cercando di evitare un altro grande disastro. Sia la Cina che l’agenzia di rating Standard & Poors hanno declassato lo stato americano da tripla A a doppia A. La Banca centrale europea è dovuta intervenire nell’acquisto di obbligazioni italiane e spagnole per impedire loro di raggiungere degli spread vertiginosi, gli stessi che aveva raggiunto la Grecia poco prima di aver bisogno di un aiuto.

Ma, come si dice sempre, una cosa è salvare le economie più piccole, come la Grecia, il Portogallo e l’Irlanda, un altro è tentare di salvare le economie come quelle di Spagna e Italia, che sono troppo grandi per fallire. Il mercato è inchiodato sulla paura che Italia e Spagna siano le prossime vittime della crisi del debito sovrano, le conseguenze sarebbero forti abbastanza da tirare giù tutta la UE.

Semplicemente, non ci sono abbastanza soldi nelle casse della zona euro per salvare questi stati, ecco perché entrambi dovrebbero lottare per tornare in carreggiata. Con entrambi i paesi che mostrano dei livelli di crescita deludenti, l’istinto è quello di non investire dato che è troppo rischioso. L’acquisto di bond da parte della BCE ha portato i tassi di interesse a ridursi drasticamente, dando spazio per respirare.

Ma ci si chiede se nonostante la BCE che continua a comprare e le ultime misure di austerità che sono state introdotte in Spagna e in Italia sia sufficiente per ripristinare una parvenza di fede circa il controllo del deficit nazionale.

Negli USA, invece, così come del disastro giapponese ha beneficiato lo yen, questo downgrade del debito degli Stati Uniti è un segnale di rafforzamento del biglietto verde. Nel lungo termine, però, la storia del downgrade sicuramente chiederà il suo pedaggio al dollaro statunitense, bisogna dunque stare attenti al mercato e al movimento delle valute.

Franco svizzero e yen, le valute sono più forti

Franco svizzero e yen, le valute sono più forti

Il franco svizzero e lo yen si sono rafforzati durante la sessione asiatica di oggi in seguito alle crescenti preoccupazioni degli investitori circa il fatto che i prezzi delle azioni potrebbero crollare.

Gli investitori speculano sui deboli fondamenti economici degli Stati Uniti e sulle incertezze di alcune obbligazioni europee. Tutto peserà sulla crescita dell’economia globale.

Mentre tutte queste preoccupazioni non sono nuove, il downgrade del weekend sui buoni del Tesoro degli Stati Uniti da parte di Standard & Poor apre un ventaglio di paure per gli investitori.

La Banca centrale europea ha fatto sapere di voler acquistare il debito italiano e spagnolo, il che rappresenta un altro fattore che c’è dietro la vendita. L’operazione infatti suggerisce che ci sono dei problemi nel debito europeo e che essi sono profondamente radicati.

Tutti gli occhi sono ora sulla riunione del Federal Open Market Committee, che si concluderà nel corso della giornata, per vedere se la Fed prenderà dei provvedimenti per alleviare le preoccupazioni del mercato. Il FOMC potrebbe annunciare infatti delle nuove misure per fornire ulteriore liquidità al mercato.

Il dollaro è sceso intanto al suo livello più basso contro lo yen, a quota 77.21, avvicinandosi sempre più al valore di 77.10 , corrispondente all’intervento del Giappone nel tentativo di far perdere forza alla sua valuta.

Il Giappone potrebbe mettere in atto un’altra vendita di yen molto presto, perché i guadagni dello yen mettono sotto pressione le esportazioni del paese. All’inizio della giornata, infatti, il ministro delle finanze giapponese Yoshihiko Noda ha fatto sapere che stanno studiando e valutando le mosse dello yen, definendole chiaramente unilaterali.

Anche il franco svizzero è salito attestandosi al suo massimo storico contro il dollaro e contro l’euro.

Anche se si è indebolito nei confronti dello yen e del franco, il dollaro è stato più forte contro le altre valute. Il dollaro australiano è sceso ad esempio sotto la quota di 1,00 dollaro, il punto più basso da marzo. Inoltre sia l’euro che il dollaro canadese e quello della Nuova Zelanda sono caduti rispetto al biglietto verde.

Le borse perdono all’apertura in Asia

Le borse perdono all’apertura in Asia

E’ stata un’altra brutta giornata per i mercati in Asia quella di oggi, dopo il downgrade del debito pubblico degli Stati Uniti, che ha aggiunto nuovi timori circa le prospettive dell’economia più grande del mondo. Mentre gli investitori hanno una certa fiducia nel fatto che la Banca centrale europea si sta preparando a comprare le obbligazioni italiane e spagnole per evitare una maggiore crisi della zona euro, la mossa non è stata sufficiente per fermare le preoccupazioni dei mercati.

Nella tarda mattinata a Hong Kong, l’indice della borsa è sceso del 2,4 per cento, dopo aver perso l’8,5 per cento la scorsa settimana. Dopo i mercati si sono chiusi nella scorsa giornata di venerdì, Standard & Poors ha abbassato il rating degli Stati Uniti, con un outlook negativo, il che significa che il rating potrebbe essere declassato ulteriormente entro due anni.

I commercianti si sono però scrollati di dosso la paura del downgrade degli Stati Uniti pensando che, un decennio dopo che il Giappone ha perso il rating AAA, i rendimenti dei titoli giapponesi sono ancora all’1 per cento e lo yen è forte come mai.

Tuttavia, i mercati azionari asiatici hanno reagito bruscamente alla notizia del downgrade, perdendo bruscamente in apertura.

La cosa che pesa di più, però, non è il downgrade in sé, ma la condizione generale di incertezza. Ciò rende le prospettive economiche marginalmente meno certe.

Un tuffo dei mercati azionari come quello che si è visto la scorsa settimana si è avuto l’ultima volta solo nel 2008, quando Lehman Brothers è fallita. Ma quello fu l’inizio della crisi economica come la conosciamo oggi.

Anche se l’Asia non è al centro delle preoccupazioni, i suoi mercati azionari sono scesi bruscamente proprio come quelli in Occidente, dato che l’economia della regione e il suo sistema finanziario sono strettamente legati a quelli degli Stati Uniti e dell’Europa.

Il governo giapponese interviene nel mercato, lo yen crolla

Il governo giapponese interviene nel mercato, lo yen crolla

Ciò che si temeva è accaduto. Il Giappone è intervenuto nel mercato delle valute provvedendo ad invertire il trend della sua valuta immettendo nuovi fondi nel sistema finanziario del paese.

In primo luogo il governo ha detto di aver iniziato a vendere yen e comprare dollari al fine di spingere verso il basso il valore della valuta giapponese. Poi, la Banca del Giappone ha annunciato di aver ulteriormente ampliato il suo programma di acquisto di obbligazioni governative e corporate, ovvero una forma di allentamento monetario.

Il Giappone, che sta ancora lottando per riprendersi dalla crisi economica, è stato colpito da un aumento di valore dello yen, che minaccia il suo business all’estero. Uno yen forte fa male al Giappone, che vive di export, poiché rende le sue auto e i suoi pezzi di elettronica più costosi, erodendo il valore degli utili al momento della conversione in yen. Toyota, Honda e Nissan hanno tutte recentemente accusato un calo dei loro guadagni.

Ma la valuta giapponese, a lungo considerata un porto sicuro, è cresciuta mano a mano che gli investitori sono stati sempre più cauti sugli Stati Uniti e sulle altre valute.

Gli sforzi da parte delle autorità giapponesi nel contrastare questa tendenza sembrano avere già i loro effetti, dat che il dollaro è salito sopra quota 79 yen, mentre prima dell’annuncio il valore di questa coppia di valute era stato a quota 77.

Eppure, l’effetto di manipolare i mercati dei cambi, eseguite in particolare da parte di un singolo paese, è stata spesso di breve durata.

La banca centrale ora vorrebbe aumentare il suo programma di acquisto di asset, oltre ad espandere la sua linea di credito a 35.000 miliardi di yen, dai 30.000 miliardi precedenti. Quei movimenti sono volti ad aumentare la liquidità e ad aiutare a far calare il valore della valuta giapponese.

La Cina invita gli USA a maneggiare attentamente il debito

La Cina invita gli USA a maneggiare attentamente il debito

Il governatore della banca centrale cinese ha invitato gli USA a prendere, per il futuro, delle misure responsabili per affrontare con i suoi problemi di debito, avvertendo che l’incertezza potrà danneggiare la crescita globale. La Cina è la seconda economia più grande del mondo e il più grande detentore di debito Usa, grazie a circa 1.000 miliardi di dollari di partecipazioni.

Le fluttuazioni e l’incertezza verso il mercato americano influenzano la stabilità dei sistemi monetari internazionali e finanziari, danneggiando così la ripresa economica globale. Ora la Cina si augura che il governo americano e il Congresso adotteranno delle misure politiche concrete e responsabili, che tratteranno correttamente i loro problemi di debito in modo da garantire il buon funzionamento del mercato del Tesoro e la sicurezza degli investitori.

Si teme che la dipendenza al debito potrebbe compromettere il benessere di centinaia di milioni di famiglie entro e oltre i confini degli Stati Uniti.

Relativamente agli USA, la riduzione del debito, di cui si teme molto, è una mossa improbabile, dato che le grandi agenzie di rating, come Moody, Fitch e S & P hanno confermato il rating di tripla A per il paese americano.

Alcuni economisti cinesi hanno avvertito che i tagli alla spesa potrebbero influenzare la crescita della Cina rallentando la ripresa degli Stati Uniti. Il consumo degli Stati Uniti sarà sicuramente negativo, a causa dell’austerità, considerando anche che non si può più contare su un grande mercato estero.

La situazione in ogni caso negli USA deve essere risolta il prima possibile e i politici del paese devono necessariamente trovare un accordo, altrimenti si rischia che questo disegno di legge non sortirà gli effetti sperati. Alla base dello stesso, infatti, c’è la considerazione base che gli USA devono riuscire a trovare una soluzione al proprio debito e ridurlo, prima che sia troppo tardi.

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