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Christine Legarde a capo del FMI

Christine Legarde a capo del FMI

Nonostante l’appello diffuso da parte delle economie emergenti per porre un loro candidato a capo del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il Consiglio di amministrazione dell’FMI ha annunciato di aver scelto il ministro delle Finanze francese Christine Lagarde per ricoprire la posizione vacante dall’arresto di Strauss Kahn.

La Lagarde, la prima donna chiamata a ricoprire tale carica in FMI, inizierà il suo mandato di cinque anni il 5 luglio. La nomina di Lagarde come direttore dell’FMI è stata una sorpresa, dato che nei giorni scorsi è stata approvata anche dalla Cina. Inoltre la Legarde ha ricevuto il sostegno degli Stati Uniti, della Russia e della maggior parte dei paesi europei.

In Cina, il governatore della banca centrale Zhou Xiaochuan, ha detto che il suo paese ha espresso pieno sostegno per la candidatura di Lagarde. Proprio il ministro francese ha visitato Pechino questo mese per raccoglierne il sostegno.

Gli Stati Uniti hanno espresso il loro sostegno in una dichiarazione scritta dal segretario del Tesoro Timothy Geithner. Gli USA hanno circa il 17 per cento dei diritti di voto presso il Fondo monetario internazionale, di gran lunga una quota più grande rispetto agli altri paesi. L’Europa, nel suo complesso, dispone del 32 per cento del voto, mentre il Giappone e la Cina sono al secondo e al terzo posto, rispettivamente.

Le economie emergenti, che hanno maggiormente contribuito alla crescita economica mondiale negli ultimi anni, avevano invece scelto diversamente.

Secondo alcuni sarebbe stato meglio per il Fondo monetario internazionale scegliere un direttore generale al di fuori dell’Europa, ma in ogni caso si è convinti che Christine Lagarde farà del suo meglio per guadagnare il sostegno da parte delle economie emergenti, ascoltando le loro preoccupazioni e aumentando la loro voce all’interno del fondo.

Lagarde infatti ha fatto molte promesse per dare un sostegno allo sviluppo delle nazioni emergenti, quindi sarà sensibile alle loro esigenze.

L’oro sale sulla scia delle preoccupazioni per l’euro e il dollaro

L’oro sale sulla scia delle preoccupazioni per l’euro e il dollaro

L’oro riacquista valore dopo averlo perso per tre giorni conseutivi, sulla scia di un dollaro indebolito sulle speranze che il parlamento della Grecia passerà il piano di austerità al fine di evitare un default del debito sovrano. In Grecia il parlamento ha iniziato ieri a discutere circa questo piano di austerità, molto impopolare, e si prevede che il voto arriverà domani.

Le incertezze in Grecia e il contagio potenziale della zona euro hanno pesato sull’euro e hanno spinto verso l’alto il dollaro statunitense, che a sua volta ha messo sotto pressione i prezzi dell’oro.

L’oro si trova ad affrontare una forte pressione al ribasso nel breve periodo, mentre il dollaro sta ancora cercando di far fronte alla crisi del debito della zona euro. Ora il prezzo del metallo giallo ha come forte livello di supporto quello di 1470 dollari, colpito a maggio. Recentemente l’oro ha guadagnato lo 0,2 %.

Nel lungo periodo, dicono gli analisti, le prospettive dell’oro rimarranno intatte, dato che le incertezze economiche e fiscali su entrambi i lati dell’Atlantico dovrebbero continuare a far aumentare l’appeal del metallo giallo, visto come porto sicuro nei momenti di difficoltà finanziarie.

Anche il valore dell’argento è salito dello 0,7 per cento , arrivando a 33.76 dollari l’oncia, rimbalzando vicino al minimo da sei settimane, a quota 33.37 dollari.

Tecnicamente l’argento è caduto in un canale e ora sta cercando di testare il livello chiave di supporto intorno a quota 33 dollari. Per ora questo livello dovrebbe durare un po’, ma una volta che esso sarà effettivamente violato, il prezzo dell’argento potrebbe ridursi ulteriormente. Alcuni partecipanti del settore industriale hanno acquistato argento, ma ciò non è sufficiente a spingere i prezzi al rialzo, dato che gli investitori non stanno comprando.

La frenesia di investimento ha spinto il prezzo dell’argento alle stelle all’inizio di quest’anno, con un valore record di 49.51 dollari toccato il 28 aprile.

L’euro in attesa della Grecia

L’euro in attesa della Grecia

L’euro ha girato vicino al minimo storico rispetto al franco svizzero nell’inizio di questa settimana, perdendo terreno contro il dollaro e rimanendo sotto pressione a causa della decisione di questa settimana dal Parlamento greco in merito al passaggio delle riforme di austerità richieste dagli istituti di credito internazionali.

In Grecia il vice primo ministro ha avvertito che i legislatori potranno bloccare alcune delle riforme, ma ha aggiunto che il parlamento probabilmente farà passare un nuovo pacchetto globale di austerità per evitare il fallimento nazionale.

Gli investitori hanno venduto euro e riacquistato dollari al fine di minimizzare il rischio legato al mercato, dato che essi diventano sempre più preoccupati circa il sistema finanziario in Europa, anche in considerazione del fatto che due delle principali banche italiane hanno destato delle gravi preoccupazioni circa la loro posizione di capitale.

La maggior parte degli investitori si aspetta che il piano di austerità della Grecia passi, ma vogliono comunque alleggerire le loro posizioni in euro per eliminare il rischio, in quanto vi è una grande incertezza.

Gli analisti prevedono che i mercati rimarranno nervosi in vista del voto del Parlamento greco, ma alcuni ritengono che il risultato alla fine si rivelerà positivo per la propensione al rischio.

Andando ad analizzare anche l’andamento e la situazione del dollaro, vediamo che gli investitori sono interessati a coprire le loro posizioni in dollari short. L’indice del dollaro, che tiene traccia delle prestazioni del biglietto verde contro un paniere delle principali valute, è salito dello 0,2 per cento.

Per quanto riguarda le altre valute, il dollaro australiano è diminuito dello 0,5 per cento , dopo essere scivolato verso valori ancora più bassi. La sterlina, anche sotto pressione, è stata scambiata a 1,5930 dollari dopo essere caduta al minimo da cinque mesi. Il dollaro ha raggiunto il suo valore più alto contro lo yen dallo scorso 16 giugno.

Mario Draghi nuovo governatore della BCE

Mario Draghi nuovo governatore della BCE

Il Ministro per gli Affari europei Lucinda Creighton ieri ha accolto con favore la nomina di Mario Draghi come nuovo presidente della Banca centrale europea. La BCE continua a svolgere un ruolo centrale nella ripresa economica irlandese, dato che è una delle istituzioni di controllo dei progressi del piano di salvataggio, insieme con il Fondo monetario e con la Commissione europea.

La BCE è fondamentale per la gestione della crescente crisi del debito UE e ha la responsabilità di fissare i tassi di interesse in tutta la zona euro. La nomina di Draghi è stata confermata dai leader dell’UE al vertice di Bruxelles.

La nomina è stata bloccata fino ad ora perché l’Italia è membro del board della BCE e Lorenzo Bini Smaghi aveva rifiutato di dimettersi. Le dimissioni forzate del signor Bini Smaghi sono poi state confermate dal Cancelliere tedesco Angela Merkel, questo dunque ha aperto la strada a Mario Draghi alla testa della BCE, prendendo le consegne da Jean-Claude Trichet.

La nomina di Draghi è stata accolta con favore. C’era inizialmente un leggero problema in relazione all’equilibrio geografico, ma sembra che le cose siano poi state risolte con successo. Ora resta da vedere come Mario Draghi opererà e se apporterà dei cambiamenti nella politica della BCE.

Nominato capo della Banca d’Italia il 29 dicembre 2005, fa parte dei 23 membri del consiglio direttivo della Banca centrale europea, che fissa i tassi d’interesse per i 17 paesi che utilizzano l’euro.

È anche a capo del Financial Stability Board, ex Financial Stability Forum, dal 2006 ad oggi, un’organizzazione internazionale che cerca di scongiurare i rischi per il sistema finanziario globale.

E’ stato anche direttore esecutivo della Banca Mondiale dal 1984 al 1990.

Relativamente al grado di istruzione, Draghi ha un Ph.D. in economia preso al Massachusetts Institute of Technology nel 1977 e una Laurea in Economia presso l’Università degli Studi di Roma, nel 1970.

Bernanke e la FED, ci sarà un nuovo QE? Parte 2

Bernanke e la FED, ci sarà un nuovo QE? Parte 2

I datori di lavoro degli Stati Uniti hanno creato circa 54.000 nuovi posti di lavoro in maggio, in calo di circa 232 mila rispetto a quelli creati nel mese di aprile, mentre il tasso di disoccupazione è salito al 9,1 per cento.

Bernanke ha detto che per stimolare ulteriormente l’economia, la Fed potrebbe comprare più titoli o tagliare il tasso di interesse che pagano le banche sulle riserve in eccesso presso la banca centrale. Ci si potrebbe anche impegnare per tenere i tassi di interesse ai minimi record per un periodo di tempo più lungo. Bernanke ha chiarito durante la sua ultima conferenza stampa che per periodo prolungato bisogna intendere che la Fed manterrà i tassi a livelli bassi per almeno altri due o tre incontri, il che significa ancora qualche mese sicuramente, dato che la Fed si riunisce otto volte l’anno.

Bernanke sta tenendo aperte le opzioni sul prossimo passo della Fed. E’ abbastanza chiaro, secondo gli esperti, che non si vede nulla di nuovo all’orizzonte, la politica della FED dovrà adattarsi, in un modo o nell’altro. La Fed intanto, con una decisione unanime, ha lasciato il tasso di interesse di riferimento ancora ai minimi storici, come è oramai dal dicembre 2008.

Gli economisti credono che il tasso non verrà alzato almeno per i prossimi due o tre incontri, come aveva detto Bernanke, ma a seconda di come evolve l’economia e l’inflazione, oltre che la disoccupazione, il periodo potrebbe essere significativamente più lungo.

Mentre Bernanke e i suoi colleghi prevedono che la crescita riprenderà nel secondo semestre di quest’anno, il rallentamento dei primi sei mesi dell’anno li ha costretti a rivedere la proiezione per tutto il 2011. Ora si prevede che il tasso di espansione non supererà il 2,9 per cento quest’anno, in calo dalla previsione di aprile, pari al 3,3 per cento.

La dichiarazione di Bernanke apre definitivamente le porte ad un altro round di possibili acquisti di obbligazioni.

I responsabili politici hanno anche alzato le previsioni per la disoccupazione, aumentate dall’8,7 per cento di aprile all’8,9 per cento che si prevede di raggiungere nel quarto trimestre di quest’anno.

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