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La Grecia prosegue verso la riduzione del suo debito

La Grecia prosegue verso la riduzione del suo debito

La Grecia ha detto di aver ricevuto abbastanza sostegno da poter arrivare a concludere la conversione del debito, che dovrebbe consentirgli di prendere il suo ultimo salvataggio. L’85,8% dei titolari greci del debito greco e il 69% dei debitori internazionali hanno concordato l’affare. Sono questi i numeri resi noti dal Ministero delle finanze greco. Per Atene era necessaria una quota del 75% per arrivare a far passare l’accordo, che prevede una perdita totale del 74%.

Eppure, solo il 69% degli obbligazionisti esteri hanno accettato l’accordo, con il paese che ha detto di aver prorogato il termine per questi obbligazionisti stranieri di iscriversi alla riduzione del debito fino al 23 marzo prossimo. Gli investitori sono ora in attesa di vedere se si costringeranno gli obbligazionisti a prendere parte all’accordo o se si applicheranno le clausole di azione collettiva.

Il ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, ha detto che a nome della Repubblica desidera esprimere il suo apprezzamento a tutti i creditori internazionali che hanno sostenuto lo storico ed ambizioso programma di riforma e di adeguamento e che hanno condiviso i sacrifici del popolo greco. La Grecia continuerà ad attuare le misure necessarie per realizzare gli aggiustamenti di bilancio e le riforme strutturali di cui ha bisogno, per tornare presto verso una crescita sostenibile.

L’Unione europea e il Fondo monetario internazionale hanno detto che se lo swap del debito non dovesse passare, allora per la Grecia non sarà possibile ottenere il suo ultimo piano di salvataggio, da 130 miliardi di euro.

Il commissario UE per gli affari economici e monetari, Olli Rehn, ha dichiarato all’inizio di questa settimana che non ci sarebbe stata alcuna offerta migliore e che l’accordo è di vitale per la stabilità finanziaria della zona euro. E’ importante che tutti gli investitori riconoscano che l’Europa si è impegnata al massimo per questo scambio e per salvare la situazione, dunque ci si augura la piena e volontaria partecipazione.

La crisi europea potrebbe riflettersi anche sugli USA

La crisi europea potrebbe riflettersi anche sugli USA

La crisi del debito europeo rimane una minaccia significativa per l’economia americana, anche con i segnali di ripresa che attualmente ci sono. Lo ha detto Rich Berg, Amministratore Delegato della Performance Trust Capital Partners, un fondo di investimenti con 10 miliardi di dollari, con sede a Chicago, il quale ha espresso anche dei dubbi circa il successo degli sforzi per aiutare la Grecia e gli altri paesi europei alle prese con il debito.

I più recenti sforzi per alleggerire il debito della Grecia, con l’ultimo salvataggio da 130 miliardi di dollari annunciato pochi giorni fa, non porta ad altro che a far salire dei prestiti per ritardare quello che è inevitabile. E’ insostenibile, a un certo punto, spendere più denaro di quanto si sta portando in casa.

Relativamente agli USA, Berg ha detto che il governo federale e quello statale dell’Illinois devono affrontare dei grossi problemi di spesa e di debito, anche se non sulla scala dell’Europa. La preoccupazione maggiore è il fatto che la volontà politica di rimettere veramente a posto le cose non esiste. Non c’è alcun senso di urgenza nell’affrontare una situazione che, invece, lo meriterebbe, secondo Berg.

Il pericolo è che i problemi del debito si rifletteranno anche sulle economie più grandi, così come su tutta Wall Street. Non c’è una soluzione a lungo termine al momento e quello che si sta facendo è solo una soluzione a breve termine. Ecco perché si rischia una nuova recessione.

Quando si parla di investimenti sono in molti a avere incertezza, lo si capisce anche dal mercato delle valute forex. Ci sono infatti tante valute che si muovono in maniera decisamente inattesa, portando diversi investitori a perdere denaro. In questi momenti, in ogni caso, se fatto bene e con coerenza, il mercato delle valute può portare a grandi guadagni, dato che permette di guadagnare anche se i mercati sono in discesa.

Portogallo, perché non è possibile tornare ai mercati nel 2013

Portogallo, perché non è possibile tornare ai mercati nel 2013

Il FMI si aspetta che il Portogallo possa tornare sui mercati obbligazionari nel 2013. Certo, il Portogallo non è la Grecia e la situazione del paese è decisamente migliore. Ma ci sono abbastanza motivi per cui il Portogallo non potrà, almeno non facilmente, tornare ai mercati entro il prossimo anno, che poi sono gli stessi motivi per cui il paese potrebbe aver bisogno di un secondo aiuto.

Per prima cosa l’austerità, ovvero la mancanza di crescita. Il governo portoghese sta tagliando le spese e aumentando le tasse, anche per affrontare il deficit. Questi passaggi frenano qualsiasi potenziale di crescita, abbassano il gettito fiscale e ingrandiscono il debito in rapporto al PIL.

Debito nascosto. Ancora una volta, il Portogallo non è la Grecia. Anche la Spagna ha un problema di debito nascosto, che è probabilmente peggiore del Portogallo. Tuttavia è una cosa che c’è e non può essere ignorata.

Recessione in Europa. Le previsioni per l’Europa stanno diventando più nuvolose e per il Portogallo la situazione non è diversa. L’aggiunta di una nuova recessione potrebbe mettere a rischio la crescita del paese.

Subordinazione della BCE. Nel caso della Grecia, le obbligazioni detenute dalla Banca centrale europea sono esenti da taglio. Questo può certamente spaventare gli investitori privati ​​che stanno pensando di investire in Portogallo. In caso di ristrutturazione del debito, saranno gli obbligazionisti privati a soffrire ancora una volta?

Difficoltà di accesso al credito. Tornando all’esempio della Grecia, nonostante la subordinazione da parte della BCE, la natura della ristrutturazione greca, che è stata volontaria, e le clausole legate all’azione collettiva che sono stati aggiunte in seguito, potrebbero alla fine toccare allo stesso modo anche il Portogallo. Senza una reale protezione a portata di mano, perché gli investitori dovrebbero rischiare con il Portogallo?

Il Portogallo ha bisogno di riforme di grande successo o di un cambiamento del destino economico dell’intero continente per poter tornare ai mercati il prossimo anno.

Crisi UE, la situazione in Irlanda

Crisi UE, la situazione in Irlanda

Ultimamente si è tornato a parlare di Grecia, soprattutto dopo che l’agenzia di rating Moody ne ha abbassato il rating sovrano, da Ca a C, il valore più basso in assoluto, sostenendo che il rischio di default resta ancora alto nonostante l’accordo di swap. Anche Standard & Poor ha intrapreso un’azione simile lo scorso 27 febbraio.

Volando in Irlanda, il Fondo Monetario Internazionale ha messo in dubbio se il paese potrebbe essere in grado di tornare con successo ai mercati internazionali del debito entro il prossimo anno. Dublino, che ha firmato per un aiuto di 85 miliardi di euro con Ue e Fmi, mira a tornare ai mercati del debito a lungo termine entro la fine dell’anno per poter tornare ancora più forte e crescere ancora.

Il FMI ha detto che l’Irlanda potrebbe ottenere un finanziamento modesto dal mercato anche da quest’anno, attraverso la vendita a breve termine di buoni del Tesoro.

Tuttavia ha ribadito che una richiesta di un ulteriore aiuto europeo per poter far sostenere la crescita irlandese e avere un pieno ritorno ai mercati obbligazionari per l’anno prossimo, potrebbe essere ancora aperta. Se il governo dovesse riuscire a soddisfare il suo fabbisogno di finanziamento anche per il prossimo anno, dipenderà non solo dall’andamento della politica del paese, ma anche dagli sviluppi nell’area dell’euro.

A causa di questa incertezza, il Fondo monetario internazionale sta incoraggiando le autorità europee ad adottare preventivamente delle misure atte a rafforzare le prospettive dell’Irlanda.

L’Irlanda è stata portata avanti dai leader europei come un chiaro esempio di come i piani del paese per combattere la crisi del debito della zona euro stiano lavorando bene, il FMI ha detto ancora una volta che l’attuazione delle politiche da parte di Dublino è rimasta molto forte.

Tuttavia, con le esportazioni in calo e il peso dei consumi sull’economia irlandese, le sfide sono superiori rispetto a quanto previsto all’inizio del programma.

Il FMI ha detto che l’Irlanda si trova ancora sulla strada giusta per ridurre il suo deficit di bilancio.

Cameron e le sue considerazioni in merito alla situazione europea

Cameron e le sue considerazioni in merito alla situazione europea

Dopo aver reclamato lo scorso giovedì che nessuno in Europa lo ascoltava, David Cameron ha dichiarato il gioco seguente che il summit dei leader europei ha portato parte di essi verso la sua visione del libero mercato di deregolamentazione e di liberalizzazione dei servizi.

Cameron ha ottenuto il sostegno di altri 11 capi di governo dell‘Unione europea in una lettera in cui chiede una liberalizzazione per stimolare la crescita in Europa. I firmatari sono andati al di là degli abituali alleati del Regno Unito in merito alla questione, trea cui ci sono anche Italia e Spagna.

Il Regno Unito e l’aderenza a queste proposte non è stata esplicitamente sostenuta dai due grandi paesi UE, Germania e Francia, con il presidente francese Nicolas Sarkozy che ha dato poca attenzione alla posizione britannica. Germania e Francia potrebbero comodamente appoggiare gran parte delle richieste contenute nella lettera redatta del Regno Unito, secondo le parole di Sarkozy, che però ha aggiungeto che la tentazione di deregolamentazione dei britannici e degli svedesi è sempre molto forte.

Ricordiamo che Cameron aveva isolato la Gran Bretagna lo scorso mese di dicembre, quando ha posto il veto al passaggio del nuovo patto fiscale in ambito europeo, costringendo solo 25 paesi a firmare un trattato internazionale. Ora per Sarkozy una doccia fredda.

Il trattato potrebbe avere dunque ancora più difficoltà, anche se potrebbe ancora funzionare, ma dal momento che deve ancora ratificato ci vorrà tempo. Gli irlandesi hanno annunciato un referendum, mentre Hollande, socialista francese che punta a diventare presidente francese a maggio, minaccia di riaprirlo. Gli olandesi, alle prese con una improvvisa crisi di bilancio, sono sempre più infelici della camicia di forza che limita i deficit di bilancio al 3% del PIL, considerando anche che il loro deficit è del 4,5% .

Cameron si è anche scontrato con la Merkel. La zona euro, ha detto, dovrebbe ripensare la capacità di 500 miliardi di euro del fondo, entro la fine del mese. Cameron ha esortato il vertice ad impegnarsi al massimo per accrescere tale somma di denaro prima delle riunioni del Fondo Monetario Internazionale del mese prossimo.

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