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Come gli accordi sulla Grecia influenzano le altre valute

Come gli accordi sulla Grecia influenzano le altre valute

Abbiamo detto nello scorso articolo che le difficoltà di trovare degli accordi sul debito della Grecia frenano la ripresa non solo della zona euro ma di tutta l’economia mondiale. Una coppia di valute che bisogna tenere in particolare considerazione è la coppia euro / dollaro, il fatto infatti che la pubblicazione di dati incoraggianti non altera la posizione della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, sui rendimenti obbligazionari, implica che essi rimarranno compressi, fornendo un giusto supporto al dollaro USA, che potrà sfruttare anche i rendimenti più elevati che altri paesi invece hanno.

Inoltre, in zona euro un default disordinato da parte della Grecia, cosa che potrebbe accadere entro breve tempo e che andrebbe a tutto vantaggio del biglietto verde, è sempre di fronte agli occhi. Gli operatori restano ancora attirati da investimenti short sull’euro, lo hanno detto gli strateghi di valuta di Morgan Stanley. Gli operatori, infatti, si aspettano che la moneta comune possa ridursi ulteriormente nel corso delle prossime settimane. Tuttavia, le posizioni lunghe del dollaro statunitense sono diminuite per la quarta settimana, mentre delle posizioni lunghe ci sono state sia in favore dello yen giapponese che della corona svedese.

Il dollaro poco si è modificato nei confronti dello yen giapponese in quanto gli operatori considerano se Tokyo andrà ad intervenire sui mercati valutari. Le probabilità di intervento a favore della valuta giapponese sono aumentate in modo significativo, in seguito al fatto che il rapporto di cambio dollaro / yen si avvicina alla soglia psicologica importante a quota 76,00 yen. Tuttavia, il sentiment che il rapporto di cambio tra dollaro e yen dovrà affrontare prima di tutto è quello a quota 75, prima che un possibile intervento si possa effettivamente vedere.

La Bank of England e la Reserve Bank of Australia terranno entrambe delle riunioni durante questa settimana e dovrebbero rallentare ulteriormente la politica monetaria.

Gli accordi sulla Grecia frenano l’euro

Gli accordi sulla Grecia frenano l’euro

Il dollaro è salito mentre l’euro è sceso per il terzo giorno consecutivo, dopo che la Grecia sta ancora lottando contro il tempo per trovare un accordo con i suoi creditori internazionali per un piano di salvataggio, essenziale per evitare un default disordinato. I leader dei principali partiti politici della Grecia non hanno ancora raggiunto un accordo su ulteriori misure di austerità che sono richieste dai creditori internazionali, mentre i leader europei hanno aumentato la pressione su Atene per raggiungere tale accordo. Le misure di austerità supplementari sono una pre-condizione che la Grecia deve rispettare per poter ricevere il suo secondo piano di salvataggio. Senza un accordo, la Grecia sarà praticamente in default a metà marzo.

Anche se un accordo dovesse venire raggiunto, in ogni caso probabilmente l’euro non potrà trarne tanti benefici. I mercati sono suscettibili circa il fatto che, anche con un accordo, i livelli di debito greci sono ancora insostenibili nel lungo periodo. Inoltre, un accordo sul piano di salvataggio è separato dalle trattative che la Grecia sta avendo con i suoi obbligazionisti privati, che dovrebbero prendere delle grosse perdite sulle partecipazioni attuali in cambio di obbligazioni a lungo termine. Tuttavia, l’euro si è relativamente ben comportato per due motivi.

Il primo è che fli investitori si attendono ancora che ci sarà un accordo sia sul piano di salvataggio, il secondo è che questo accordo ci sarà prima dei rimborsi di marzo. Questo risultato sembra coerente anche con il passato e con il fatto che anche le altre volte, dopo lunghe e dolorose negoziazioni, una risoluzione è stata sempre raggiunta.

Gli investitori pensano che la Grecia sia troppo piccola per influire sulla salute della zona euro anche nel caso di un vero e proprio default. In ogni caso gli accordi potrebbero essere un evento in grado di ripristinare la fiducia nel mercato e in grado di creare un incentivo per gli investitori stranieri per tornare in massa sui mercati periferici del debito.

USA e gli ultimi dati della disoccupazione

USA e gli ultimi dati della disoccupazione

Venerdì scorso il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti è sceso inaspettatamente al 3,8 per cento in gennaio, il livello più basso dal febbraio 2009. Secondo il Dipartimento del Lavoro, l’economia ha creto altri 243.000 posti di lavoro. Inoltre, la relazione di oggi include anche delle revisioni aggiungendo un totale di 60.000 posti di lavoro nel libro paga di novembre e di dicembre. Il Dipartimento del Lavoro ha rivisto anche i guadagni medi di dicembre, da 200.000 a 203.000.

I dati arrivano una settimana che le preoccupazioni espresse della Federal Reserve sull’economia, circa il tasso di disoccupazione in calo, è stato sollevato il dubbio di quanta ulteriore facilitazione la Fed fornirà al mercato. Dando uno sguardo più da vicino ai dati sulla disoccupazione, la partecipazione della forza lavoro, che è la percentuale di persone in età lavorativa che sono occupati o disoccupati in cerca di lavoro, è scesa al 63,7, il livello più basso in 30 anni. Un record se si considera  che 1,2 milioni di persone hanno abbandonato la ricerca di lavoro.

Un altro punto in favore della disoccupazione è che il numero di lavoratori part-time sta aumentando rapidamente, dato che molti si trovano a doversi accontentare di queste opportunità di lavoro.

Nel mese di gennaio, il numero di lavoratori part-time è salito quasi di 700.000 unità, il che rappresenta il più grande aumento. Nel frattempo, i lavoratori a tempo pieno sono aumentati soltanto di 80.000 unità. La diminuzione del tasso di disoccupazione è ben accetta, ma questo non segnala un’economia stabile.

In uno scenario di riferimento, il 2012 vedrà un deficit di bilancio federale che sarà di 1.100 miliardi di dollari circa, con la disoccupazione che si troverà sopra l’8 per cento. Nel mese di gennaio, il numero dei licenziamenti programmati presso le aziende degli Stati Uniti è salito a 53.486 unità, il livello più alto di quattro mesi. In ogni caso, c’è ancora molto da fare.

La Germania e il controllo del bilancio greco, parte 3

La Germania e il controllo del bilancio greco, parte 3

Non c’è stato alcun cambiamento nell’impostazione mentale del rapporto tra Grecia e UE, dato che manca ancora il senso della comunità relativamente alle cose che devono cambiare davvero nel paese ellenico. I funzionari tedeschi, che vogliono controllare la gestione del bilancio greco, temono gli ostacoli alla riforma della Grecia nel corso dei prossimi mesi. La Grecia probabilmente terrà le elezioni in aprile, che con ogni probabilità produrranno un governo debole, con un supporto fragile nel Parlamento.

Il ministro della Salute greco Andreas Loverdos e il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos, di Atene, dicono che la Germania dovrà attenersi alle richieste di supervisione europea del bilancio greco. Il partito conservatore della Grecia è sempre la più grande forza in Parlamento, mentre ha ottenuto circa un terzo dei voti, il che significa che potrebbe essere necessario avere il sostegno dei populisti di estrema destra al fine di formare un governo.

La scena politica del paese è sempre più polarizzata sulla situazione economica sulla popolazione greca. La società greca si sta disintegrando, c’è una classe media impoverita e ci si può aspettare una radicalizzazione. La Germania è leader di una euro-zona tale da spingere i leader di tutti i partiti politici greci di promettere che effettueranno le riforme fiscali e strutturali che accompagneranno il nuovo programma di salvataggio e la Grecia fuori dalla crisi. In questo modo Berlino spera che la Grecia potrà attenersi alle sue promesse, indipendentemente da chi è al governo.

Ma la cosa importante da fare è una migliore implementazione delle difficili revisioni che la Grecia dovrà mettere in conto per i prossimi mesi per poter tornare in piedi. Nonostante questo, nulla cancella i dubbi sul fatto che la Grecia potrà mai ripagare i propri debiti imponenti per poter finalmente diventare un’economia competitiva a livello internazionale all’interno della zona euro.

La Germania e il controllo del bilancio greco, parte 2

La Germania e il controllo del bilancio greco, parte 2

Il deficit di bilancio di Atene significa che il nuovo pacchetto di salvataggio avrà probabilmente bisogno di essere sostanzialmente più grande del previsto. Alcuni funzionari europei dicono che una somma di 145 miliardi di euro potrebbe essere realistica.

Il governo tedesco sostiene che una decisiva attuazione del pacchetto di austerità e, soprattutto, di riforme strutturali può spezzare la spirale verso il basso della Grecia. I funzionari di Berlino dicono che bisognerebbe nominare un commissario di bilancio europeo che possa porre il veto sulle politiche greche. Il lavoro della Grecia, secondo la Germania, deve migliorare.

I greci credono che il loro governo deve imparare a vivere con i propri mezzi. Verso la Grecia, i creditori internazionali sono già profondamente coinvolti. Tra i problemi che hanno frustrato gli ispettori della zona euro c’è la lotta della Grecia verso la riduzione dei suoi costi del settore pubblico. Nonostante la promessa dello scorso anno di licenziare 30.000 dipendenti pubblici, il governo finora ne ha tolti meno di 1.000. Circa 10.000 persone che hanno chiesto il pensionamento anticipato potranno inoltre creare un onere supplementare per il sistema pensionistico della Grecia.

Le riforme strutturali volte a migliorare la produttività della Grecia e il futuro della crescita economica del paese hanno fatto pochi progressi. In Grecia l’anno scorso è stata approvata una legge per la rottamazione delle regolamentazioni restrittive che disciplinano circa 150 professioni, dai parrucchieri ai panettieri, fino anche agli avvocati. La riforma avrebbe dovuto scatenare la concorrenza e la crescita nel settore dei servizi, che costituiscono oltre i due terzi dell’economia della Grecia. Ma nonostante il cambiamento della legge, tale cambiamento non è mai diventato realtà. Molte professioni rimangono ancora sotto il controllo di corporazioni professionali che rispettano delle regole vecchie, fissano i prezzi e limitano le opportunità per i nuovi arrivati. Sembra quasi che non ci sia buona volontà di cambiare.

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