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L’euro rimane forte nonostante i guai, come mai?

L’euro rimane forte nonostante i guai, come mai?

Negli ultimi 12 mesi l’UE ha speso diverse centinaia di miliardi di euro per tentare nel salvataggio di Grecia, Irlanda e Portogallo, tre dei paesi europei con i maggiori problemi in assoluto. Questi paesi sono stati tutti declassati dalle agenzie di rating e nonostante tutto quello fatto, le indicazioni sono per una diffusione del problema del debito. Eppure, nonostante questo, l’euro è più forte rispetto allo scorso anno, contro determinate valute. Perché?

Uno dei concetti chiave alla base della zona euro è il patto di stabilità e crescita. Si tratta di un accordo tra i membri per facilitare e mantenere la stabilità dell’unione economica e monetaria. La Commissione europea e il Consiglio dei Ministri sono infatti incaricati della sorveglianza, dell’allarme e di dare delle sanzioni ai paesi membri che non soddisfino i requisiti del Trattato.

Molti sostengono che l’euro non funziona e continuano a prevedere il crollo della moneta unica. Al contrario, si potrebbe sostenere che gli eventi degli ultimi mesi hanno dimostrato che invece funziona. La situazione sarebbe potuta essere molto peggiore se l’UEM non fosse esistita, dunque Grecia, Irlanda e Portogallo sarebbero inadempienti e non avrebbero avuto modo di arginare i danni.

L’altro punto fermo per l’Unione europea è la Cina. L’Europa è il più grande mercato di esportazioni cinesi, quindi è fortemente dipendente da un’economia stabile e in crescita. Pertanto, in più di un’occasione, la Cina è stato un grande acquirente dei titoli di debito europei.

Con tutto quello che è successo l’euro è rimasta una moneta forte, mentre altrove si sarebbe potuta prevedere una tragedia. La Banca centrale europea e i leader europei hanno fatto tutto quanto in loro potere per mantenere i tassi stabili, hanno inoltre fornito dei fondi di emergenza, hanno acquistato obbligazioni costose e, soprattutto, hanno preso delle decisioni mano a mano che le condizioni di mercato sono cambiate.

Il dollaro perde terreno nei confronti di tutte le altre valute

Il dollaro perde terreno nei confronti di tutte le altre valute

La peggiore performance mensile del dollaro a partire dallo scorso settembre si è realizzata ieri, con il biglietto verde ai minimi da oltre 2 anni e mezzo, mentre gli investitori stanno diventando sempre più pessimisti circa l’economia statunitense.

Tali preoccupazioni di lunga data tra i partecipanti del mercato sulla politica monetaria della Federal Reserve, hanno registrato una serie di crescenti preoccupazioni circa lo squilibrio fiscale degli Stati Uniti. Entrambe questi punti sono considerati eredità dello stimolo dato in risposta alla crisi politica, che ha mantenuto i tassi di interesse statunitensi ai minimi e ha portato il debito federale ad arrivare a livelli insostenibili.

Di conseguenza, il dollaro è arrivato ai minimi pluriennali contro la maggior parte delle altre valute principali, molte delle quali offrono dei rendimenti più elevati rispetto al biglietto verde, tanto che i rendimenti del dollaro, al confronto, impallidiscono.

Oltre alla mancanza di vantaggi nei rendimenti, i dati della settimana che è appena finita sono sparsi di preoccupazioni circa l’economia statunitense, che potrebbe perdere ancora più slancio nel momento stesso in cui la Fed è pronta a concludere il suo controverso programma di acquisto di 600 miliardi dollari di obbligazioni garantite, previsto per la fine di giugno.

Un dollaro più debole è una conseguenza di quello che i politici stanno facendo, secondo molti. Ora ci si attende che che l’euro arrivi ai propri livelli record contro il dollaro, al di sopra della quota di 1,60 dollari nei prossimi mesi, se non addirittura nelle prossime settimane.

La politica monetaria allentata della Fed è però meglio della sua alternativa, ovvero di un aumento dei tassi di interesse a protezione del dollaro, ma questo porterebbe al crollo del mercato immobiliare e riporterebbe l’economia in una fase di recessione. Come risultato, i politici non hanno altra alternativa se non quella di comportarsi indifferentemente alla perdita di potere del dollaro.

Lo Yen guadagna ancora contro il dollaro

Lo Yen guadagna ancora contro il dollaro

Lo yen si trova ad un soffio dal suo livello record contro il dollaro. I mercati azionari globali hanno ceduto durante la giornata di ieri, guidati dal calo del 10,6 per cento che ha visto l’indice Nikkei durante la giornata di lunedì, alla riapertura dopo il disastro del Giappone. Al momento, vedere come il mercato azionario giapponese si muove sarà fondamentale per l’andamento degli altri mercati oggi. In ogni caso gli investitori sperano di avere un po’ di calma nella giornata di oggi sul mercato.

Il dollaro è intanto scambiato a quota 80,72 yen, uno dei livelli più bassi dopo quello di 80,60 che è stato raggiunto durante la notte, a meno di uno yen di distanza dal record del 1.995 , che ha colpito il valore di 79,75 yen per un dollaro. L’euro è sceso lievemente al di sotto di 112 yen, per la prima volta in due settimane, prima di tornare a superare la quota di 113,00 .

Secondo gli esperti del settore lo yen avrebbe potuto prendere ancora più valore se non fosse stato per le voci che hanno visto al centro la Banca del Giappone, dato che l’intervento della stessa ha tenuto il rapporto tra dollaro e yen al riparo da un calo ancora più grande.

Dal momento in cui è accaduta la catastrofe, nella giornata di venerdì, lo yen è salito, in parte anche sulle aspettative legate agli assicuratori e alle imprese giapponesi, che ora devono curare il rimpatrio dei fondi per il pagamento dei crediti dei danni e, ovviamente, anche i costi della ricostruzione.

Ma i timori di un intervento da parte delle autorità giapponesi hanno indebolito, almeno fino ad oggi.

Lo yen è particolarmente forte contro le valute ad alto rendimento, come il dollaro australiano, che sono normalmente viste come valute interessanti durante i periodi di crescita globale, mentre sono vendute in periodi di stress.

Scegliere i punti di protezione del nostro account

Scegliere i punti di protezione del nostro account

Un modo logico per impostare i punti di protezione è fare uno stop a seconda della volatilità del mercato in un dato momento. A tale scopo i commercianti usano le bande di Bollinger come strumento per generare i cosiddetti “corridoi”. Più ampio è il corridoio e maggiore è l’attività sul mercato, e viceversa. Misurare la larghezza del corridoio, in pips, al momento di entrare in una posizione, è una cosa che ogni operatore può impostare facilmente usando degli stop al di fuori del range di oscillazione del mercato, quindi proteggersi dal cosiddetto rumore del mercato.

Quando si apre una nuova posizione è importante anche calcolare in anticipo quanto si è disposti a perdere se la posizione dovesse andare contro di noi. Anche se l’obiettivo di tutti è quello di creare il miglior sistema di operatività, le perdite sono inevitabili, e quindi bisogna essere pronti a dire fino a dove si può sopportare una perdita e tagliare le perdite, cosa importante quanto si inizia qualsiasi negoziazione nel Forex.

Molto importante è anche calcolare i rischi in ogni trade. E’ una regola d’oro nel Forex sapere quali sono i rischi e i benefici di ogni commercio. Un operatore serio entrerà in una posizione solo se i rischi sono almeno due volte inferiori rispetto ai guadagni potenziali. Ad esempio, il rapporto tra rischio e ricompensa richiesto deve essere almeno di 1:2. Alcuni commercianti prenderanno in considerazione solo operazioni con un grado di rischio di 1:3 , ma questa è una cosa soggettiva.

Pertanto, prima di premere il pulsante per aprire una nuova posizione commerciale, il commerciante deve definire il livello in cui si chiuderà la posizione se essa risulta essere perdente. Ancora una volta, alcuni strumenti di negoziazione, come Fibonacci o i Pivot Point, possono dare degli indizi del momento in cui una posizione potrebbe essere sia aperta che chiusa. Avere delle informazioni sulla carta permette di calcolare i rischi e i benefici prima di entrare nel commercio.

Come guadagnare nel Forex nel 2011, parte 2

Come guadagnare nel Forex nel 2011, parte 2

Abbiamo iniziato a vedere in che maniera possiamo fare Forex in questo 2011, tenendo presente anche ciò che è successo nel 2010. Un altro modo per guadagnare denaro con il forex anche in questo 2011 è quello di concentrarsi più a lungo termine sulle posizioni. Nello specifico, parliamo di posizioni long. Un sacco di persone tendono a concentrarsi sul tentativo di rendere facili i loro guadagni, ma come abbiamo già sottolineato, gli intervalli di negoziazione sono piuttosto piccoli al momento per le coppie di valuta più importanti e questo andamento potrebbe continuare anche per il prossimo anno.

La cosa migliore da fare potrebbe essere quella di usare, pr la nostra negoziazione, dei grafici a 4 ore oppure giornalieri. Un buon sistema commerciale di forex può utilizzare il grafico giornaliero per evidenziare l’andamento complessivo delle valute e il grafico a 4 ore per individuare i punti di ingresso e quelli di uscita. Questo tipo di sistema di trading potrebbe funzionare molto bene per alcuni durante il 2010 e non vi è motivo per cui non dovrebbe continuare ad essere altrettanto redditizio anche nel 2011.

Le coppie di valuta più importanti saranno sempre conformi agli studi di analisi tecnica. Bisogna semplicemente riuscire a trovare un sistema di scambio che sia in grado di individuare una o due opportunità long durante ogni settimana.

Il punto è che l’andamento di base delle valute durante gli anni precedenti ha avuto delle conseguenze anche in quelli successivi, ecco come ci potrebbero essere delle interessanti opportunità di fare soldi con il trading anche nel 2011 seguendo all’incirca gli stessi movimenti del 2010. Questo è particolarmente vero se si allungano i tempi e se si fa trading più a lungo termine. Tuttavia è anche possibile guadagnare soldi con il trading delle valute più a breve termine, nonostante il trading range stretto. C’è solo il bisogno di trovare il metodo giusto di negoziazione.

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