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Cause ed effetti della recessione, parte 4

Cause ed effetti della recessione, parte 4

Quali sono stati gli effetti che la crisi mondiale ha avuto sui vari paesi? Per prima cosa il mercato è andata calando, perdendo terreno in diversi settori, soprattutto quello del lavoro e quello immobiliare. Le monete che fino a quel momento erano state portanti, si sono indebolite. Basti pensare al calo che ha avuto il dollaro o a quello che ancora oggi sta avendo l’euro. Le banche, a fronte della carenza di fondi, sono presto crollate. Diverse banche sono fallite, mentre altre hanno continuato a fornire dei prestiti e dei finanziamenti a condizioni ragionevoli.

Ad oggi alcuni paesi sono entrati in bancarotta, come l’Islanda, mentre gli USA si stanno appena riprendendo da uno shock terribile. Le più grandi banche mondiali hanno subito delle perdite per miliardi di dollari, migliaia di persone oggi sono senza lavoro e questo è l’aspetto più negativo della crisi.

Le statistiche dicono che la disoccupazione ha raggiunto dei livelli mai raggiunti prima, se non per periodi di tempo più brevi. Anche le grandi aziende sono state a corto di denaro e hanno dovuto licenziare personale. Questo ha portato ovviamente ad un calo degli acquisti da parte dei privati. La recessione non è qualcosa che si affronta con facilità, dato che le maggiori economie e gli economisti più famosi sono ancora alla ricerca di soluzioni per uscirne.

L’opzione migliore per trovare una soluzione è quella di far migliorare la crescita economica, che deve passare per forza di cose attraverso degli incentivi alla occupazione. Creare posti di lavoro è infatti fondamentale per uscire dalla crisi. Se la gente lavora, avrà più soldi per poter fare acquisti, dunque anche i proprietari dei negozi o delle aziende venderanno di più e avranno magari bisogno di altro personale da assumere per poter far fronte a tutte le nuove domande, che sono aumentate

Cause ed effetti della recessione, parte 3

Cause ed effetti della recessione, parte 3

Una fase di recessione, per una economia, significa avere un generale rallentamento dell’attività economica di un Paese per un periodo prolungato di tempo, oppure ancora una contrazione del ciclo economico. Durante le recessioni, molti indicatori macroeconomici variano in maniera simile. La produzione misuratacon il prodotto interno lordo, noto anche come PIL, l’occupazione, la spesa per investimenti, la capacità di utilizzo redditi delle famiglie e dei profitti aziendali, sono tutti caduti.

Durante la recessione i mutui sub prime sono arrivati sotto i riflettori e si sono rivelati una scelta eccellente per le banche. Molti grandi investitori hanno chiesto tali prestiti da altri istituti di credito, aiutando i creditori con nuovi fondi. Questi investitori sono stati non solo americani, ma anche stranieri, di conseguenza il fenomeno della recessione non è rimasto confinato negli USA, ma si è espanso anche altrove, come ad esempio in Europa, dove si trova ancora oggi.

Gli investitori provenienti da tutto il mondo, che hanno chiesto dei prestiti alle banche americane, hanno subito delle perdite importanti. Queste perdite sono passate ad altre banche che erano legate alle grandi banche internazionali d’America, che è solitamente una delle spine dorsali per molte banche mondiali. Le banche sono rimaste senza soldi, le maggiori industrie e aziende in tutto il mondo, che dipendevano dai prestiti ottenuti da queste banche, son state costrette a chiudere. La recessione è diventata pericolosa per il mercato mondiale.

Sin dalla crisi asiatica degli anni 1997 e 1998, gli effetti della crisi sono entrati in America e da lì si sono espansi nel resto del mondo, come un virus. La situazione si è andata sempre peggiorando, proprio come un domino sono caduti dei pezzi sempre più importanti. Il fallimento della Lehman Brothers, la grande banca americana che ha praticamente scatenato la crisi mondiale, è stata solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Cause ed effetti della recessione, parte 2

Cause ed effetti della recessione, parte 2

Le due ragioni principali che hanno attratto i mutuatari a chiedere dei finanziamenti, come abbiamo visto nello scorso articolo, sono stati gli interessi bassi e gli enormi fondi che hanno permesso di concedere prestiti in maniera più facile. Con queste promesse decisamente attraenti, sempre più persone hanno chiesto prestiti per costruire case o per acquistare beni. Dato che vi era una eccedenza di denaro nelle banche, tutti i termini dei prestiti e dei mutui erano rilassati e la demarcazione tra mutui prime e subprime è venuta a perdersi. Le banche hanno semplicemente cercato dei mutuatari, indipendentemente dalla loro origine e dalla storia di credito.

I mutuatari sono stati attirati con degli incentivi e delle offerte di interessanti bonus. I tassi di interesse sono stati tenuti inizialmente bassi e mano a mano sono aumentati nel tempo, dopo il periodo iniziale. Nonostante questo, i mutuatari hanno continuato a comprare anche case e a chiedere mutui, ottenendoli, anche se avevano una storia creditizia povera, nota in America come NINJA, acronimo di “No Income No Job No Assets”, ovvero “Nessuna Entrata Nessun Lavoro Nessun Bene”.

I prezzi delle case sono iniziati a salire a causa di ingenti investimenti. La situazione sembrava buona per tutti. I prestatori ritenevano che i tassi di interesse, che sarebbero aumentati gradualmente, avrebbero aiutato nel recupero dei crediti. Nel caso in cui il mutuatario sia in grado di pagare gli interessi, le case potrebbero essere vendute anche quando i prezzi sono alle stelle.

Ora inizia un periodo più complicato per il paese, con i prezzi delle case che sono iniziati a scendere. I mutuatari hanno iniziato a non avere soldi per rimborsare i prestiti e nel frattempo i tassi di interesse sono saliti. La situazione è diventata peggiore quando gli importi del prestito superavano il costo totale della casa. Questa situazione ha lasciato il posto alla recessione in corso.

Cause ed effetti della recessione

Cause ed effetti della recessione

Risalendo al biennio 1997 e 1998, le economie dei vari Paesi dell’Asia, come la Tailandia, la Malesia e l’Indonesia, hanno sofferto di una grande crisi economica a causa di ingenti investimenti nel settore immobiliare. I soldi per gli investimenti, che erano provenienti da fonti estere, hanno portato alla crisi a causa di dei poveri comportamenti bancari. Nel frattempo il capitalismo di relazione, in cui il mutuatario è sostenuti dal governo, è venuto in essere. Con queste crisi in atto, i paesi asiatici presto si sono resi conto che ci sarebbe stata la necessità di applicare il Foreign Exchange Reserve, chiamato anche Forex Reserve.

La riserva Forex si occupa della conversione della moneta locale in varie monete del mondo, che quindi permette di avere un semplice flusso di denaro. Di conseguenza, i paesi asiatici hanno cominciato a comprare diverse riserve e titoli degli Stati Uniti, al fine di costruire una buona riserva in valuta estera. Così, i paesi hanno la tendenza a risparmiare il più possibile e le spese diventano molto minori.

La domanda globale è diminuita e ha portato ad uno squilibrio nella economia globale. Secondo molti economisti illustri, oggi il Forex definito come “elevato” è diventato uno dei motivi dell’attuale recessione. Se la recessione di oggi ha avuto luogo, gli asiatici ne condividono la colpa. Vediamo come.

Dopo la crisi del 1997 e del 1998, le economie asiatiche hanno cominciato a comprare i titoli degli Stati Uniti, come abbiamo detto prima. Ciò ha portato a far arrivare, negli Stati Uniti, nuove quantità di dollari. L’economia americana è stata inondata di dollari, che avevano bisogno di una sorta di uscita, che è nata sotto forma di prestiti e di spesa. Il sistema finanziario americano opera con dei sistemi, all’interno dei rami dei prestiti e dei mutui, tali da nascondere i difetti e i rischi legati ai finanziamenti, in maniera tale che un mutuatario sia attirato a chiedere un finanziamento.

Il mercato ignora le decisioni di S&P

Il mercato ignora le decisioni di S&P

L’Europa ha fatto un passo indietro dal baratro. Ora, dopo tre settimane, i tassi dei prestito dei titoli a 10 anni dei paesi europei sono scesi a livelli più gestibili, le aste del debito pubblico sono andate meglio, segno che la fiducia degli investitori aumenta. La cosa potrebbe creare imbarazzo soprattutto in Francia, dove il downgrade del suo rating è stato accolto con una scrollata di spalle dao mercati finanziari.

Tutto questo è in netto contrasto con le ultime settimane dello scorso anno, quando paesi come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, a causa degli imponenti costi di gestione del loro debito, sono stati downgradati.

Gli ostacoli rimangono tuttavia elevati: la Grecia deve ancora trovare un accordo con i suoi creditori privati, per non parlare dei problemi a lungo termine: debito, economia non competitiva e la prospettiva di anni di minima spesa pubblica. Ma per il momento il continente sta respirando.

Il ministro delle finanze portoghese, Vitor Gaspar, dopo il suo paese ha venduto con successo 2,5 miliardi di euro di titoli di debito nazionale, ha azzardato dicendo che la cosa potrebbe essere un buon segno che si possa essere prossimi ad un punto di svolta.

Nonostante il rating AA + , la Francia ha venduto facilmente 9,5 miliardi di euro di debito, a dei tassi di interesse inferiori rispetto alle aste precedenti, quando la sua valutazione era invece AAA. La vendita ha attenuato i timori che il downgrade di S & P sulla Francia possa danneggiare le finanze della seconda economia del continente.

La Spagna ha invece raccolto 6,6 miliardi di euro, molto più di quanto era previsto dal suo obiettivo iniziale, di 3,5 miliardi di euro, con tasso di interesse al 5,4 per cento.

Gli indici azionari in Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Spagna sono saliti e sono di nuovo vicino ai livelli dello scorso agosto, quando la crisi si è estesa in Italia e ha preso una svolta al peggio.

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